Prima di diventare “quella del bidet”, Alicia Lewis è – e resta – una giornalista affermata. Anchor e reporter di un’emittente tv del Minnesota, volto del mattino, abituata alle dirette all’alba, ai servizi di cronaca, alle storie di comunità e alle campagne di sicurezza stradale che le sono valse anche riconoscimenti importanti.
Una professionista con anni di esperienza, scelta per seguire le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 direttamente dall’Italia.
Poi, però, succede qualcosa che nessuna scaletta aveva previsto: non è una gara, non è un record, non è un’intervista a bordo pista. È un bagno d’albergo. Anzi, un sanitario in particolare: il bidet.
Dalla tv del Minnesota ai Giochi di Milano-Cortina
Invitata a raccontare le Olimpiadi per il pubblico americano, Alicia arriva in Italia con il bagaglio tipico di chi è abituato ai grandi eventi: microfono, smartphone, agenda fitta, programmi da seguire.
Il suo compito è chiaro: spiegare ai telespettatori di casa cosa succede tra Milano e le montagne olimpiche, chi sono gli atleti, quali storie si nascondono dietro medaglie e delusioni.
Nel percorso di una giornalista così, l’Italia dovrebbe essere soprattutto scenografia sportiva: piste, ghiaccio, villaggi, conferenze stampa. E invece il primo vero cortocircuito culturale non arriva davanti a un impianto o a una cerimonia, ma davanti alla ceramica di un bagno.
Il video del bidet: quando la reporter diventa “nuova” in Italia
La scena è semplice: Alicia entra nel bagno della sua stanza, vede il bidet e capisce immediatamente che lì c’è qualcosa che non torna con le sue abitudini. Non sa come usarlo, non è sicura di come ci si debba sedere, non sa cosa aspettarsi dal getto d’acqua.
Invece di ignorarlo, decide di fare la cosa più spontanea del mondo oggi: accende la fotocamera del telefono e registra un breve video in cui chiede aiuto, con tono autoironico e un filo di imbarazzo.
Fa domande che per un italiano suonano quasi comiche, ma che per chi non è cresciuto con il bidet sono del tutto legittime:
- Da che lato ci si siede?
- Come si regola l’acqua senza bagnare tutto?
- Ma questo coso, esattamente, come si usa?
In poche frasi si presenta: “Sono nuova qui”, nuova nel Paese e nuova in questa routine igienica che in Italia è scontata quanto lavarsi le mani.
Il bidet come superstar involontaria delle Olimpiadi
Il contesto amplifica tutto. Non siamo nella casa di un privato, ma dentro le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, uno degli eventi più seguiti al mondo.
Nel villaggio olimpico e negli hotel collegati, il bidet diventa rapidamente un personaggio secondario, ma costante, nel dietro le quinte dei Giochi.
Atleti e giornalisti stranieri entrano nelle stanze e si trovano davanti questo oggetto basso, di ceramica, con rubinetto e scarico. Alcuni lo fotografano, altri lo filmando, altri ancora chiedono agli italiani nello staff:
“È un mini lavandino?”
“Serve per i piedi?”
“Ci si può lavare l’attrezzatura?”
Dentro questo coro di reazioni perplesse, Alicia Lewis è quella che più di altri riesce a trasformare lo spaesamento in racconto. Non lo nasconde, non finge di sapere, non scivola oltre. Lo condivide. E così il bidet, oggetto normalmente invisibile, diventa una sorta di mascotte ironica dei Giochi.
Perché Alicia fa notizia (e non solo per il bidet)
Al di là della gag, c’è un dettaglio che rende la sua reazione così potente dal punto di vista mediatico: Alicia non è un’influencer in cerca di click facili, ma una giornalista televisiva “classica”.
È abituata a un linguaggio chiaro, a un ruolo professionale piuttosto rigido, a servizi montati con cura. Eppure, davanti al bidet, sceglie un registro completamente diverso:
- si mostra vulnerabile,
- ammette pubblicamente di non saper fare qualcosa,
- chiede una sorta di “tutorial” ai suoi follower.
