Stefano Marangone ci lascia a soli cinquantanove anni, dopo aver passato gli ultimi vent’anni a lottare con la forza di un leone. La sua perdita porta con sĂ© non solo sconcerto e dispiacere, ma contribuisce, per l’ennesima volta, a far riflettere sulle dinamiche che tutti noi ci troviamo ad affrontare nella vita. Si tratta di una perdita che ci conferma la fragilitĂ dell’esistenza umana e la sua capacitĂ di interrompersi senza preavviso.
Stefano Marangone: l’uomo dietro la diagnosi di SLA
Stefano, prima di ammalarsi, è stato un calciatore dilettante, oltre che un efficiente impiegato di un’azienda metalmeccanica, ed era anche bravino, bisogna ammetterlo. Ma tutto ciò cambia per sempre durante un pomeriggio del 2002.
Quel giorno, proprio mentre sta giocando una partita con la sua squadra del cuore, il Lavarian Mortean, inizia a notare la comparsa di alcuni sintomi, quelli che poi si riveleranno essere i primi segnali della malattia.
Stefano si sente debole e scopre le prime difficoltĂ ad esprimersi. Tutti suggeriscono che potrebbe trattarsi di stress, in fondo, questa vita sembra non volerci mai dare tregua. Eppure si rende conto da solo che invece c’è qualcos’altro che non va. E’ il Santa Maria della Misericordia di Udine a portare con sĂ© quella diagnosi cattiva, inesorabile e affamata. Da quel momento, il decorso di Stefano diventa rapidissimo, culminando in paralisi completa, perdita della voce e dipendenza da un ventilatore e da un’alimentazione tramite PEG.
Nonostante l’immobilitĂ , però, Stefano non ha mai taciuto davvero, e ha fatto della sua storia un inno alla vita, raccontandola anche nel libro “Il mondo scritto con gli occhi”, con la prefazione dell’ex calciatore Javier Zanetti. Questovolume rappresenta una testimonianza oltre la malattia, una lezione di dignitĂ e resistenza che continuerĂ a ispirare molti.
Le qualitĂ di un uomo discreto e affidabile
Stefano era un uomo semplice che aveva fatto della sua vita una battaglia. Una battaglia vera, di quelle difficili, di quelle con cui combatti anche quando il mondo sembra girare nel verso giusto. Ha costruito una vita proprio sulla discrezione e sull’umiltĂ . Una vita che non si è arresa al vendersi per il clamore mediatico. Chi lo conosceva davvero lo sa, sa quanto fosse disponibile, presente e affidabile, con un modo di essere così profondo che si rifletteva nei rapporti umani. Forse una persona di pochi gesti, ma di molte azioni, di poche parole, ma di grande rispetto per gli altri.
Nel corso della sua vita non ha certamente affrontato poche sfide quotidiane, anzi…Eppure le ha vissute con un forte senso di responsabilitĂ . Quel senso tipico di una generazione abituata a rimboccarsi le maniche, perchĂ© alla fine dobbiamo tutti sopravvivere alla vita, alle cose che accadono, ai problemi. Tutto dipende da come scegliamo di sopravvivere, da come scegliamo di farcela, da quello a cui decidiamo di aggrapparci. E anche lui ha scelto come tutti di aggrapparsi a qualcosa. I pilastri della sua esistenza erano il lavoro, la famiglia, gli amici.
La famiglia rappresentava più di ogni altra cosa il rifugio e il punto fermo della sua intera vita. Un legame profondo caratterizzato da una presenza costante e da un forte senso di protezione, che ora lascia un vuoto incolmabile. Il dolore dei familiari è composto e silenzioso, ma evidente. In queste ore, i messaggi di cordoglio testimoniano quanto Stefano fosse benvoluto, non solo dai parenti, ma anche da amici di lunga data e conoscenti.
Il ricordo di chi lo ha conosciuto, e le riflessioni della perdita
Chi oggi piange Stefano ricorda un uomo autentico, privo di maschere e sempre genuino. La sua capacitĂ di ascoltare, la serietĂ e la disponibilitĂ nei momenti di bisogno erano tratti distintivi della sua personalitĂ . L’ereditĂ che lascia non si misura in beni materiali, ma nei ricordi e nei valori trasmessi: la traccia umana che rimane anche dopo l’addio.
La sua scomparsa, a soli 59 anni un’etĂ in cui molti progetti sono ancora in corso, rende la perdita ancora piĂą difficile da accettare. Una morte che arriva troppo presto, e interrompe una vita ricca di legami e aspettative. In momenti come questi, le parole sembrano sempre insufficienti. Resta il silenzio del lutto e la consapevolezza che ogni esistenza, anche la piĂą riservata, può lasciare un segno profondo.
L’ultimo saluto a un uomo speciale e la richiesta di silenzio di sua moglie Paola
Intorno alla figura di Stefano Marangone si stringe ora una comunità ferita, che cerca di elaborare la perdita ricordandolo per ciò che era: un uomo perbene, coerente e presente. Il suo nome continuerà a vivere nei racconti, nei gesti quotidiani e nella memoria di chi lo ha amato. Con il passare del tempo, resterà il ricordo di una vita vissuta con dignità , fino all’ultimo.
La moglie di Stefano, Paola Ecoretti Marangone, sta ricevendo un’infinità di messaggi e testimonianze d’affetto. Ha dichiarato: “Ci sarà il tempo per rispondere a tutti”, ma ha chiesto di rispettare il momento di dolore che sta vivendo con i suoi cari, sottolineando il desiderio di massima riservatezza.
Alla fine di questa lunga lotta c’è una cosa sola che resta, una cosa che nulla può portare via, neppure la morte: si tratta dell’ereditĂ di Stefano. Un’ereditĂ fatta di coraggio e determinazione. La sua storia rimarrĂ un faro di speranza e resilienza per tutti coloro che hanno avuto l’onore di ascoltarla.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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