Salesiani Bologna, una cittadella educativa nel cuore del Sacro Cuore

Daniela Devecchi

Salesiani Bologna, una cittadella educativa nel cuore del Sacro Cuore

Chi passa in via Jacopo della Quercia, a Bologna, vede subito che non si tratta di una scuola qualsiasi. Cortili, campi, la chiesa che svetta, ragazzi che entrano e escono con lo zaino in spalla. L’Istituto Salesiano “Beata Vergine di San Luca” è un pezzo di città: una grande casa dove convivono scuola, centro di formazione professionale, collegio universitario, parrocchia e oratorio.
Tutto ruota attorno ai giovani, com’è nello stile di don Bosco, ma immerso nella Bologna di oggi.

Com’è nato l’istituto

La storia parte tra fine Ottocento e inizio Novecento. L’arcivescovo di allora, il cardinale Domenico Svampa, immagina un luogo capace di dare ai ragazzi istruzione, un mestiere, un punto di riferimento umano e spirituale. Dal 1897 al 1899 si gettano le fondamenta di quello che diventerà l’istituto salesiano.

I primi anni sono già molto vivi: Scuole Elementari, Ginnasio, Arti e Mestieri, aule che si riempiono in fretta. All’inizio del secolo gli studenti sono già qualche centinaio, segno che il bisogno è reale e che la proposta attecchisce.

Con il passare del tempo la struttura si allarga. Negli anni Trenta arriva la Scuola Media, pensata per una formazione insieme culturale e cristiana. Più avanti, nel 2004, viene avviato il Liceo Scientifico, che poi si trasforma nel Liceo delle Scienze Umane. Nel 2014 nasce l’Istituto Tecnico Tecnologico di Meccanica e Meccatronica.
Si vede bene una cosa: l’istituto non resta fermo alla fotografia di un’epoca, ma aggiorna indirizzi e percorsi in base a come cambia la società.

Un unico complesso, tanti mondi che si toccano

Oggi il “mondo salesiano” di Bologna tiene insieme:

  • Scuola media
  • Scuola superiore con più indirizzi
  • Centro di formazione professionale
  • Collegio universitario
  • Parrocchia del Sacro Cuore
  • Oratorio e centro giovanile

Non è solo elenco: vuol dire che nello stesso cortile si incrociano ragazzi e ragazze delle medie, studenti delle superiori, universitari fuori sede, famiglie della parrocchia, gruppi dell’oratorio. La giornata comincia presto con chi entra a lezione e continua fino a sera con catechesi, allenamenti, incontri, riunioni.

L’oratorio mantiene lo stile tipico dei salesiani: un posto dove puoi passare, giocare, parlare, trovarti con gli amici senza sentirti fuori posto. I campi da gioco, il bar, ambienti per i gruppi, la presenza di educatori e salesiani fanno sì che non sia solo un “doposcuola”, ma un ambiente che prova a tenere insieme testa, cuore e relazioni.

Medie e superiori: come funziona la parte scolastica

La scuola media è il primo passo. Ambiente sicuro, insegnanti che conoscono ciascuno per nome e per storia, tanta attenzione al passaggio delicato tra infanzia e adolescenza. Accanto alle materie tradizionali ci sono laboratori, uscite, incontri di orientamento e uno sguardo alle tematiche di fede. L’idea è accompagnare piano piano verso la scelta delle superiori, senza lasciare le famiglie da sole in quel momento.

La scuola superiore è più articolata e guarda in due direzioni: chi proseguirà con l’università e chi invece sceglierà un percorso tecnico o professionale. Gli indirizzi sono:

  • Liceo delle Scienze Umane – opzione Economico Sociale
  • Istituto Tecnico Tecnologico – Meccanica e Meccatronica
  • Istituto Professionale Meccanico
  • Istituto Professionale per i Servizi – Grafica e Comunicazione
  • Filiera tecnologico formativa 4+2 – Meccanica, meccatronica, automazione industriale e I-A.

Tutti portano al diploma di Stato. Negli indirizzi professionali, al terzo anno, c’è anche la qualifica regionale del sistema IeFP, che offre una via più diretta verso il lavoro, pur continuando fino al quinto anno per chi desidera.

Nei percorsi tecnici e professionali, accanto alle lezioni teoriche, hanno particolare rilevanza laboratori, officine, aule informatiche, spazi per grafica e comunicazione. L’obiettivo è chiaro: fare in modo che lo studente, quando esce, sappia muoversi davvero in un’officina, in un’azienda meccanica, in uno studio grafico, non solo “a parole”.