In un’epoca in cui l’immagine del giornalista è spesso quella di chi “sa tutto”, l’idea di una reporter che prende in giro se stessa perché non sa usare un sanitario italiano rompe gli schemi e crea empatia.
È questa distanza improvvisamente accorciata tra schermo e spettatore a fare la differenza: la vedi meno come “la giornalista della tv” e più come una persona alle prese con un pezzo di mondo che non conosce.
Italia vs USA: lo shock culturale passa dal bagno
La reazione di Alicia porta galla una verità che in Italia tendiamo a dimenticare: il bidet è una particolarità culturale.
Per noi è normale, quasi banale: c’è in casa, negli alberghi, spesso anche negli ospedali. Si tramanda nelle abitudini familiari, in certe raccomandazioni delle nonne, nel modo di intendere la pulizia quotidiana.
Negli Stati Uniti, invece, il bidet è quasi sempre assente. Esistono versioni “a doccetta” o sedili tecnologici importati, ma non è parte della dotazione standard di un bagno domestico. Il risultato è semplice: quando un’americana si trova davanti a un bidet tradizionale, non ha nessun riferimento pratico.
Il video di Alicia, con le sue domande un po’ buffe, mette in scena proprio questo: un cortocircuito tra due culture igieniche.
E ci ricorda che a volte le differenze più profonde non si vedono nei grandi gesti, ma negli spazi più intimi.
Social, Olimpiadi e quotidiano: il dietro le quinte che resta
La storia di Alicia Lewis e del suo bidet dice anche qualcosa su come guardiamo oggi ai grandi eventi.
Da una parte ci sono le immagini ufficiali: cerimonie, gare, podi, medaglie. Dall’altra, c’è un flusso continuo di contenuti personali: stanze, pasti, trasferte in pullman, momenti di stanchezza, piccole scoperte.
Il video in cui una giornalista americana non sa usare il bidet appartiene a questa seconda categoria: il dietro le quinte.
Eppure, proprio perché è spontaneo, imperfetto, pieno di domande ingenue, finisce per:
- circolare velocemente tra gli utenti,
- essere ripreso dai media,
- diventare un tassello del racconto collettivo delle Olimpiadi.
Non parlerà di tempi cronometrati o di record infranti, ma racconta qualcosa di altrettanto vero: come appare l’Italia agli occhi di chi arriva da lontano.
Ridiamo di lei o ridiamo di noi?
Quando guardiamo Alicia alle prese con il bidet, è facile ridere. Ma se ci fermiamo un attimo, la risata diventa anche specchio.
Quanti italiani si sentono allo stesso modo spaesati davanti a:
- un rubinetto complicato in un hotel americano,
- un wc giapponese pieno di pulsanti incomprensibili,
- una doccia senza piatto come in molti Paesi del Nord Europa?
Il punto è lo stesso: ognuno è straniero da qualche parte.
Ognuno ha un “bidet” altrui davanti a cui si sente ridicolo, ignorante, poco coordinato.
La forza della clip di Alicia sta proprio qui: ci mette davanti, con leggerezza, a questa scoperta reciproca. Gli italiani sorridono di lei che non sa usare il bidet, gli americani probabilmente sorridono del fatto che per noi sia così ovvio da non richiedere spiegazioni.
Il bidet come inaspettato biglietto da visita dell’Italia
Alla fine, il paradosso è questo: mentre il Paese si prepara a mostrarsi al mondo con montagne, piste, infrastrutture, cerimonie, uno dei primi elementi che colpisce molti ospiti stranieri è un oggetto minuscolo rispetto alla grande macchina olimpica: il bidet.
E Alicia Lewis, con il suo video disarmante, lo trasforma in un biglietto da visita involontario dell’Italia: niente di studiato, niente campagne istituzionali, solo una persona che si imbatte in qualcosa di diverso e decide di condividerlo.
La domanda che resta sospesa, quasi inevitabile, è una sola:
ora che ha imparato a conoscerlo, lo racconterà ai suoi telespettatori con la stessa ironia con cui l’ha scoperto?
Se succederà, il bidet italiano avrà conquistato un altro pezzo d’America – senza muoversi dal bagno della sua stanza.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






