Non è solo “il marito di Carolina Crescentini”. Motta, all’anagrafe Francesco Motta, è uno di quei musicisti che si sono presi il loro spazio un disco alla volta, senza clamore forzato, lasciando che fossero i brani, i concerti e le collaborazioni a parlare. Dietro la sua figura un po’ schiva, dietro i capelli ricci e lo sguardo intenso dei live, c’è una storia che parte dalla Toscana, passa per il punk, arriva al cantautorato, al cinema e, in mezzo, incrocia una delle attrici italiane più amate.
Età, origini e famiglia: la Toscana nel sangue
Motta è classe 1986: nasce il 10 ottobre a Pisa, ma le sue radici affondano a Livorno, città di porto e di rock, che ritorna spesso nel suo immaginario. Oggi ha 39 anni.
Cresce in una famiglia lontana dai cliché dello showbiz: il padre è ingegnere, la madre insegna all’università, la musica arriva quasi come un linguaggio parallelo, da costruire pezzo per pezzo. In casa non mancano i libri, la curiosità, il confronto.
Da ragazzino si avvicina alla batteria, poi al pianoforte e al canto. È uno di quei musicisti che partono dal fondo del palco, dietro i tamburi, e piano piano avanzano verso il microfono. Non smetterà più di passare da uno strumento all’altro.
Dai Criminal Jokers alla Targa Tenco: l’esordio da solista
Prima di Motta “cantautore” c’è Motta “batterista punk”. A metà anni Duemila fonda i Criminal Jokers, una band che comincia con un’attitudine quasi da strada, ruvida, rumorosa, per poi spostarsi verso sonorità più new wave.
Con loro pubblica due dischi, suona ovunque, impara la vita in furgone, i palchi piccoli, i club pieni di fumo e sudore. Nel frattempo inizia a comparire in formazioni altrui: dal vivo lo si vede alla batteria o a vari strumenti con Nada, Zen Circus e altri nomi della scena alternativa italiana.
La svolta arriva quando decide di mettersi in gioco con il proprio nome e la propria faccia. Nasce così “La fine dei vent’anni”, il suo primo album solista. È un disco che fotografa alla perfezione quel passaggio sospeso tra giovinezza e età adulta, tra notti scomposte e responsabilità che bussano alla porta.
Con quell’album Motta si porta a casa la Targa Tenco come Opera Prima, uno dei riconoscimenti più importanti per la canzone d’autore. Non è un premio di tendenza: è un sigillo che lo piazza di colpo nel perimetro dei “da tenere d’occhio”.
Il secondo capitolo, “Vivere o morire”, fa ancora di più: arriva la Targa Tenco come Miglior Album in assoluto. Due dischi, due Targhe. Un record che lo consacra come una delle voci più originali della sua generazione.
“La musica è finita”, “Semplice” e l’energia dei live
Negli anni successivi il percorso continua con “Semplice”, dove il suono si apre, le canzoni si fanno più luminose, pur mantenendo quella vena di inquietudine che è un po’ la sua firma.
Poi arriva “La musica è finita”, un titolo che sembra una resa e invece è esattamente il contrario: un disco vivo, diretto, con brani che sembrano pensati per essere cantati a squarciagola sotto palco. Qui Motta gioca con ritmi più spinti, arrangiamenti che guardano al rock, all’elettronica, a una certa tradizione italiana aggiornata.
Nel mezzo, un costante lavoro sul live: tour nei club, festival estivi, concerti che spesso si trasformano in piccoli rituali collettivi, con il pubblico che prende in mano i ritornelli e li restituisce a volume ancora più alto. Non è un caso se, negli ultimi anni, ha portato in giro progetti che celebrano anche dal vivo la sua storia, fino ad arrivare a un tour dedicato ai dieci anni de “La fine dei vent’anni”.
Sanremo, cinema e colonne sonore
Nell’immaginario del grande pubblico, il volto di Motta entra davvero nel 2019, quando sale sul palco dell’Ariston tra i Big del Festival di Sanremo con il brano “Dov’è l’Italia”. Un pezzo politico, esplicito, distante anni luce dalle canzoni neutre da classifica.
Durante la serata dei duetti divide il palco con Nada, e la loro versione diventa uno dei momenti più forti di quell’edizione. In classifica non arriva in cima, ma fuori dall’Ariston la canzone prende una vita propria.
Parallelamente cresce un’altra dimensione: quella di compositore per il cinema. Motta studia composizione per film al Centro Sperimentale e inizia a firmare colonne sonore: drammi, storie intime, film che cercano una musica riconoscibile ma non invadente.
