San Martino della Battaglia in lutto: Don Claudio Donati, muore a 72 anni, cos’è successo? Origini, i primi incarichi, malattia, funerali

Daniela Devecchi

San Martino della Battaglia in lutto: Don Claudio Donati, muore a 72 anni, cos'è successo? Origini, i primi incarichi, malattia, funerali

Don Claudio Donati, parroco di San Martino della Battaglia, è morto a 72 anni all’ospedale di Montichiari, dopo circa un anno di salute sempre più fragile e un mese di ricovero.

Per chi vive tra Desenzano, Rivoltella, Centenaro e San Martino, il suo nome non è una semplice firma sul foglio degli avvisi: è una presenza di lunghissimo corso, un volto incontrato a messa, ai funerali, alle feste patronali, nelle celebrazioni civili legate alla storia della battaglia e della torre.

Le radici tra Desenzano e Rivoltella

Don Claudio Donati nasce il 20 gennaio 1954 a Desenzano del Garda. Le sue radici sono nella parrocchia di Rivoltella, comunità di lago che negli anni ha visto crescere molte vocazioni.

È qui che impara a fare chierichetto, qui che si affaccia alla vita della Chiesa, qui che inizia a maturare la scelta del sacerdozio. Una scelta che diventa definitiva con l’ordinazione presbiterale del 24 maggio 1980.

Chi l’ha conosciuto da giovane lo ricorda come un prete dal carattere concreto, poco incline alle grandi frasi, molto più portato all’ascolto e alla vicinanza quotidiana.

I primi incarichi: Desenzano Duomo e Castelnuovo

Appena ordinato, viene mandato come vicario parrocchiale al Duomo di Desenzano, dove resta per sette anni, dal 1980 al 1987.

Sono anni intensi:

  • il lavoro con i ragazzi e i gruppi giovanili,
  • la catechesi per i sacramenti,
  • la presenza nelle celebrazioni più importanti della città, tra turismo, lago e vita quotidiana.

Nel 1987 arriva il trasferimento a Castelnuovo del Garda, sempre come vicario parrocchiale. Anche qui vive altri sette anni di ministero, in un territorio che unisce le campagne all’asse del lago, con una comunità in crescita e un tessuto sociale in trasformazione.

È in questi due contesti che costruisce lo stile che lo accompagnerà per tutta la vita: atteggiamento sobrio, attenzione alla liturgia, cura delle relazioni più che delle apparizioni.

Undici anni a Centenaro, parroco di una comunità “di paese”

Nel 1994 arriva la prima grande svolta: don Claudio viene nominato parroco di Centenaro, piccola realtà che guarda al Garda dall’entroterra.

Resta lì per undici anni, fino al 2005.

A Centenaro:

  • accompagna le famiglie nelle tappe più delicate della vita,
  • segue la crescita delle nuove generazioni,
  • porta avanti la pastorale ordinaria in un contesto di paese in cui il parroco è ancora davvero una figura di riferimento.

Le cronache parrocchiali lo ricordano presente nelle feste, nelle processioni, nei momenti di lavoro comunitario. In tanti, ancora oggi, lo citano semplicemente come “il nostro parroco di allora”, segno di un legame che non si è esaurito con il cambio di incarico.

Dal 2005 parroco di San Martino della Battaglia

Il 18 settembre 2005 don Claudio fa il suo ingresso solenne come parroco di San Martino Vescovo, a San Martino della Battaglia, frazione di Desenzano segnata da una storia che parla a tutta l’Italia.

Da quel giorno, e per oltre vent’anni, il suo nome si intreccia con quello della comunità:

  • le messe domenicali e feriali,
  • i battesimi e i matrimoni,
  • i funerali di generazioni intere,
  • le celebrazioni legate alla torre e alla memoria della battaglia,
  • la presenza alle ricorrenze civili e agli appuntamenti musicali e culturali del paese.

Per molti, soprattutto per chi è cresciuto in quegli anni, “il parroco di San Martino” è semplicemente lui.

Una vita spesa tra comunità e storia del territorio

Guardando la mappa del suo ministero, si vede chiaramente un cerchio che non si chiude mai troppo lontano dal Garda:

  • Rivoltella come origine e casa,
  • Desenzano come primo laboratorio pastorale,
  • Castelnuovo come seconda tappa,
  • Centenaro e San Martino della Battaglia come comunità affidate alla sua responsabilità.

È un prete che non ha cambiato mille volte diocesi o continente, ma che ha scelto di restare fedele a un territorio, accompagnandolo nel passaggio di epoche: dagli anni Ottanta delle parrocchie piene ai decenni più recenti, con chiese che si svuotano, famiglie più fragili, ritmi di vita sempre più veloci.

Molti lo ricordano:

  • sull’altare, con il suo modo misurato di celebrare,
  • in canonica, sempre disponibile per una parola o un chiarimento,
  • presente nelle piccole cose: una visita a un malato, un saluto in piazza, una benedizione data senza fretta.

La malattia, l’ospedale, l’ultimo tratto di strada

Da circa un anno le sue condizioni di salute avevano iniziato a preoccupare la comunità. Chi lo vedeva in chiesa notava la stanchezza crescente, i movimenti più lenti, qualche assenza forzata.

Nelle ultime settimane la situazione si è aggravata. Don Claudio è stato ricoverato per circa un mese all’ospedale di Montichiari, dove è morto venerdì 30 gennaio 2026, alle 12.00.

La diocesi ha dato l’annuncio parlando di un sacerdote che ha servito con fedeltà tutte le comunità affidate, chiedendo preghiere e vicinanza per chi oggi ne piange la scomparsa.

L’addio: funerali a Rivoltella e sepoltura

Per la celebrazione delle esequie si è scelto di tornare là dove tutto era cominciato: la parrocchia di Rivoltella, a Desenzano del Garda, la sua comunità di origine.

I funerali saranno celebrati lunedì 2 febbraio alle 11.00, presieduti dal Vescovo di Verona.

Dopo la messa, la salma di don Claudio sarà accompagnata al cimitero di Rivoltella, dove verrà sepolta. È un gesto che chiude simbolicamente un percorso iniziato sulle sponde del lago e mai davvero interrotto: il ragazzo di parrocchia diventato sacerdote, vicario, parroco, torna tra “i suoi”, circondato dalla preghiera di quelle stesse strade che l’hanno visto crescere.

In un tempo in cui le biografie sembrano fatte di cambi repentini, viaggi continui e carriere che si spostano da una parte all’altra del mondo, la vita di don Claudio Donati racconta un’altra possibilità: restare nello stesso pezzo di terra, cambiare comunità ma non orizzonte, condividere giorno per giorno la storia di un territorio.

Per molti, tra Desenzano, Centenaro e San Martino, il vuoto lasciato dalla sua morte non è solo quello di un sacerdote, ma quello di una presenza familiare. Una voce che per decenni ha detto “vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” guardando negli occhi persone che sapeva per nome.