Chi è Boris Bošnjaković, il nuovo allenatore di Djokovic: età, carriera, idee di gioco e ruolo nel team del campione

Daniela Devecchi

Chi è Boris Bošnjaković, il nuovo allenatore di Djokovic: età, carriera, idee di gioco e ruolo nel team del campione

Nel box di Novak Djokovic il volto che si vede più spesso, accanto alla famiglia e allo staff storico, è quello di un uomo alto, discreto, quasi mai sopra le righe. È Boris Bošnjaković, il tecnico serbo che a 51 anni si è ritrovato a guidare una delle sfide più complesse del tennis moderno: accompagnare Djokovic nella fase matura della carriera, mentre la nuova generazione bussa con forza alle porte.

Età, origini e primi anni nel tennis

Boris Bošnjaković è nato il 10 maggio 1974 a Novi Sad, quando ancora esisteva la Jugoslavia. Cresce nei circoli cittadini, in un ambiente dove lo sport è una lingua comune e il tennis è già una tradizione forte.

Da junior è un giocatore di livello:

  • vince il titolo nazionale under 18,
  • entra nei primi 50 del ranking mondiale juniores,
  • viene convocato in Coppa Davis da giovanissimo, anche se il debutto non avverrà per le note vicende politiche e sportive di quegli anni.

La sua storia prende poi la strada dell’America: Bošnjaković si trasferisce negli Stati Uniti e gioca a tennis universitario, costruendosi una doppia identità di atleta e studente.

Alla Brigham Young University (BYU) diventa il numero uno della squadra sia in singolare sia in doppio, collezionando oltre cento vittorie in quattro stagioni. È un tennis già molto strutturato, fatto di programmazione, lavoro fisico, tattica e vita da squadra: un bagaglio che gli tornerà utile più avanti, quando passerà dall’altra parte della rete.

La breve parentesi da professionista

Terminati gli anni di college, Bošnjaković prova la via del professionismo. Frequenta il circuito Futures e qualche Challenger, gira per tornei minori, entra in classifica ATP e raggiunge il suo best ranking intorno alla 700ª posizione in singolare.

Non diventa un nome di spicco del circuito, e nel giro di pochi anni decide di fermarsi. A pesare sono soprattutto i problemi fisici e la consapevolezza che la carriera da giocatore, a certi livelli, richiede un corpo disposto a reggere lunghe stagioni senza sosta.

È il momento della scelta: chiudere col tennis o restarci dentro in un altro ruolo. Bošnjaković sceglie la seconda strada.

L’altra carriera: coach sul circuito ATP e WTA

Appena appese la racchetta al chiodo, inizia a lavorare come allenatore. Per anni fa il mestiere duro del coach “di campo”: viaggi continui, alberghi anonimi, tornei medi e piccoli, giocatori e giocatrici che cercano di salire qualche gradino nel ranking o di non perderlo.

Nel tempo lavora con:

  • giocatrici WTA, tra cui nomi passati per la top 10 e la top 50,
  • giocatori ATP, con carriere diverse ma tutti accomunati dall’idea di spremere al massimo il proprio tennis.

Parallelamente entra in contatto con figure storiche come Goran Ivanišević, Niki Pilić, Roy Emerson, Marián Vajda. Sono anni di confronto continuo: si parla di tecnica, di programmazione, di psicologia in campo. Bošnjaković assorbe metodi, stili, strumenti diversi e comincia a sviluppare una sua idea precisa: la combinazione tra rigore balcanico e mentalità analitica, fatta di video, dati e studio degli avversari.

La Serbia di Davis e il titolo del 2010

Il salto di qualità arriva quando entra nello staff della nazionale serba di Coppa Davis. È il 2010, l’anno in cui la Serbia conquista il suo primo storico titolo.

Nel team guidato dal capitano Bogdan Obradović, con Niki Pilić come consigliere esterno, Bošnjaković ricopre un ruolo tecnico importante. Lavora nei giorni di allenamento, prepara le sedute, contribuisce allo studio degli avversari, segue i singolaristi e il doppio.

In quella squadra ci sono Novak Djokovic, Viktor Troicki, Janko Tipsarević, Nenad Zimonjić. È lì che il legame tra Bošnjaković e Djokovic comincia a consolidarsi: non come rapporto principale allenatore-giocatore, ma come conoscenza profonda, nata in un contesto in cui la pressione è altissima e ogni dettaglio conta.

College americano e Novak Tennis Center

Dopo la parentesi in Davis, Bošnjaković torna negli Stati Uniti per qualche stagione e lavora come assistant coach in una squadra universitaria maschile, all’interno di un college di alto profilo. È un ritorno alle origini: di nuovo tennis NCAA, strutture accademiche, ragazzi che cercano di tenere insieme studio e competizioni.

Poi la traiettoria si riavvicina definitivamente a Djokovic. A Belgrado nasce il Novak Tennis Center, la struttura creata dal campione serbo per far crescere talenti locali e internazionali. Bošnjaković viene chiamato a dirigere la parte tecnica, assumendo il ruolo di head coach del centro.

