Lutto a Figino Serenza: Mariuccio Orsenigo, sindaco per 12 anni, muore a 78 anni. Cos’è successo?

Daniela Devecchi

Lutto a Figino Serenza: Mariuccio Orsenigo, sindaco per 12 anni, muore a 78 anni. Cos’è successo?

La notizia è rimbalzata di casa in casa, nei bar e nelle chat di paese: Giovanni “Mariuccio” Orsenigo è morto a 78 anni il 2 febbraio 2026.
Per chi vive a Figino Serenza non è un nome qualsiasi, ma il volto di una stagione intera della politica locale, un sindaco che molti continuavano a chiamare per nome anche anni dopo la fine del mandato.

Su che cosa sia successo nelle ultime ore le informazioni sono pochissime. Si sa che Orsenigo si è spento a 78 anni, circondato dall’affetto dei suoi cari. La famiglia ha scelto una linea di grande riserbo: la causa della morte non è stata resa pubblica, e dalle persone più vicine arriva un’unica richiesta, quella di rispettare il dolore e la privacy in un momento così delicato.

Quello che resta, oggi, è soprattutto la sua storia. Ed è lì che vale la pena tornare per capire perché Figino Serenza – e non solo – si sente davvero in lutto.

Un politico che tutti chiamavano “Mariuccio”

Non è comune che un politico venga ricordato più per il soprannome che per il nome di battesimo. Con Orsenigo è andata esattamente così: per tutti era “Mariuccio”, dentro e fuori le istituzioni.

Nato nel 1947, cresciuto nella provincia comasca fatta di paesi vicini e comunità compatte, entra presto nei circuiti dell’impegno pubblico. Gli anni sono quelli in cui la Democrazia Cristiana è una presenza quasi naturale, legata alle parrocchie, alle associazioni, alle amministrazioni di territorio.

Da lì inizia un percorso che lo porta a salire di livello, senza mai perdere l’abitudine a parlare con le persone guardandole negli occhi. È il tratto che chi lo ha conosciuto sottolinea più spesso: un politico di relazione, capace di stare nelle stanze dei palazzi ma anche di passare ore a discutere in un circolo o in una sala consiliare di paese.

Figino Serenza, dodici anni da sindaco

Il legame più forte è quello con Figino Serenza, il comune che per lungo tempo è stato la sua casa politica. Qui Orsenigo è stato sindaco per dodici anni, segnando una fase importante per il paese.

Chi c’era lo ricorda come un sindaco molto presente: alle feste di paese, nelle riunioni con le associazioni, negli incontri pubblici in cui si discuteva di urbanistica, scuole, strade, servizi. Il sindaco che ti fermavi per strada per chiedere un’informazione o per protestare per una buca sull’asfalto, ma che, nel bene e nel male, era sempre raggiungibile.

In quegli anni Figino Serenza cambia, come cambiano tanti comuni di cintura: si costruiscono nuovi quartieri, si ripensano gli spazi pubblici, si cerca di tenere insieme uno sviluppo inevitabile con la volontà di non perdere il senso di comunità. Orsenigo, nel bene e nel conflitto, è uno dei registi di quella fase.

Dalla Provincia al Pirellone: la lunga stagione nelle istituzioni

Il suo nome, però, non resta confinato al perimetro comunale. Mariuccio Orsenigo diventa presidente della Provincia di Como, guidando per alcuni anni un ente che, allora, aveva ancora un ruolo centrale nella gestione di scuole superiori, strade provinciali, pianificazione territoriale.

Parallelamente, la sua carriera lo porta al Consiglio regionale della Lombardia, dove rimane per quindici anni.
È la stagione in cui la politica regionale comincia a pesare sempre di più sulle scelte quotidiane dei territori: sanità, trasporti, ambiente, servizi sociali. Orsenigo partecipa a quella stagione da protagonista, passando dalla vecchia Dc alle formazioni del centrosinistra, fino ad approdare nell’area che confluirà nel Partito Democratico.

