I Frutti del Castello, trent’anni di natura, storia e biodiversità a Paderna

Daniela Devecchi

I Frutti del Castello, trent’anni di natura, storia e biodiversità a Paderna

Ci sono luoghi che, per due giorni all’anno, cambiano pelle. Un castello di pianura, una campagna placida, e all’improvviso il cortile si riempie di alberi in vaso, cassette di mele dimenticate, zucche dalle forme più strane, profumi di erbe e di terra bagnata. Questo è il mondo de I Frutti del Castello, la rassegna che da oltre trent’anni porta frutti antichi, fiori, piante e prodotti della terra nel cuore del Castello di Paderna, a Pontenure, nel Piacentino.

Più che una semplice mostra-mercato, è un appuntamento che mette insieme biodiversità, storia agricola e cultura del paesaggio.

Una storia che parte dal 1996

Tutto comincia nell’autunno del 1996 con un’idea quasi pionieristica: creare un evento in cui frutti antichi, varietà rare e saperi contadini potessero ritrovare spazio e voce.

L’obiettivo è chiaro fin dall’inizio:

  • mettere in contatto vivaisti, agricoltori, artigiani, ricercatori e appassionati,
  • far conoscere varietà locali e tradizionali,
  • sensibilizzare sul tema della biodiversità coltivata.

Con il passare degli anni, l’appuntamento cresce e diventa una delle rassegne più riconosciute in questo ambito. Alla storica edizione autunnale si affianca, dopo qualche tempo, una edizione primaverile dedicata soprattutto al giardinaggio e alle piante ornamentali: è il momento dei progetti, delle nuove piantumazioni, dei balconi e dei giardini da reinventare.

Oggi il castello vive due momenti chiave:

  • l’autunno, con i frutti maturi, i raccolti, i colori caldi;
  • la primavera, con le fioriture, le idee per il verde, la voglia di rimettere le mani in terra.

Un castello agricolo, non solo una scenografia

Uno degli aspetti più affascinanti dei Frutti del Castello è il contesto. Il castello non è solo sfondo, ma azienda agricola viva: orti, frutteti, animali, campi coltivati.

La rassegna nasce proprio per valorizzare questo intreccio fra:

  • storia del luogo,
  • coltivazione della terra,
  • tutela del paesaggio rurale.

Il fulcro è la ricerca e salvaguardia di essenze e varietà antiche o dimenticate:

  • mele, pere, susine, fichi, melograni dai nomi quasi poetici, salvati da vecchi frutteti o da collezioni amatoriali;
  • ortaggi “di una volta”, dalle zucche bitorzolute alle patate colorate;
  • piante da frutto e ornamentali selezionate per resistere, adattarsi, arricchire i giardini contemporanei senza perdere il legame con la tradizione.

Passeggiando tra gli stand è facile imbattersi in frutti che non si erano mai visti, assaggiare una mela che sa di infanzia o scoprire una varietà che stava scomparendo da decenni.

Una mostra-mercato che è anche una rassegna

Formalmente, I Frutti del Castello è una mostra-mercato di florovivaismo, artigianato e prodotti della terra. Di fatto, è un piccolo festival diffuso, dove ogni cortile e ogni prato raccontano qualcosa.

Gli espositori sono numerosi e selezionati:

  • vivaisti specializzati in rose, piante da frutto, arbusti rari, piante perenni, succulente, piante da ombra;
  • produttori di miele, confetture, succhi, farine, vini;
  • artigiani che creano attrezzi da giardino, ceramiche, tessuti, oggetti in legno e ferro pensati per il mondo agricolo e il verde.

Accanto ai banchi, ogni edizione propone un calendario di:

  • incontri, conferenze, presentazioni di libri,
  • degustazioni guidate,
  • laboratori pratici per adulti e bambini.