Arrivano così le OST per film italiani recenti, thriller, racconti generazionali, fino a collaborazioni che lo portano a scrivere brani inediti pensati proprio per lo schermo. Di tanto in tanto appare anche in piccoli ruoli come attore o in cameo in serie di successo: un piede oltre la musica, ma sempre nel mondo del racconto.
Nel 2020 pubblica anche un libro, “Vivere la musica”, ibrido tra memoir e riflessione sul mestiere di stare sul palco, con tutte le sue contraddizioni.
L’amore con Carolina Crescentini: due matrimoni e una scelta libera
Il capitolo che incuriosisce di più chi non lo conosce come musicista è ovviamente quello sentimentale. Motta e Carolina Crescentini si conoscono nel 2017 e, in poco tempo, diventano una delle coppie più chiacchierate dell’ambiente cinema–musica.
Lei, attrice amatissima; lui, cantautore in piena ascesa. L’ufficialità arriva su un red carpet importante, con un bacio davanti ai fotografi che mette fine a ogni indiscrezione.
La loro storia ha un dettaglio romantico che li ha accompagnati in tutte le interviste: i due matrimoni.
- Il primo, civile a New York, nell’ottobre 2018, quasi in sordina, lontano dai riflettori italiani.
- Il secondo, nel 2019, in Toscana, con una cerimonia dal sapore boho in campagna, tra amici, musica e un’aria molto lontana dall’idea di “evento mondano”.
Più volte Carolina ha raccontato la proposta in ginocchio come “un grandissimo regalo”, un gesto semplice e insieme enorme.
Un altro aspetto che li rende una coppia contemporanea è la serenità con cui parlano di assenza di figli: lei stessa ha spiegato più volte di essere felice anche così, senza vivere la maternità come un obbligo. Una posizione chiara, ribadita con fermezza tutte le volte che la domanda è tornata a bussare.
Nella quotidianità restano una coppia molto unita ma riservata: qualche apparizione insieme a festival, prime cinematografiche, eventi legati al lavoro di entrambi, poi il ritorno nel loro spazio privato, lontano dal rumore costante dei social.
Stile, temi e modo di stare in scena
Artisticamente, Motta è spesso associato alla nuova canzone d’autore italiana, quella che non ha paura di sporcarsi con il rock, di usare suoni elettrici, sintetizzatori, batterie dritte.
Nei suoi testi tornano:
- famiglia e memoria,
- le amicizie di lunga data,
- il tema della fragilità maschile,
- la politica come esperienza quotidiana prima che come slogan,
- il corpo che cresce, invecchia, sbaglia, si rialza.
Sul palco alterna momenti quasi urlati a istanti di silenzio pieno, si muove tra strumentazione e microfono, chiama il pubblico, ride, si commuove. È una presenza imperfetta, mai patinata, ed è probabilmente questo uno dei motivi per cui chi lo segue ci si riconosce.
Curiosità su Motta
- È multi–strumentista: oltre alla batteria e al canto, suona chitarra, tastiere e vari strumenti in studio e dal vivo.
- Ha una sorella, Alice, che è cantante e musicoterapeuta: la musica, in casa Motta, è abbastanza di famiglia.
- Ama mescolare percorsi: dal rock indipendente ai palchi istituzionali, dai club alle colonne sonore, dai libri al teatro.
- Nonostante i premi importanti, mantiene un profilo discreto: poche frasi ad effetto, più lavoro che dichiarazioni.
FAQ su Motta, marito di Carolina Crescentini
Quanti anni ha Motta?
Motta è nato il 10 ottobre 1986, quindi oggi ha 39 anni.
Dove è nato e da dove viene?
È nato a Pisa, ma è cresciuto tra Pisa e Livorno, città con cui mantiene un forte legame affettivo e culturale.
Come si sono conosciuti Motta e Carolina Crescentini?
Si incontrano nel 2017 in ambito lavorativo–artistico, si innamorano in fretta e rendono pubblica la loro relazione presentandosi insieme su un importante red carpet.
Quando si sono sposati Motta e Carolina Crescentini?
Hanno celebrato due matrimoni: il primo civile a New York nell’ottobre 2018, il secondo in Toscana nel 2019, con una cerimonia all’aperto in campagna.
Motta e Carolina Crescentini hanno figli?
No, non hanno figli. Carolina ha raccontato più volte di essere serena con questa scelta e di non vivere la maternità come un passaggio obbligato.
Che musica fa Motta?
La sua è una miscela di rock, cantautorato ed elettronica, con testi molto personali. Ha pubblicato più album da solista, ha vinto due Targhe Tenco, ha partecipato a Sanremo e firma anche colonne sonore per il cinema.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






