Coprimuro, 40 anni di marmoresina tra clima che cambia e dettagli di facciata

Daniela Devecchi

Coprimuro, 40 anni di marmoresina tra clima che cambia e dettagli di facciata

Chi vive in una casa con terrazzi, muretti perimetrali o grandi parapetti lo sa bene: il punto debole dell’edificio spesso è proprio il coronamento del muro. Lì dove l’acqua ristagna, dove il gelo lavora in silenzio, dove la finitura si rovina prima del resto. Da oltre quarant’anni Coprimuro lavora esattamente su questo “punto di frattura” tra architettura, tempo e intemperie, trasformandolo in un elemento tecnico e, allo stesso tempo, estetico.

Non è un settore appariscente, quello delle coperture per muri, soglie e fori finestra. E forse proprio per questo incuriosisce: dietro c’è un mondo fatto di formulazioni, certificazioni, prove in cantiere, artigianalità che di solito restano dietro le quinte.

Un gruppo nato dalla sperimentazione

Alla base c’è il Gruppo 2Esse, realtà che rivendica oltre quarant’anni di lavoro continuo su un tema molto preciso: coperture e rifiniture edilizie in Marmoresina e Vetroresina.

La storia viene raccontata come un percorso quasi ossessivo di prove, collaudi, affinamenti di formulazioni. La Marmoresina – miscela di polveri di marmo, resine e collanti specifici – e la successiva linea in Vetroresina non nascono come derivazioni di altri materiali, ma come una sorta di “ricetta proprietaria” messa a punto nel tempo.

Lo sapevi che dietro a un semplice coprimuro ci sono test su gelo/disgelo, urti, abrasione, dilatazioni termiche, acqua e nebbia salina? L’azienda insiste molto su questo aspetto: non solo rapporti di prova, ma un sistema di controlli che riguarda l’intero processo produttivo, dalle materie prime alla durabilità nel tempo.

Marmoresina: un materiale ibrido tra pietra e composito

Il cuore dell’offerta sta nel coprimuro in Marmoresina, presentato come copertura per parapetti e muri perimetrali con profilo a U rovesciata e superficie piana, pensato per proteggere la testa del muro e impedire infiltrazioni.

Rispetto alla pietra naturale, questo composto risulta:

  • più leggero ma solido,
  • totalmente impermeabile,
  • resistente ai raggi UV e agli agenti atmosferici,
  • praticamente privo di manutenzione ordinaria.

La superficie interna è rigata per favorire l’adesione della colla; quella esterna è rivestita con smalti chimici studiati per far risaltare il colore e proteggere ulteriormente il manufatto. Il dettaglio forse più interessante dal punto di vista tecnico è la forma dell’aletta laterale: una svasatura esterna funge da vero e proprio gocciolatoio, allontanando l’acqua dalla parete e impedendole di risalire.

Se ci pensi, è una micro-architettura nella macro-architettura dell’edificio: pochi millimetri che, però, decidono se l’acqua entrerà nel muro o scivolerà via.

Modelli, curvature e colori: quando il dettaglio diventa progetto

Il coprimuro in Marmoresina viene prodotto in barre di lunghezza standard, con spessori e luci interne diversi a seconda del muro da proteggere. Ma non si ferma al rettilineo: esiste anche il coprimuro curvo, realizzato partendo da una dima fornita dal progettista. Prima si produce un prototipo, si controlla che la curvatura sia corretta, poi si realizza lo stampo con la colorazione scelta e si procede alla colata del materiale.

È un lavoro in cui il pezzo industriale incontra la mano dell’operatore: tagli a 45°, tappi di chiusura, angoli saldati, soluzioni per muretti che girano, terrazze arrotondate, recinzioni articolate.

Sul fronte cromatico, la gamma spazia dai bianchi neutri (Bianco Puro, Bianco Avorio) ai grigi (Tele, Tortora, Fumè), fino ai toni più caldi come Marrone Ocra, senza dimenticare le finiture granigliate che richiamano l’effetto delle pietre naturali.

