Un nuovo approccio al BIM per gestire meglio l’edilizia della Federico II: cosa sta cambiando

Serena Comito

Un nuovo approccio al BIM per gestire meglio l’edilizia della Federico II: cosa sta cambiando

All’Università degli Studi di Napoli Federico II è partito un percorso che, almeno nelle intenzioni, vuole essere più di una semplice “digitalizzazione”. Il tema è il BIM, il Building Information Modeling, ma il punto non è il software: l’obiettivo dichiarato è mettere ordine nella gestione del patrimonio edilizio pubblico dell’Ateneo, lavorando insieme su metodo, persone e tecnologia.

Parliamo di una macchina enorme e complessa: la Federico II conta oltre 80.000 studenti, più di 5.000 addetti e un sistema di sedi storiche e moderne distribuite in tutta l’area urbana. In un contesto del genere, l’edilizia universitaria non è solo cantieri e manutenzioni: significa anche sicurezza, prevenzione, procedure, gare, controlli, verifiche. E negli ultimi anni, tra evoluzione normativa e accelerazione tecnologica, la complessità è aumentata.

Perché la Federico II ha scelto di puntare sul BIM

Il progetto nasce proprio da questa esigenza: affrontare in modo coordinato una gestione sempre più articolata, senza rincorrere le emergenze. In linea con il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, l’Ateneo ha deciso di dotarsi di strumenti digitali interoperabili e di impostare regole comuni per la gestione informativa delle opere.

La scelta, almeno sulla carta, è netta: non limitarsi ad “adottare una tecnologia”, ma costruire una struttura di lavoro condivisa. Standard uniformi, linguaggio comune, processi ripensati. In altre parole: un approccio che punta a evitare il rischio più tipico di questi progetti, cioè mettere strumenti nuovi su procedure vecchie e ottenere soltanto confusione digitale.

Il ruolo della consulenza e l’impostazione metodologica

A supporto di questa transizione, l’Università si è avvalsa della consulenza di Harpaceas, coinvolta nella definizione dell’impostazione metodologica e nell’accompagnamento operativo delle strutture interne.

Il BIM è stato impostato come un cambio organizzativo: analisi del modo in cui si lavora, mappatura dei processi, individuazione delle criticità e delle aree dove intervenire. L’idea è porre basi solide per una strategia evolutiva e sostenibile nel lungo periodo, senza creare dipendenze totali da competenze esterne.

Le persone al centro: formazione e competenze diffuse

Uno dei punti più interessanti del progetto, almeno per come viene raccontato, è l’attenzione alle persone. Nella prima fase sono stati coinvolti circa 90 professionisti provenienti dall’area edilizia, dall’area prevenzione e protezione e dall’area contrattuale.

Poi è partita una seconda fase, ancora in corso, che riguarda circa 55 tecnici, affiancata da momenti di approfondimento operativo con gruppi ristretti di specialisti. L’obiettivo è costruire competenze diffuse e un linguaggio comune, evitando soluzioni “a compartimenti”, dove ognuno lavora con le proprie regole e il BIM resta una parola scritta nei documenti, ma non nelle pratiche quotidiane.

I primi segnali: meno inefficienze e piĂą coordinamento

Il percorso non è ancora arrivato a un punto in cui si possono presentare numeri definitivi. Non ci sono, al momento, dati quantitativi consolidati. Però l’Ateneo segnala già alcuni benefici qualitativi: maggiore consapevolezza operativa, riduzione delle inefficienze nei flussi comunicativi e primi segnali di miglior coordinamento tra funzioni diverse.

Secondo la direzione del progetto, nel medio periodo questi risultati dovrebbero tradursi in una gestione piĂą efficiente delle gare, dei progetti e delle attivitĂ  di verifica.

Cosa si aspetta l’Università nei prossimi mesi

Guardando avanti, la Federico II prevede ottimizzazione delle risorse, riduzione delle rilavorazioni e un miglioramento complessivo della produttività organizzativa. La parte più “strategica” sta proprio qui: strumenti strutturati per gestire dati e processi, insieme a un coinvolgimento trasversale delle funzioni, possono far comunicare meglio ambiti che in passato operavano più separati.

Con il supporto di Harpaceas, il percorso è stato impostato come un processo progressivo, con un obiettivo preciso: trasferire competenze, costruire autonomia interna e integrare gradualmente il BIM nei processi decisionali dell’Ateneo.

In sintesi, il progetto BIM della Federico II viene presentato come un percorso di innovazione progressiva che punta a una gestione piĂą integrata, consapevole e orientata al dato del patrimonio edilizio e infrastrutturale. Con ricadute, almeno potenzialmente, anche su sicurezza, tracciabilitĂ  e qualitĂ  delle informazioni.

About Harpaceas

Harpaceas opera da oltre 30 anni nella digitalizzazione della filiera delle costruzioni, offrendo tecnologie, servizi specialistici, supporto e formazione. Lavora con operatori dei settori Costruzioni, Infrastrutture ed Energia introducendo metodologie e processi a livello tecnico e manageriale, con particolare attenzione a sicurezza e sostenibilità e all’evoluzione tecnologica attraverso soluzioni come IoT, Blockchain, AI e Digital Twin.