La notizia è arrivata con un post secco, pieno d’amore. Piero Pelù ha annunciato sui social la morte del padre Giovanni, nato il 26 ottobre 1927 e morto il 30 gennaio 2026, a 98 anni.
«È stata una gioia immensa condividere questa parte di viaggio con te… Sarò sempre orgoglioso di essere tuo figlio», ha scritto il rocker fiorentino, accompagnando le parole con una foto insieme al papà. In poche righe c’è tutto: il dolore, il rispetto, il rapporto tra un figlio irregolare e un padre di altri tempi.
Le origini di Giovanni Pelù: da Massa alla Toscana di Piero
Il padre di Piero non era un volto noto dello spettacolo, ma nella sua biografia c’è un pezzo di Italia del Novecento. Giovanni Pelù era originario di Massa, in Toscana, e apparteneva a quella generazione nata tra le due guerre, cresciuta nel dopoguerra, abituata alla fatica e al lavoro silenzioso.
La famiglia, negli anni, si è spostata e radicata nell’area di Firenze, dove sarebbe nato e cresciuto Piero. Da un lato il padre professionista, serio, innamorato del suo mestiere; dall’altro il figlio che sceglie la strada del rock, delle cantine, dei primi concerti dei Litfiba, di una vita ben lontana dal percorso “lineare” che molti genitori di quella generazione immaginavano.
Il lavoro: una vita da medico radiologo
Nella vita di tutti i giorni, Giovanni Pelù è stato a lungo un medico radiologo (in alcune ricostruzioni indicato come tecnico di radiologia), punto di riferimento per colleghi e pazienti.
Un lavoro che significa:
- ospedali e reparti,
- turni, notti, emergenze,
- rapporto quotidiano con chi si affida alla medicina nei momenti in cui la salute vacilla.
Mentre il figlio saliva sui palchi con chitarre distorte e anfibi, il padre passava le sue giornate tra lastre, referti e corridoi d’ospedale. Due mondi lontani, ma tenuti insieme da un legame che nel tempo si è trasformato.
Un padre “classico” e un figlio rock: un rapporto in evoluzione
In più di un’occasione Piero Pelù ha raccontato che il padre, all’inizio, non aveva preso benissimo la sua scelta artistica. Un ragazzo che invece dell’università o di un lavoro “sicuro” sceglie la musica rock, la controcultura, i locali, i tour: per un padre medico, nato nel 1927, non era esattamente il sogno ideale.
Col tempo, però, tra i due si è costruito un equilibrio nuovo.
Da una parte Piero è diventato uno dei volti più riconoscibili del rock italiano, prima con i Litfiba e poi da solista; dall’altra Giovanni ha visto che quella non era una fuga adolescenziale, ma una strada vera, fatta di lavoro, dischi, concerti, responsabilità.
Il messaggio scritto oggi dal cantante parla esattamente di questo: orgoglio reciproco, riconoscimento, gratitudine. Non c’è traccia di rivendicazioni, solo l’idea di un “viaggio” condiviso, ognuno con il proprio ruolo.
L’ombra dell’Alzheimer: gli ultimi anni di Giovanni
Negli ultimi anni la famiglia Pelù ha dovuto fare i conti con una presenza ingombrante e silenziosa: l’Alzheimer.
Piero ne aveva parlato più volte, raccontando quanto fosse doloroso vedere un padre forte, lucidissimo per una vita, lentamente scivolare via dalla memoria:
- i ricordi che si sfilacciano,
- i nomi che sfuggono,
- i volti che non si mettono più a fuoco come prima,
- quella sensazione di esserci e non esserci, per chi vive accanto alla malattia.
Per il cantante, abituato a mettere in musica rabbia, amore, denuncia e fragilità, è stato un colpo durissimo. E lo aveva trasformato anche in occasione di sensibilizzazione: parlare pubblicamente di un papà con l’Alzheimer significa, in qualche modo, prestare la propria voce a tante famiglie che affrontano la stessa battaglia lontano dai riflettori.
La morte di Giovanni, a 98 anni, arriva quindi alla fine di un lungo percorso segnato da questa malattia. Le cronache parlano di un uomo che si è spento dopo anni di convivenza con l’Alzheimer, circondato dall’affetto dei suoi cari.
Il lutto di Piero e l’abbraccio del mondo della musica
La notizia del decesso ha fatto il giro della rete in poche ore. Sotto il post di Piero Pelù è comparsa una scia di messaggi di vicinanza:
- colleghi della scena rock,
- artisti con cui ha condiviso palchi e collaborazioni,
- voci storiche della radio e della tv musicale,
- amici di lunga data.
Niente frasi di circostanza, pochi discorsi pubblici: molti hanno scelto di rispondere con cuori, abbracci virtuali, parole brevi, rispettando la dimensione privata del lutto.
L’immagine che resta è quella di un artista che, per una volta, mette da parte il personaggio e si mostra semplicemente come figlio. Il rocker che ha cantato di eroi, ribelli, santi sociali e “ragazzacci” di periferia qui lascia parlare una frase soltanto: «Sarò sempre orgoglioso di essere tuo figlio».
Un padre del Novecento, un figlio del rock: cosa resta di Giovanni Pelù
La storia di Giovanni Pelù non è quella di una star, e forse proprio per questo colpisce. È la storia di:
- un uomo nato alla fine degli anni Venti,
- un professionista della sanità,
- un padre che si ritrova un figlio rocker in un’Italia che stava cambiando pelle,
- un anziano che attraversa il tratto finale della vita con il peso dell’Alzheimer.
In mezzo ci sono decenni di normalità, di lavoro, di responsabilità, di affetti.
Per il grande pubblico, il suo nome resterà legato soprattutto a quello del figlio. Per chi lo ha conosciuto, resterà l’immagine di un medico, un padre, un uomo del suo tempo.
Per Piero, e per la “tribù” di persone che gli sono state vicine, resterà soprattutto questo: la consapevolezza di aver condiviso quasi un secolo di storia familiare con un padre capace di lasciare un segno, anche nel modo in cui se ne va.
Un ultimo saluto, due date scritte una accanto all’altra, e una frase che vale più di tante biografie: un figlio che rivendica con orgoglio il proprio essere figlio.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






