C’è un momento, durante certi lavori, in cui ti aspetti polvere e calcinacci. Non carta sottile, nomi in bella grafia e un quaderno rimasto in silenzio per decenni.
È successo a Udine, alla scuola primaria Ippolito Nievo: mentre erano in corso interventi di efficientamento energetico, in un’intercapedine a ridosso di un muro è saltato fuori un piccolo “tesoro” di scuola. Un quaderno e diversi fogli sciolti con esercizi e compiti datati 1944, in piena Seconda guerra mondiale.
Dove sono stati trovati e perché la scoperta ha colpito tutti
Il ritrovamento è avvenuto dentro l’edificio della scuola Nievo, in via Gorizia. Non in un archivio, non in un vecchio armadio dimenticato: proprio tra le intercapedini, in un punto che fa pensare a qualcosa messo lì con intenzione, quasi a proteggerlo.
La dirigente scolastica, Sara Cuomo, ha raccontato lo stupore del personale e quella sensazione fisica di avere tra le mani una vera “capsula del tempo”: fogli assottigliati dal tempo, inchiostro ancora leggibile, una cura nella scrittura che oggi sembra quasi fuori moda. E invece era normalità, anche quando fuori la città viveva uno dei periodi più duri.
Cosa c’è dentro quei quaderni del 1944
Non parliamo di un diario segreto o di un documento “storico” in senso classico. Sono compiti. Scuola vera.
Tra le pagine e i fogli ritrovati ci sono esercizi di matematica e testi di italiano. Spuntano termini oggi quasi scomparsi (uno su tutti: “bottaio”), che diventano subito materiale didattico: parole che aprono una finestra sul lessico di allora e su come si imparava.
C’è anche un dettaglio che colpisce: una copertina che richiama la favola della volpe e del corvo. Piccole cose, certo. Ma sono proprio le piccole cose a raccontare come si cercasse normalità mentre attorno c’era la guerra.
E poi ci sono i nomi: alcuni sono ben visibili in testa alle pagine. Tra quelli emersi: Sandra Folegotto, Velia Ambrosio, Adriana Domessi.
Perché erano nel muro: ipotesi realistiche, senza romanticismi
Qui bisogna essere seri: nessuno può dire con certezza perché siano finiti lì senza un riscontro diretto.
Però la collocazione — un’intercapedine, non un cassetto — fa pensare a un gesto deliberato: qualcuno (un maestro? un bidello? un tecnico?) potrebbe aver messo quei fogli al riparo, magari durante un riordino, magari durante lavori di altri anni, magari per salvarli da umidità, distruzioni, trasferimenti.
Il punto è che la scuola, anche in un’epoca di occupazione e paura, resta un posto dove si conserva, si ordina, si continua. E quei fogli sembrano dirlo meglio di qualsiasi discorso.
Cosa farà la scuola Nievo con questo materiale
L’idea, spiegata dalla dirigente, è valorizzare il ritrovamento in modo coerente con la scuola di oggi: esporre i quaderni in una teca nell’atelier digitale, uno spazio dove adesso si fanno attività innovative (coding, STEM, robotica educativa, cittadinanza digitale).
Il contrasto è perfetto: da una parte i compiti del 1944, dall’altra i tavoli e i laboratori del 2026. Non come effetto museo, ma come continuità. Cambiano gli strumenti, non l’idea di scuola.
C’è anche un obiettivo in più: provare a rintracciare le autrici, o comunque le famiglie, perché non è escluso che qualcuna possa essere ancora in vita. Sarebbe un modo concreto di trasformare quel ritrovamento in memoria viva, non in reperto muto.
Cosa raccontano quei fogli su com’era andare a scuola durante la guerra
Qui sta la parte che “pesa”, anche se si tratta di esercizi.
Nel 1944 il mondo attorno era in fiamme, ma quei bambini — seduti in aule che oggi esistono ancora — facevano dettati e problemi. Non è un dettaglio: è una fotografia di resistenza quotidiana.
Non una resistenza eroica da libro di storia. Quella più comune e più vera: tenere insieme i pezzi, dare ai bambini un ritmo, una regola, un foglio da riempire in bella grafia. La scuola come posto dove il futuro, in qualche modo, continua a essere immaginabile.
Domande frequenti
Dove sono stati trovati i quaderni del 1944?
Alla scuola primaria Ippolito Nievo di Udine, tra le intercapedini del muro, durante lavori di efficientamento energetico.
Di che anno sono i compiti ritrovati?
Risalgono al 1944, quindi al periodo della Seconda guerra mondiale.
Cosa contengono quei quaderni?
Esercizi di matematica e italiano, testi scolastici e dettagli di vita quotidiana (termini oggi poco usati e una copertina con un richiamo a favole classiche).
Si conoscono i nomi degli alunni?
Sì, su alcune pagine sono visibili nomi e cognomi. La scuola vorrebbe provare a rintracciare le autrici o le famiglie.
Cosa farà la scuola con il materiale ritrovato?
L’intenzione è conservarlo ed esporlo in teca in un ambiente scolastico dedicato anche alle attività digitali, trasformando il ritrovamento in un’occasione didattica.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






