Chi era Andrea Vezzaro il ciclista morto a 45 anni? Il marketing di Pinarello, la malattia e l’abbraccio del ciclismo

Daniela Devecchi

Chi era Andrea Vezzaro il ciclista morto a 45 anni? Il marketing di Pinarello, la malattia e l’abbraccio del ciclismo

L’ultima traccia pubblica di Andrea Vezzaro è una frase breve, quasi buttata lì, ma che oggi suona come un testamento:

“Mai pensato fosse una passeggiata la vita… ma insieme a tutti voi sarà meno pesante sicuramente superare le giornate NO da qui in avanti”.

Era gennaio, la malattia giĂ  addosso da mesi, eppure lo sguardo restava fuori da sĂŠ, verso gli altri.

Nei primi giorni di febbraio 2026 quella salita si è fermata. Andrea, 45 anni, vicentino di origine, si è spento dopo circa un anno di malattia. Lascia un vuoto profondo non solo nella sua famiglia, ma in tutto l’ambiente del ciclismo, dove era diventato una figura riconosciuta e rispettata, soprattutto dentro il mondo di Pinarello.

Dalla bici al marketing: il “dietro le quinte” che faceva la differenza

Prima di diventare un punto di riferimento del marketing, Andrea la bici l’aveva vissuta in prima persona, da corridore. Chi lo ha conosciuto ricorda bene questo passaggio: da ragazzo in sella a uomo che, una volta “appeso il numero al chiodo”, non si è mai davvero allontanato dal ciclismo, ma ha scelto di restarci dentro da un’altra angolatura.

Il suo percorso professionale, prima di approdare a Villorba, lo porta anche fuori dalle due ruote:

  • un periodo nel mondo della MotoGP,
  • l’esperienza in Sportful, sempre a contatto con atleti e sport di alto livello.

Anche lĂŹ, raccontano colleghi e amici, si era fatto riconoscere per serietĂ , capacitĂ  di ascolto e quella calma concreta che serve quando bisogna risolvere problemi, non crearne di nuovi.

Da circa sette anni era entrato nella squadra marketing di Pinarello. Niente riflettori, niente pose: il suo ruolo era quello di tessere relazioni, organizzare, fare da ponte tra azienda, atleti, team, eventi. Una figura discreta ma decisiva, uno di quelli che non vedi in prima fila sul palco, ma senza il quale il palco non funzionerebbe.

Un vicentino a San Biagio di Callalta

Vicentino, negli ultimi anni Andrea aveva scelto di vivere a San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, vicino alla sede di lavoro. Una scelta pratica, certo, ma anche un modo per stare nel cuore di quel mondo che amava: biciclette, corse, squadre, strade.

Accanto a lui, una famiglia numerosa e molto unita:

  • la moglie Martina,
  • i genitori Rossella ed Enrico,
  • il fratello Nicola,
  • i nipoti e tanti parenti.

In questi giorni il loro nome ricorre spesso, perché il dolore non è solo quello di un’azienda che perde una figura chiave, ma quello di un intreccio di affetti che va da Sovizzo e dal Vicentino fino al Trevigiano, passando per tutte le persone incrociate lungo la sua carriera sportiva e professionale.

L’anno della malattia: una salita affrontata da corridore

Per circa dodici mesi, la vita di Andrea è stata segnata dalla malattia. Una malattia dura, invasiva, che avrebbe potuto chiudere tutto nel buio.

Invece, chi gli è stato accanto racconta una persona che ha continuato a mostrarsi lucida, ironica quando possibile, sempre attenta a non trasformare ogni conversazione in un bollettino medico. Come in una tappa di montagna, la fatica era evidente, ma non diventava mai spettacolo.

L’ultima frase pubblica, quella del post di gennaio, è lo specchio di questo modo di stare nelle cose:

  • riconoscere che “non è una passeggiata”,
  • riconoscere che la differenza la fanno le persone accanto, “tutti voi”,
  • ammettere che esistono le “giornate NO”, senza appiccicarsi addosso un eroismo di facciata.

Dentro queste parole c’è tutto: il realismo, la stanchezza, ma anche la scelta di appoggiarsi agli altri.