Qui si occupa di:

  • programmare il lavoro dei giovani,
  • coordinare gli altri coach,
  • impostare una linea comune di allenamento,
  • curare tanto l’aspetto tecnico quanto quello mentale.

È una palestra importante anche per lui, che impara a gestire non più un solo giocatore alla volta, ma intere squadre di ragazzi, con esigenze e tempi diversi.

Dentro lo staff di Djokovic: da analista a allenatore principale

La presenza stabile accanto a Djokovic arriva qualche anno più tardi.

Boris Bošnjaković entra nello staff del numero uno serbo inizialmente come assistant coach e soprattutto come performance analyst: si occupa di video, di statistiche, di scouting degli avversari. Studia tendenze, percentuali al servizio, punti deboli, variazioni tattiche.

Quando il lungo percorso con Goran Ivanišević si chiude, Djokovic si ritrova davanti a un bivio. Ha bisogno di qualcuno che lo conosca bene, che non abbia bisogno di istruzioni su come gestire allenamenti, tempi morti, momenti di crisi.

La scelta cade su Bošnjaković, che passa da uomo di analisi a head coach a tutti gli effetti. È lui a guidare il lavoro tecnico in allenamento, a costruire i piani partita, a confrontarsi quotidianamente con Novak sui dettagli del gioco.

Le idee di gioco: dati, lettura dell’avversario e continuità

Il tratto più evidente del suo lavoro è l’attenzione maniacale per i dettagli tattici. Bošnjaković fa largo uso di:

  • analisi video,
  • raccolta di dati statistici,
  • schede sugli avversari,
  • simulazioni delle situazioni che Djokovic troverà in campo.

Contro avversari come Sinner, Alcaraz, Medvedev, l’obiettivo è preparare Nole al tipo di tennis che si troverà davanti, riducendo il più possibile la sorpresa. Questo non significa ingabbiarlo in un piano rigido, ma offrirgli una mappa chiara delle opzioni, dei colpi chiave da usare nei momenti importanti.

Allo stesso tempo, Bošnjaković insiste su un concetto fondamentale: la continuità del livello. In una fase della carriera in cui Djokovic non può più contare solo sulla freschezza fisica, è la qualità media del suo tennis nel corso del torneo – non solo il picco – a fare la differenza.

Il rapporto umano con Djokovic

Djokovic, parlando di lui, ha sottolineato spesso due aspetti:

  • la fiducia costruita in anni di frequentazione comune tra nazionale, academy e team personale;
  • la capacità di Bošnjaković di dirgli la verità, anche quando è scomoda.

Nole non è mai stato tenero nel descrivere se stesso: ha ammesso che “non è facile lavorare con lui”, che è esigente con tutti e che pretende professionalità quotidiana. Il fatto che Bošnjaković sia rimasto al suo fianco e abbia accettato di assumere la guida tecnica racconta un equilibrio che va oltre il semplice rapporto datore di lavoro-allenatore.

Nel box, la sua presenza è calma, quasi silenziosa. Nessun gesto plateale, poche reazioni esterne, ma un dialogo continuo nei cambi campo, fatto di indicazioni brevi, sguardi, piccoli aggiustamenti.

Il ruolo fuori dal campo: PTPA e rappresentanza dei coach

Accanto al lavoro sul circuito, Bošnjaković si è ritagliato negli ultimi anni anche uno spazio nella parte “politica” del tennis.

È coinvolto nella PTPA, l’associazione dei giocatori lanciata proprio da Djokovic, con il ruolo di punto di contatto per gli allenatori. L’idea è dare voce anche a chi vive il tour dalla panchina, spesso senza reali strumenti di rappresentanza.

Ha ottenuto inoltre una delle certificazioni più alte della PTCA, l’associazione internazionale dei coach, che lo accredita non solo come tecnico di campo, ma come figura di riferimento a livello professionale.

Un allenatore discreto per una sfida gigantesca

La storia di Boris Bošnjaković è quella di un uomo che non ha mai cercato la fama a tutti i costi. Non è stato una star ATP, non è un personaggio da copertina, non infiamma le conferenze stampa.

Eppure, oggi, è seduto nel posto più esposto che ci sia per un allenatore di tennis: accanto a Novak Djokovic, nel momento in cui il campione serbo deve dimostrare di poter ancora competere con chi ha dieci o quindici anni in meno.

Il suo compito è chiaro: aiutare Djokovic a restare Djokovic, adattando il gioco ai tempi nuovi senza snaturarlo, usando esperienza, analisi e un rapporto umano costruito in più di un decennio.

Dietro ogni dritto, ogni risposta profondissima e ogni scelta tattica nei momenti chiave, c’è anche la mano di questo tecnico serbo di Novi Sad, abituato a lavorare nell’ombra. Ora, però, l’ombra è il cuore stesso del tennis mondiale.