Camelia Mihailescu… Il suo nome compare quasi sempre accanto a quello di Roberto Vannacci, generale diventato personaggio politico e mediatico. Eppure, dietro l’etichetta di “moglie del generale”, c’è un percorso personale molto preciso: *due lauree*, una carriera costruita in Romania, la scelta di lasciare tutto per seguire la famiglia e una presenza pubblica sempre più frequente.
Origini romene e studi tra diritto e psicologia
Camelia nasce a Bucarest, in una famiglia legata al mondo militare. Il padre è un uomo in divisa e lei cresce in un ambiente dove l’idea di disciplina, Stato, patria e dovere non sono concetti astratti, ma parole che si sentono davvero in casa.
Da giovanissima sceglie una strada di studio impegnativa. All’Università romeno-americana di Bucarest ottiene due lauree:
- una in Giurisprudenza,
- una in Psicologia / Scienze dell’educazione.
Non è un dettaglio da poco: il suo profilo è quello di una donna che unisce la struttura mentale del diritto alla sensibilità per le dinamiche umane, la pedagogia, il modo in cui le persone imparano e crescono.
Parla più lingue – rumeno, italiano, inglese e francese – e fin da subito si muove con naturalezza in ambienti internazionali, tra militari, docenti, studenti stranieri.
La carriera in Romania: libri, accademia e mondo militare
Prima di diventare “la moglie di”, Camelia Mihailescu ha una sua vita professionale ben definita. Lavora nella casa editrice legata all’Università di Difesa / accademia militare di Bucarest, un contesto dove si incrociano ricerca, formazione, manuali tecnici e studi strategici.
Qui non fa un semplice lavoro d’ufficio:
- si occupa di redazione,
- coordina testi,
- segue progetti editoriali legati alla formazione degli ufficiali,
- si muove in un mondo dove le parole “NATO”, “alleanze”, “difesa” sono all’ordine del giorno.
È proprio in questo ambiente che il suo destino incrocia quello di un ufficiale italiano in ascesa: Roberto Vannacci.
L’incontro con Roberto Vannacci: Bucarest, inizio anni Duemila
Siamo nei primi anni Duemila, nel pieno del percorso che porterà la Romania nella NATO. Vannacci è lì per motivi di studio e carriera, tra corsi, scambi e attività legate alla cooperazione militare.
Lei è già inserita nella struttura dell’università / accademia.
I racconti che fanno entrambi sono molto simili:
- per circa un anno si vedono solo in contesto lavorativo,
- lui entra ed esce da quegli uffici come “l’italiano” che studia e lavora a Bucarest,
- lei si occupa di testi, documenti, pubblicazioni.
Poi arriva il momento della prima mossa.
Lui la invita a giocare a tennis, trasformando un rapporto formale in qualcosa di più personale. Camelia racconta di essere stata colpita dalla modestia di quell’ufficiale: niente atteggiamenti tronfi, nessuna ostentazione del ruolo. Solo educazione e discrezione.
Da lì in avanti, la frequentazione diventa relazione stabile. E nel giro di qualche anno arriva il matrimonio.
La scelta di lasciare la carriera per la famiglia
Dopo le nozze, Camelia lascia la Romania e segue Roberto Vannacci nei suoi incarichi in giro per il mondo e per l’Italia. È una scelta che lei stessa racconta con grande chiarezza:
ha rinunciato alla propria carriera e al lavoro in accademia per dedicarsi alla famiglia, alle figlie, alla casa.
Non si presenta come vittima di questa decisione, ma ne rivendica il carattere consapevole: voleva esserci, davvero, nella crescita delle bambine, soprattutto mentre il marito era spesso fuori, in missione o impegnato con ruoli di comando.
Allo stesso tempo, però, non rinnega le sue competenze. Dietro l’immagine di moglie presente e madre coinvolta, resta sempre una donna laureata, poliglotta, abituata a ragionare di diritto, psicologia, educazione.
Figlie e vita domestica: il “matriarcato” di casa Vannacci
Dal matrimonio nascono due figlie, spesso indicate con i loro nomi di battesimo, Elena e Michela. Sono ragazze sportive, impegnate nel triathlon a livello agonistico, abituate a gare, allenamenti, lunghe giornate tra vasca, bici e corsa.
Nei racconti di Camelia c’è un ritornello:
«A casa Vannacci c’è il matriarcato, comando io».
Lo dice ridendo, ma il succo è chiaro:
- il generale, abituato a dare ordini in contesti militari, in casa viene spesso messo in riga su cose molto concrete: il disordine, le valigie lasciate in giro, i giornali impilati ovunque;
- lei scherza sul fatto di “fargli rapporto” se non si comporta bene, ribaltando con ironia il linguaggio delle caserme;
- la gestione quotidiana – orari, scuola, sport, abitudini familiari – passa principalmente dalle sue mani.
