Ci sono posti che sembrano nati per una sola cosa.
La Val di Taro, in fondo, sembra fatta apposta per i funghi porcini: boschi fitti, castagneti, pioggia al momento giusto, nebbia che sale lenta dal fondovalle. In questo scenario, tra colline e Appennino parmense, c’è un luogo dove tutto quello che il bosco regala viene accolto, selezionato, trasformato e messo in vaso con una cura quasi reverenziale: Borgolab.
Qui il protagonista assoluto è lui, il Fungo di Borgotaro IGP, l’unico fungo con marchio di qualità in Europa. Un prodotto che non è solo ingrediente, ma pezzo di identità collettiva. E Borgolab è il punto in cui questa identità diventa lavoro quotidiano, vasetti, profumi, piatti, storie.
Un centro raccolta che sembra un porto di montagna
Immagina un periodo di piena stagione. L’aria sa di muschio, la terra è morbida, i cercatori si muovono tra i castagni all’alba.
Quando rientrano, quasi tutti passano da qui.
Borgolab è infatti centro raccolta autorizzato del Fungo di Borgotaro IGP: un luogo in cui il porcino arriva ancora coperto di foglie e terra, dentro cestedi centinaia di raccoglitori che trattano il bosco come una casa.
Dentro al laboratorio succede un piccolo rito:
- i funghi vengono controllati, selezionati, divisi per qualità e destinazione;
- si decide cosa finirà fresco, cosa diventerà fungo secco, cosa verrà trifolato, cosa andrà in crema o in sugo, cosa si tufferà in un buon olio d’oliva.
È un po’ come se la valle intera entrasse qui dentro sotto forma di porcini, per poi uscire in mille modi diversi, pronta a viaggiare.
Dal bosco alle tavole: un laboratorio che non ha paura del tempo lento
Borgolab ama definirsi laboratorio artigianale di funghi. E non è una formula di comodo.
Dietro le linee ordinate di vasetti e confezioni c’è un lavoro che ha ancora il passo delle cose fatte bene:
- tagli a mano dove serve precisione;
- essiccazione lenta per i porcini secchi, che devono mantenere profumo e consistenza giusti;
- cotture ragionate per sughi e trifolati, in cui il fungo resta protagonista delle ricette della tradizione;
- attenzione all’olio, alle spezie, all’equilibrio tra sapidità e profumo.
La gamma è un piccolo inventario di desideri golosi:
porcini secchi in diversi formati,
creme ai porcini pronte da spalmare o usare come base per risotti e paste,
funghi trifolati già conditi,
conserve in olio di oliva dove compaiono anche carciofi, pomodori secchi, giardiniere, cipolline…
Non è curioso come da un prodotto così “selvatico” si arrivi a vasetti così eleganti, senza spezzare mai il filo che lega il bosco alla tavola?
Fungo di Borgotaro IGP: un piccolo gesto, tanta storia
Tra le varie proposte, c’è un formato che colpisce per la sua semplicità: i sacchetti da 20 g di fungo secco.
Pochi grammi, sì, ma concentratissimi: bastano per un risotto per due, per un sugo che profuma tutta la cucina, per una pasta da domenica speciale. Sono pensati anche come piccolo dono: giusto il tempo di scrivere un biglietto, infilare il sacchetto in una busta, e regalare a qualcuno un pezzo di bosco.
È la dimostrazione che non serve una confezione enorme per raccontare un territorio: a volte è un sacchettino leggero che porta con sé anni di raccolte, di regolamenti, di tradizioni, di piatti di famiglia.
Non solo barattoli: la “Funghi Experience”
Borgolab non si limita a trasformare funghi. Li racconta.
Da qualche tempo, accanto al lavoro di laboratorio, è nata una vera e propria esperienza di degustazione: una sorta di “porta aperta” in cui chi arriva può:
- conoscere da vicino il Fungo di Borgotaro IGP,
- capire come funziona la selezione,
- assaggiare diverse preparazioni,
- ascoltare storie di boschi, di raccolte, di annate generose e stagioni avare.
In alcune occasioni si uniscono anche passeggiate, incontri con esperti, momenti in cui si impara a osservare il bosco con occhi diversi.