Il cordoglio del ciclismo: da Ganna a Indurain

La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente nel mondo del ciclismo, andando oltre il perimetro delle aziende e delle squadre.

Dal mondo del ciclocross, in particolare dal team DP66 legato al marchio Pinarello, sono arrivate parole piene di affetto: Andrea è stato descritto come un “ragazzo buono, sempre disponibile, un vero professionista”.

Poi ci sono i messaggi di alcuni grandi nomi:

  • Filippo Ganna,
  • Tom Pidcock,
  • una leggenda come Miguel Indurain.

Non sono semplici frasi di circostanza: raccontano una rete di relazioni costruita nel tempo, fatta di fiducia e di stima.

È il paradosso di chi lavora nel marketing sportivo con intelligenza: il suo nome non finisce quasi mai nei titoli, ma resta nella memoria di chi con lui ha condiviso chilometri, raduni, presentazioni, trasferte. E quando se ne va, ci si rende conto che quella presenza discreta teneva insieme molti pezzi.

Il funerale e il ritorno a casa

L’ultimo saluto ad Andrea è stato fissato per sabato 7 febbraio 2026, nella chiesa arcipretale di San Biagio di Callalta. Una cerimonia in cui si sono intrecciate diverse comunità:

  • la famiglia,
  • gli amici di sempre,
  • i colleghi,
  • gli atleti e gli addetti ai lavori del ciclismo,
  • la gente del posto.

Dopo la messa, la sepoltura nel cimitero di Sovizzo, paese delle sue radici. Un cerchio che si chiude: il ragazzo vicentino che gira il mondo con il ciclismo e con il lavoro, e che alla fine torna a casa, riportato dall’affetto di chi gli ha voluto bene.

Non è una storia di milioni di follower, di copertine e di selfie. È la storia di un uomo che, nel suo pezzo di mondo, ha cercato di fare bene le cose, di essere corretto, di non alzare mai troppo la voce.

Un ricordo che continua

Che cosa resta, dopo una perdita cosĂŹ?

  • Resta una famiglia che dovrĂ  imparare a vivere con un’assenza enorme.
  • Restano i colleghi che, entrando in ufficio, penseranno istintivamente: “questa cosa la chiedo ad Andrea”, salvo poi ricordarsi che non c’è piĂš.
  • Restano gli atleti che, guardando la foto di una bici preparata per una grande gara, riconosceranno anche il suo lavoro nascosto dietro quei dettagli.

Resta, soprattutto, un modo di stare al mondo:

  • quello di chi non fa rumore, ma c’è,
  • di chi non pretende, ma costruisce,
  • di chi affronta l’ultima salita senza proclamarsi eroe, ma aggrappandosi alle relazioni.

Il modo più onesto di ricordarlo, forse, è proprio questo: continuare a fare bene il proprio, con serietà, misura e attenzione agli altri. E, nelle giornate “NO”, ripensare a quella frase, a quel “insieme a tutti voi”, e provare a chiedersi chi abbiamo vicino per rendere la salita un po’ meno pesante.

FAQ su Andrea Vezzaro

Chi era Andrea Vezzaro?
Andrea Vezzaro era un uomo di 45 anni, originario del Vicentino e residente a San Biagio di Callalta (Treviso). Era una figura chiave dell’area marketing di Pinarello, ex corridore, molto stimato nel mondo del ciclismo.

Di cosa è morto Andrea Vezzaro?
Andrea è morto nei primi giorni di febbraio 2026, dopo circa un anno di malattia affrontato con grande forza, dignità e discrezione.

Che ruolo aveva in Pinarello?
Lavorava da circa sette anni nel marketing di Pinarello, come punto di riferimento per team, atleti e progetti legati al marchio, in particolare anche nell’area del ciclocross.

Aveva lavorato anche in altri ambiti sportivi?
SĂŹ. Prima di arrivare in Pinarello aveva collaborato con il mondo della MotoGP e con Sportful, sempre a contatto con atleti e sport professionistico.

Dove si sono svolti i funerali di Andrea Vezzaro?
I funerali si sono svolti nella chiesa arcipretale di San Biagio di Callalta, con successiva sepoltura nel cimitero di Sovizzo, il paese delle sue origini.