È un racconto molto “di pancia”, che serve anche a mostrare un volto più domestico di un uomo spesso percepito solo attraverso dichiarazioni dure e prese di posizione pubbliche.
Chi è Camelia oggi: carattere, passioni, modo di esporsi
Con il tempo, Camelia Mihailescu è uscita sempre più dall’ombra. Interviste, ospitate tv, radio, speciali di giornale: la sua figura compare accanto a quella del marito, ma con un tono tutto suo.
Di lei emerge il ritratto di una donna:
- molto legata alla cultura: ama libri, teatro, arte, musica;
- appassionata di giardinaggio e animali (pappagalli e uccelli domestici compresi);
- attiva sul fronte del fitness: allenamenti in palestra, attenzione alla forma fisica, persino qualche lancio col paracadute in passato, condiviso con Vannacci.
Nelle interviste parla poco di politica e molto di valori: famiglia, educazione, disciplina, rispetto. Sostiene di non seguire in modo ossessivo l’attualità, dice che in casa si discute di politica meno di quanto si possa immaginare vedendo il marito in tv.
Quello che non nasconde mai è la lealtà nei confronti di Roberto:
- ripete spesso di condividerne le idee di fondo,
- lo difende dalle accuse più pesanti,
- insiste sul fatto che, per come lo conosce lei, non è né razzista né xenofobo.
Camelia e le polemiche: essere romena accanto a un generale sotto attacco
Una parte della storia di Camelia passa anche dalle polemiche che avvolgono il marito.
Quando le frasi di Roberto Vannacci su migranti, minoranze, comunità LGBTQ+ entrano al centro del dibattito, qualcuno fa notare che l’uomo che parla di identità nazionale così rigidamente è sposato con una donna romena.
Da lì nasce un botta e risposta molto duro:
- da un lato chi sottolinea quella che vede come una contraddizione,
- dall’altro Vannacci che difende la moglie, accusando i critici di razzismo nei suoi confronti.
In tutto questo Camelia ribadisce con fermezza di essere:
- romena e fiera delle proprie origini,
- italiana per matrimonio, legatissima al nostro Paese, alla lingua, al cibo, alla cultura,
- convinta che in Italia si siano “persi alcuni valori” che per lei sono ancora centrali.
Per lei, il fatto di essere straniera non è un punto debole ma un elemento di identità su cui non ha mai avuto complessi.
Una donna tra due Paesi e un cognome ingombrante
Riassumendo, Camelia Mihailescu è molto più di una comparsa sullo sfondo delle interviste del marito:
- è una romena di Bucarest con una formazione alta,
- con due lauree e un passato serio nel mondo dell’editoria militare,
- una donna che ha scelto di mettere al centro famiglia e figlie, senza rinnegare il proprio percorso,
- una figura che oggi si divide tra vita domestica, passioni personali e difesa pubblica del generale.
Vive sospesa tra due Paesi – la Romania delle origini e l’Italia che è diventata casa – e in mezzo alle onde di un dibattito politico che non ha scelto in prima persona, ma che le è piombato addosso insieme al cognome del marito.
Nelle sue apparizioni non alza mai i toni, usa spesso l’ironia, ma il messaggio resta sempre lo stesso: dietro il generale Vannacci c’è una famiglia ben precisa, e lei, Camelia, ne è il baricentro.
FAQ su Camelia Mihailescu
Quanti anni ha Camelia Mihailescu?
Non esiste una data di nascita resa pubblica in modo ufficiale. Le ricostruzioni la indicano intorno ai 50 anni, con alcune fonti che la descrivono come 46enne nel 2024 e altre che parlano in generale di “cinquantenne”.
Da dove viene e che studi ha fatto?
È romena, nata a Bucarest. Ha studiato all’Università romeno-americana di Bucarest, dove ha conseguito due lauree, una in Giurisprudenza e una in Psicologia / Scienze dell’educazione.
Che lavoro faceva prima di sposare Roberto Vannacci?
In Romania lavorava nella casa editrice legata all’ambiente militare / universitario, occupandosi di redazione e progetti editoriali per l’Università di Difesa / accademia militare.
Come ha conosciuto il generale Vannacci?
Lo ha conosciuto a Bucarest, nei primi anni Duemila, quando lui era lì per studi e attività legate alla cooperazione militare. Per circa un anno si sono visti solo in contesto lavorativo, poi lui l’ha invitata a una partita di tennis: da lì è iniziata la relazione che li ha portati al matrimonio.
Hanno figli?
Sì, hanno due figlie, spesso indicate come Elena e Michela. Sono ragazze molto sportive, impegnate nel triathlon.
Che ruolo ha oggi nel dibattito pubblico?
Non ha un ruolo politico diretto. È conosciuta come moglie del generale Vannacci, ex professionista dell’editoria militare, madre di famiglia, e figura che interviene spesso per difendere pubblicamente il marito, raccontando la loro vita privata, il “matriarcato” in casa e la propria visione su valori, educazione e Italia.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