Perché il fungo, qui, non è solo materia prima: è pretesto per parlare di ambiente, stagioni, rispetto dei cicli naturali.
La Baita e l’aria dell’autunno
Quando arriva l’autunno, la geografia affettiva di Borgolab si allarga.
Tra Albareto e Borgotaro, in località Gotra, c’è una baita diventata punto di riferimento per chi ama i porcini: un luogo in cui si possono trovare i funghi freschi, scambiare due parole, sentire che “l’annata com’è?” non è solo una domanda da curiosi, ma un modo per misurare la salute dei boschi.
È un posto che sa di legno, di pioggia, di passi che entrano con gli scarponi bagnati e gli occhi pieni di verde.
Un pezzo di Borgolab a cielo aperto.
Tra sottobosco e dispensa: un paniere che non si ferma ai porcini
Anche se il cuore è il Fungo di Borgotaro IGP, gli scaffali di Borgolab raccontano molto altro.
Accanto ai funghi in olio si trovano:
- carciofini caserecci,
- pomodori secchi alle spezie,
- giardiniere in olio di oliva,
- cipolline in agrodolce alla cannella,
e altre combinazioni che profumano di contadini, orti estivi, ricette “rubate” alle nonne.
È come se il concetto fosse questo: se impari a rispettare il bosco, fai fatica a non fare lo stesso con l’orto.
Ogni vasetto diventa un pezzo di dispensa pronta all’uso, ma con un’estetica e un gusto che hanno poco a che vedere con l’idea di “sott’olio industriale”.
Pensare anche a dopo: la domanda “Dove si butta?”
Un dettaglio interessante è l’attenzione a quello che succede dopo l’uso del prodotto.
Sulle confezioni, e nella comunicazione di Borgolab, ricorre la domanda: “Dove si butta?”.
Vuol dire che, oltre a lavorare su funghi, creme e sott’oli, ci si prende il tempo per spiegare come smaltire correttamente i packaging: vetro, tappi, carte, parti in plastica.
Un gesto semplice, ma tutt’altro che banale: chi vive a stretto contatto con il bosco sa bene che ogni rifiuto mal gestito, prima o poi, torna a galla.
Invitare il cliente a fare la sua parte chiude il cerchio: dal bosco al piatto, e dal piatto al bidone giusto.
Decenni di storia, tra generazioni, riconoscimenti e calendario di bosco
Negli ultimi anni Borgolab ha iniziato a raccogliere anche riconoscimenti ufficiali per il lavoro fatto sul territorio e per la capacità di valorizzare il Fungo di Borgotaro IGP.
Un traguardo importante è stato il decennale di attività, occasione per guardarsi indietro e vedere quanta strada è stata fatta partendo da una passione che sembrava “solo” di famiglia.
Ogni anno viene proposto anche un calendario di eventi, soprattutto in autunno, dedicati a chi ama il sottobosco: degustazioni, incontri, giornate a tema. Non si tratta solo di vendere prodotti, ma di mettere in agenda momenti di relazione, in cui il fungo diventa pretesto per stare insieme.
Borgolab come presidio di territorio
Alla fine, più che un semplice produttore, Borgolab assomiglia a un piccolo presidio di territorio.
Da una parte c’è:
- il centro raccolta,
- il rapporto con i raccoglitori,
- il rispetto di un disciplinare che tutela il Fungo di Borgotaro IGP.
Dall’altra:
- il laboratorio artigianale,
- la creazione di prodotti che possono viaggiare in tutta Europa ma non solo, anche in America e in Asia.
- le esperienze, le degustazioni, la Baita, le storie raccontate.
In mezzo, un’idea molto chiara: tenere insieme bosco, lavoro e gusto.
La prossima volta che aprirai un sacchettino di porcini secchi o un vasetto di funghi trifolati, forse ti verrà in mente che, prima di arrivare nella tua cucina, quei pezzi di bosco sono passati da un luogo preciso, in Val di Taro.
Un posto dove qualcuno li ha guardati uno a uno, li ha scelti, li ha cucinati, li ha chiusi in un barattolo pensando che, quando lo aprirai, dovresti sentire almeno per un attimo, lo stesso profumo che si sente camminando nel bosco dopo la pioggia.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






