Lâultima traccia pubblica di Andrea Vezzaro è una frase breve, quasi buttata lĂŹ, ma che oggi suona come un testamento:
âMai pensato fosse una passeggiata la vita⌠ma insieme a tutti voi sarĂ meno pesante sicuramente superare le giornate NO da qui in avantiâ.
Era gennaio, la malattia giĂ addosso da mesi, eppure lo sguardo restava fuori da sĂŠ, verso gli altri.
Nei primi giorni di febbraio 2026 quella salita si è fermata. Andrea, 45 anni, vicentino di origine, si è spento dopo circa un anno di malattia. Lascia un vuoto profondo non solo nella sua famiglia, ma in tutto lâambiente del ciclismo, dove era diventato una figura riconosciuta e rispettata, soprattutto dentro il mondo di Pinarello.
Dalla bici al marketing: il âdietro le quinteâ che faceva la differenza
Prima di diventare un punto di riferimento del marketing, Andrea la bici lâaveva vissuta in prima persona, da corridore. Chi lo ha conosciuto ricorda bene questo passaggio: da ragazzo in sella a uomo che, una volta âappeso il numero al chiodoâ, non si è mai davvero allontanato dal ciclismo, ma ha scelto di restarci dentro da unâaltra angolatura.
Il suo percorso professionale, prima di approdare a Villorba, lo porta anche fuori dalle due ruote:
- un periodo nel mondo della MotoGP,
- lâesperienza in Sportful, sempre a contatto con atleti e sport di alto livello.
Anche lĂŹ, raccontano colleghi e amici, si era fatto riconoscere per serietĂ , capacitĂ di ascolto e quella calma concreta che serve quando bisogna risolvere problemi, non crearne di nuovi.
Da circa sette anni era entrato nella squadra marketing di Pinarello. Niente riflettori, niente pose: il suo ruolo era quello di tessere relazioni, organizzare, fare da ponte tra azienda, atleti, team, eventi. Una figura discreta ma decisiva, uno di quelli che non vedi in prima fila sul palco, ma senza il quale il palco non funzionerebbe.
Un vicentino a San Biagio di Callalta
Vicentino, negli ultimi anni Andrea aveva scelto di vivere a San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, vicino alla sede di lavoro. Una scelta pratica, certo, ma anche un modo per stare nel cuore di quel mondo che amava: biciclette, corse, squadre, strade.
Accanto a lui, una famiglia numerosa e molto unita:
- la moglie Martina,
- i genitori Rossella ed Enrico,
- il fratello Nicola,
- i nipoti e tanti parenti.
In questi giorni il loro nome ricorre spesso, perchĂŠ il dolore non è solo quello di unâazienda che perde una figura chiave, ma quello di un intreccio di affetti che va da Sovizzo e dal Vicentino fino al Trevigiano, passando per tutte le persone incrociate lungo la sua carriera sportiva e professionale.
Lâanno della malattia: una salita affrontata da corridore
Per circa dodici mesi, la vita di Andrea è stata segnata dalla malattia. Una malattia dura, invasiva, che avrebbe potuto chiudere tutto nel buio.
Invece, chi gli è stato accanto racconta una persona che ha continuato a mostrarsi lucida, ironica quando possibile, sempre attenta a non trasformare ogni conversazione in un bollettino medico. Come in una tappa di montagna, la fatica era evidente, ma non diventava mai spettacolo.
Lâultima frase pubblica, quella del post di gennaio, è lo specchio di questo modo di stare nelle cose:
- riconoscere che ânon è una passeggiataâ,
- riconoscere che la differenza la fanno le persone accanto, âtutti voiâ,
- ammettere che esistono le âgiornate NOâ, senza appiccicarsi addosso un eroismo di facciata.
Dentro queste parole câè tutto: il realismo, la stanchezza, ma anche la scelta di appoggiarsi agli altri.
Il cordoglio del ciclismo: da Ganna a Indurain
La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente nel mondo del ciclismo, andando oltre il perimetro delle aziende e delle squadre.
