Come sta andando il sondaggio per il referendum di giustizia? Le ultime rilevazioni sembrano suggerire uno scontro che resterà indefinibile fino al 22 e 23 marzo.
Il sondaggio in corso sta venendo condotto dall’istituto Ixè da ormai il 20 di questo mese e si è concluso, per il momento, ieri 27 gennaio. Basato su un campione di mille elettori, durante questi primi spogli, il sondaggio fa notare immediatamente e inaspettatamente uno scenario di sostanziale equilibrio. Il 50,1% degli intervistati ha dichiarato di votare Sì, mentre il 49,9% si è schierato per il No. Con uno scarto di soli due decimi, si tratta del distacco più breve mai appurato. Questo rende di fatto il risultato agognato e temprato da quella che si annuncia come una battaglia serrata.
La scelta è sempre una questione politica?
Da che abbiamo memoria è la prima volta che il fronte contrario riesce a colmare quasi del tutto la distanza rispetto al Sì. Fattore che segna la decisa inversione di tendenza rispetto ai dati precedenti, come quelli del novembre scorso, gli stessi che indicavano il Sì in vantaggio. L’essere venuti a conoscenza di questa votazione sembra aver avvantaggiato il fronte del No, che vede una crescita esponenziale di adesioni nelle ultime settimane.
Secondo Ixè, il numero di elettori consapevoli dei temi in discussione è cresciuto sensibilmente, mentre è diminuita la percentuale di chi non aveva mai sentito parlare del tema. Questo allargamento della base informata ha favorito un avanzamento trasversale del No, sostenuto soprattutto da giovani, donne e da determinati settori dell’opposizione.
Politicamente, il Sì conserva un margine di superiorità tra gli elettori più maturi e nelle file dei partiti di governo, mentre i sostenitori del No sembrano avere un bacino potenziale più ampio in una fase di accentuata polarizzazione. La campagna referendaria entra ora in una fase cruciale, con l’affluenza stimata al di sotto della metà degli aventi diritto e in assenza di un quorum. La capacità dei due schieramenti di mobilitare gli indecisi potrebbe giocare un ruolo decisivo per consolidare o ribaltare il minimo scarto emerso dai sondaggi.
Il voto del sondaggio: una partita ancora aperta
Se da un lato il Sì resta in testa, la sua superiorità rispetto al No non è più così evidente come nelle rilevazioni precedenti. Alcuni dati presi in esame da Ixè nell’ambito dell’Osservatorio politico tra il 20 e il 27 gennaio permettono di notare come la distanza tra i due fronti è sia diventata quasi irrilevante.
A novembre, il Sì godeva del supporto del 53% degli intervistati, ora è sceso al 50,1% e il No è cresciuto dal 47 % al il 49,9%. Una crescita che comporta un un vero e proprio pareggio tecnico. Analizzando le generalità dei votanti si osserva che il fronte del No dilaga maggiormente nelle giovani generazioni e nelle donne, mentre gli over 55 propendono ancora per il Sì.
A destra troviamo una certa fedeltà , gli elettori conformano il loro schieramento: il Sì arriva infatti al 96% tra loro e all’87% tra quelli di centrodestra. Al contrario, i cittadini di sinistra sembrano sempre più indirizzi sul No, e anche in percentuali significative: 81% nel centrosinistra e 89% nella sinistra.
Nonostante si sia un po’ più informati sul referendum in corso, i livelli di disinformazione sono ancora allarmanti: solo il 44,7% degli intervistati spiega di sapere perfettamente i dettagli di quanto sta accadendo. Un altro 37,4% dichiara di averne sentito parlare ma non sa minimamente definire i dettagli del referendum, mentre addirittura il 17,9% non sa nulla guardo al tema.
I dati sulle affluenze: gli anziani si presentano sondaggio
Sul fronte dell’affluenza prevista, i dati stimano una partecipazione del 61,5%, con anziani e simpatizzanti di centrosinistra e sinistra tra i gruppi più orientati a recarsi alle urne. Le prossime settimane si preannunciano decisive per capire quale delle due opzioni riuscirà ad ottenere la spinta necessaria per prevalere in un contesto così incerto e polarizzato.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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