In un’epoca in cui le facciate sono spesso il biglietto da visita di condomìni, alberghi, villette e strutture ricettive, anche il coronamento del muro diventa un tassello del linguaggio architettonico.

Termosoglia e Termoimbotte: il foro finestra come punto sensibile

Accanto alla linea per l’edilizia tradizionale, Coprimuro sviluppa una famiglia di prodotti più tecnica, pensata per chi lavora sui fori finestra: Termosoglia e Termoimbotte.

Qui il tema non è più solo l’infiltrazione d’acqua, ma anche e soprattutto il ponte termico. In un edificio, la discontinuità tra muratura e serramento è una delle zone più critiche per dispersioni energetiche, condense, muffe. I sistemi in Vetroresina vengono proposti come elementi isolanti, capaci di:

  • migliorare la continuità dell’involucro,
  • facilitare la posa del serramento,
  • contribuire agli interventi di riqualificazione energetica.

In questo modo, la stessa azienda che copre muretti e parapetti diventa interlocutore anche per serramentisti e progettisti impegnati su bonus, ristrutturazioni e interventi legati all’efficienza energetica.

Una cultura della certificazione (non solo di facciata)

Un elemento che torna spesso è il tema delle certificazioni. Il coprimuro in Marmoresina è associato a norme e marcature europee specifiche per i rivestimenti esterni, mentre l’organizzazione interna è orientata a standard di qualità riconosciuti.

La differenza che viene rivendicata è quella tra:

  • semplici rapporti di prova legati a un singolo test o a un lotto di campioni
    e
  • un sistema di controllo che considera tutta la filiera, dalla materia prima alla posa in opera, passando per le prestazioni nel tempo.

Se pensiamo a quanto siano aumentati gli eventi atmosferici estremi – piogge intense, sbalzi termici improvvisi, lunghi periodi di irraggiamento – si capisce perché un elemento esposto come il coprimuro richieda questo livello di rigore.

Sostenibilità e riciclo: la seconda vita degli scarti

Un altro capitolo riguarda la sostenibilità. Le soluzioni in Marmoresina e Vetroresina sono inserite in un percorso verso l’economia circolare: l’obiettivo dichiarato è ridurre l’impatto ambientale dei manufatti e del processo produttivo.

La formulazione dei prodotti prevede:

  • utilizzo di energia rinnovabile,
  • materie prime di base biologica per ridurre la componente fossile,
  • contenuto di sostanze organiche volatili (VOC) ridotto,
  • riciclo degli scarti di lavorazione, reimmessi nel processo produttivo dopo studi e test dedicati.

Per questa attività di recupero degli scarti polverosi, Coprimuro ha avviato collaborazioni con il mondo della ricerca e dell’università, lavorando su miscele preliminari e verificando il comportamento dei diversi componenti prima di estendere le nuove formulazioni all’intera produzione.

Non è solo un discorso di immagine: in un settore in cui ogni taglio, ogni sagomatura, ogni pezzo fuori misura genera rifiuti, trovare il modo di riportare queste frazioni dentro il ciclo produttivo significa incidere davvero sull’impatto complessivo.

Un dettaglio tecnico che racconta il modo di costruire oggi

In apparenza, il mondo di Coprimuro ruota attorno a prodotti “minori”: un bordo di terrazzo, una soglia, una imbotti tura termica. Eppure, proprio questi dettagli dicono molto di come sta cambiando il modo di costruire e ristrutturare.

Da un lato c’è la richiesta di durabilità, impermeabilità, resistenza di fronte a un clima più aggressivo; dall’altro il bisogno di coerenza estetica, di facciate ordinate, di finiture che non stonino con l’insieme del progetto. In mezzo, normative sempre più stringenti su energia, materiali, tracciabilità, qualità.

In questo incrocio di esigenze, il percorso di un’azienda specializzata in Marmoresina e Vetroresina, con alle spalle decenni di sperimentazione su un segmento così specifico, diventa un piccolo osservatorio privilegiato: racconta come l’edilizia contemporanea non sia fatta solo di grandi gesti architettonici, ma anche di micro-dettagli tecnici che, nel tempo, fanno davvero la differenza sulla vita degli edifici.