I temi spaziano dagli alberi monumentali al ruolo degli insetti impollinatori, dalla storia dei frutti antichi alle nuove sfide dell’agricoltura di fronte al clima che cambia. Alcune edizioni sono state dedicate in particolare agli alberi e ai loro “diritti”, altre hanno reso omaggio a figure che hanno segnato la storia della biodiversità o hanno messo al centro le rose e il loro universo di usi e simboli.

Trent’anni di “passione green”

Con le sue oltre tre decadi di vita, la rassegna ha attraversato mode e tendenze. Quando è nata, si parlava poco di biodiversità; oggi è un tema centrale, ma qui è stato coltivato con coerenza fin dal principio.

Ogni nuova edizione lavora su un filo doppio:

  • da un lato, riscoprire il passato attraverso frutti, semi e pratiche agricole tramandate;
  • dall’altro, guardare al futuro, raccontando nuove tecniche di coltivazione sostenibile, nuove varietà adatte a un clima che cambia, nuove forme di agricoltura di prossimità.

Tra cassette di mele e libri sull’ecologia, tra vecchie sementi e progetti innovativi, il castello diventa un luogo dove si ragiona su come coltiveremo, mangeremo e abiteremo la natura nei prossimi anni.

Un’esperienza per tutti: famiglie, appassionati, curiosi

Una delle ragioni del successo dei Frutti del Castello è la capacità di parlare a pubblici diversi.

Ci sono:

  • i giardinieri esperti, che arrivano con appunti, fotografie e domande tecniche;
  • i collezionisti di piante rare;
  • chi si avvicina per la prima volta a questo mondo;
  • tante famiglie con bambini, che trovano spazi verdi, animali da osservare, laboratori pensati per loro.

Il percorso si snoda fra:

  • il parco storico,
  • la corte interna e le stalle,
  • i prati che costeggiano il fossato,
  • i fienili trasformati in punti ristoro.

Ci sono zone in cui sedersi a mangiare prodotti semplici, aree per il picnic, punti di ritiro degli acquisti più ingombranti per poter continuare la visita a mani libere. E la manifestazione è dichiaratamente pet friendly: i cani al guinzaglio, parte della vita di molte famiglie, sono i benvenuti.

Due stagioni, due atmosfere

La versione autunnale è fatta di colori caldi, frutti maturi, profumi di mosto e di legna. È il momento in cui si celebra il raccolto: mele antiche da assaggiare, zucche e legumi, conserve, vini, oli, farine.

La versione primaverile è tutta giocata sull’energia della ripartenza:

  • nuove piante per il giardino e per il balcone,
  • fioriture,
  • sementi,
  • arredi da esterno,
  • idee per un orto domestico, anche in piccoli spazi.

In primavera, gli stand diventano quasi consulenze a cielo aperto: si discute di esposizioni, terreni, abbinamenti di colori, esigenze idriche. Le piante si comprano, ma soprattutto si impara come accompagnarle nel tempo.

Un presidio di biodiversità, non solo una fiera

Guardando al percorso complessivo, I Frutti del Castello non è soltanto un appuntamento in calendario, ma un vero e proprio presidio culturale della biodiversità.

Qui si:

  • scambiano e conservano semi,
  • recuperano antiche tecniche colturali,
  • sperimentano nuove soluzioni sostenibili,
  • tiene vivo il legame fra storia, paesaggio e agricoltura.

Il castello, con i suoi campi e i suoi orti, non è un set cinematografico ma un luogo che lavora, produce, cambia con le stagioni. E la rassegna fa da lente d’ingrandimento su questo rapporto fra passato e futuro.

Alla fine, chi se ne torna a casa dai Frutti del Castello non porta via solo un albero in vaso o una cassetta di mele dal nome curioso. Porta via storie, profumi, nuovi nomi da ricordare, qualche consiglio pratico e, spesso, uno sguardo diverso sul proprio pezzo di verde, che sia un giardino, un cortile o un semplice davanzale.

E forse anche la sensazione che, partendo da un frutto antico, si possa capire qualcosa in più del nostro modo di stare dentro la natura oggi.