Niente toni da star nazionale, nessuna sovraesposizione televisiva. Il suo profilo resta quello del “professionista della politica di territorio”: conosce dossier, interlocutori, equilibri, e continua a parlare ai suoi elettori con la stessa immediatezza di quando faceva il sindaco.

La guida di Acsm-Agam e il rapporto con i servizi pubblici

Un altro capitolo importante della sua storia è la presidenza di Acsm-Agam, la multiutility dei servizi pubblici locali del Comasco e di altre aree lombarde.

È un ruolo delicato: energia, acqua, gas, rifiuti, reti sono temi che toccano direttamente la quotidianità delle persone e i bilanci dei Comuni. Orsenigo si ritrova a gestire una fase di trasformazione, tra aggregazioni, riorganizzazioni, nuove esigenze industriali e politiche.

Anche da qui emerge la sua cifra: tenere insieme tecnica e politica, numeri di bilancio e sensibilità territoriali, cercando di non perdere mai di vista che dietro ogni sigla societaria ci sono bollette, servizi, città e paesi che chiedono efficienza ma anche ascolto.

Rovello Porro e la politica “testarda” dei consigli comunali

La sua passione per l’amministrazione locale lo porta, a un certo punto, anche a Rovello Porro, dove si candida a sindaco con una lista civica. Non diventa primo cittadino, ma entra in consiglio comunale e per anni siede tra i banchi della minoranza.

Lo ricordano come un consigliere attentissimo, puntiglioso, sempre presente. Uno che non mollava un punto, che studiava le delibere, che discuteva in aula e fuori.
Per molti è l’emblema di una generazione di politici che, anche dopo aver occupato ruoli importanti, non si fanno problemi a tornare nei consigli comunali dei paesi, perché è lì che sentono di poter incidere davvero.

Gli ultimi anni tra Terza Età, memoria e comunità

Negli ultimi anni la sua presenza pubblica si sposta sempre più sul fronte dell’associazionismo. A Figino Serenza diventa presidente dell’Associazione Terza Età, punto di riferimento per anziani e pensionati, e collabora a progetti con le scuole, incontri tra generazioni, iniziative culturali.

Non è la “pensione tranquilla” di chi si ritira a vita privata. È piuttosto la continuità di un modo di essere: restare in mezzo alle persone, occuparsi di chi ha più bisogno di socialità, di servizi, di sentirsi parte di qualcosa.

Chi lo frequentava in questi contesti racconta un Mariuccio meno istituzionale ma non meno diretto, capace di passare dalla battuta alla riflessione politica in pochi secondi, con una memoria dettagliata di fatti, date, delibere, vicende amministrative di mezzo secolo.

Il lutto di Figino Serenza e della politica comasca

La morte di Orsenigo lascia un vuoto concreto, non solo simbolico. Figino Serenza perde uno dei suoi riferimenti storici: un ex sindaco che ancora oggi veniva interpellato, salutato, fermato per strada.

La politica comasca perde una memoria vivente di stagioni che hanno cambiato il volto del territorio: gli anni della Dc, il passaggio al centrosinistra, le trasformazioni della Provincia, il ruolo della Regione, le sfide delle multiutility.

E allora la domanda con cui abbiamo iniziato – “Cos’è successo all’ex sindaco?” – trova una risposta che va oltre il dato biografico.
È successo che, in una mattina d’inverno, si è fermata una voce che per cinquant’anni ha accompagnato la vita pubblica di un pezzo di Lombardia. È successo che un politico abituato a farsi chiamare per nome ha lasciato un vuoto fatto di ricordi concreti: consigli comunali infiniti, feste di paese, riunioni di partito, assemblee di anziani, sopralluoghi nei cantieri.

La causa della sua morte non è stata resa nota, e forse non è questo il punto.
Per chi lo ha conosciuto, ciò che resta è l’immagine di “Mariuccio” che entra in una sala, saluta tutti per nome e comincia a discutere, come se la politica non fosse un mestiere astratto, ma un pezzo di vita condivisa con la propria comunità.