Dal mondo del ciclocross, in particolare dal team DP66 legato al marchio Pinarello, sono arrivate parole piene di affetto: Andrea è stato descritto come un âragazzo buono, sempre disponibile, un vero professionistaâ.
Poi ci sono i messaggi di alcuni grandi nomi:
- Filippo Ganna,
- Tom Pidcock,
- una leggenda come Miguel Indurain.
Non sono semplici frasi di circostanza: raccontano una rete di relazioni costruita nel tempo, fatta di fiducia e di stima.
Ă il paradosso di chi lavora nel marketing sportivo con intelligenza: il suo nome non finisce quasi mai nei titoli, ma resta nella memoria di chi con lui ha condiviso chilometri, raduni, presentazioni, trasferte. E quando se ne va, ci si rende conto che quella presenza discreta teneva insieme molti pezzi.
Il funerale e il ritorno a casa
Lâultimo saluto ad Andrea è stato fissato per sabato 7 febbraio 2026, nella chiesa arcipretale di San Biagio di Callalta. Una cerimonia in cui si sono intrecciate diverse comunitĂ :
- la famiglia,
- gli amici di sempre,
- i colleghi,
- gli atleti e gli addetti ai lavori del ciclismo,
- la gente del posto.
Dopo la messa, la sepoltura nel cimitero di Sovizzo, paese delle sue radici. Un cerchio che si chiude: il ragazzo vicentino che gira il mondo con il ciclismo e con il lavoro, e che alla fine torna a casa, riportato dallâaffetto di chi gli ha voluto bene.
Non è una storia di milioni di follower, di copertine e di selfie. à la storia di un uomo che, nel suo pezzo di mondo, ha cercato di fare bene le cose, di essere corretto, di non alzare mai troppo la voce.
Un ricordo che continua
Che cosa resta, dopo una perdita cosĂŹ?
- Resta una famiglia che dovrĂ imparare a vivere con unâassenza enorme.
- Restano i colleghi che, entrando in ufficio, penseranno istintivamente: âquesta cosa la chiedo ad Andreaâ, salvo poi ricordarsi che non câè piĂš.
- Restano gli atleti che, guardando la foto di una bici preparata per una grande gara, riconosceranno anche il suo lavoro nascosto dietro quei dettagli.
Resta, soprattutto, un modo di stare al mondo:
- quello di chi non fa rumore, ma câè,
- di chi non pretende, ma costruisce,
- di chi affronta lâultima salita senza proclamarsi eroe, ma aggrappandosi alle relazioni.
Il modo piĂš onesto di ricordarlo, forse, è proprio questo: continuare a fare bene il proprio, con serietĂ , misura e attenzione agli altri. E, nelle giornate âNOâ, ripensare a quella frase, a quel âinsieme a tutti voiâ, e provare a chiedersi chi abbiamo vicino per rendere la salita un poâ meno pesante.
FAQ su Andrea Vezzaro
Chi era Andrea Vezzaro?
Andrea Vezzaro era un uomo di 45 anni, originario del Vicentino e residente a San Biagio di Callalta (Treviso). Era una figura chiave dellâarea marketing di Pinarello, ex corridore, molto stimato nel mondo del ciclismo.
Di cosa è morto Andrea Vezzaro?
Andrea è morto nei primi giorni di febbraio 2026, dopo circa un anno di malattia affrontato con grande forza, dignità e discrezione.
Che ruolo aveva in Pinarello?
Lavorava da circa sette anni nel marketing di Pinarello, come punto di riferimento per team, atleti e progetti legati al marchio, in particolare anche nellâarea del ciclocross.
Aveva lavorato anche in altri ambiti sportivi?
SĂŹ. Prima di arrivare in Pinarello aveva collaborato con il mondo della MotoGP e con Sportful, sempre a contatto con atleti e sport professionistico.
Dove si sono svolti i funerali di Andrea Vezzaro?
I funerali si sono svolti nella chiesa arcipretale di San Biagio di Callalta, con successiva sepoltura nel cimitero di Sovizzo, il paese delle sue origini.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