Una giornata tipo: non solo campanella

Una giornata tipica ai Salesiani non si esaurisce con l’uscita dalle lezioni del mattino.

C’è la mensa interna, organizzata a self-service, con i ragazzi che accedono a turno, vassoio alla mano, chiacchiere veloci, insegnanti e educatori che spesso pranzano con loro. È un momento semplice ma molto concreto in cui ci si vede in un modo diverso rispetto al banco.

Dopo pranzo il cortile cambia ritmo: partitelle a calcio e a basket, bar dell’istituto, palestra e tornei. Non è solo svago, perché la presenza di adulti – professori, salesiani, allenatori – mantiene il filo educativo anche quando si sta giocando.

Per chi ha bisogno di un aiuto in più, oppure semplicemente preferisce studiare in un luogo tranquillo, c’è lo studio assistito pomeridiano. Dura buona parte dell’anno scolastico: si sta in aule dedicate, con un docente che aiuta a mantenere ordine e concentrazione. È pensato soprattutto per i più giovani e per chi deve sistemare metodo e organizzazione.

Scegliere il dopo: orientamento e PCTO

Uno dei punti forti è il lavoro sull’orientamento.

Per le famiglie della scuola media vengono organizzati momenti specifici in cui si presentano i diversi indirizzi, si parla delle competenze richieste, si confrontano timori e aspettative. Non è tutto risolto in un’ora, ovviamente, ma il clima è quello di una comunità che prova a scegliere insieme.

Per le quinte superiori il discorso cambia: l’attenzione si sposta su università, percorsi ITS, mondo del lavoro. Vengono coinvolti sia i docenti sia figure esterne, talvolta ex studenti che raccontano come è andata dopo il diploma. Si lavora su curriculum, simulazioni di colloqui, informazioni pratiche.

Sul fronte della realtà lavorativa concreta entrano in gioco i PCTO (quella che molti ricordano ancora come “alternanza scuola–lavoro”). In particolare per i tecnici e i professionali, la rete di contatti con aziende bolognesi, officine, studi grafici, realtà dei servizi permette:

  • stage curricolari durante l’anno
  • periodi di tirocinio estivo, di alcune settimane
  • talvolta esperienze in contesti internazionali, legate alle attività linguistiche

È un modo per portare i ragazzi fuori dall’aula e farli confrontare con ritmi, responsabilità, orari del mondo reale.

Lingue, viaggi e doppio diploma

Le lingue straniere, in particolare l’inglese, non restano solo nei libri. L’istituto propone soggiorni studio, scambi, attività linguistiche all’estero, così che le ore di grammatica in classe trovino un riscontro concreto in situazioni quotidiane: prendere un autobus, parlare con una famiglia ospitante, muoversi in una città diversa.

In questa linea si inserisce il doppio diploma italo–americano. Alcuni studenti, oltre al normale percorso italiano, seguono un curricolo aggiuntivo fatto di corsi e verifiche secondo il modello delle High School statunitensi. Significa più impegno, più ore da gestire, ma anche la possibilità di uscire con due titoli e una familiarità maggiore con lingua e metodo di studio anglosassoni.

Il Santuario e la parrocchia del Sacro Cuore

Nel cuore del complesso si alza la sagoma del Santuario del Sacro Cuore di Gesù. La sua storia si intreccia con quella della città: progettato da Edoardo Collamarini, la prima pietra viene posta nel 1901, l’apertura al culto arriva nel 1912. Nel 1929 il crollo della grande cupola colpisce la comunità, ma già negli anni successivi riparte la ricostruzione, e nel 1935 la chiesa torna ad essere pienamente agibile.

Da allora la parrocchia, affidata ai Salesiani, cammina insieme alla scuola. La stessa comunità religiosa che celebra le S. Messe o anima la catechesi è presente anche nei corridoi scolastici, in oratorio, nei momenti più ordinari della giornata.

Exallievi e memoria condivisa

Una realtà così, inevitabilmente, genera nel tempo una grande famiglia di exallievi. Molti mantengono il contatto, tornano per un saluto, per iscrivere i figli, per partecipare a qualche iniziativa. Esiste un’organizzazione di ex studenti che si ritrova periodicamente e guarda con affetto a “via Jacopo della Quercia”.

Per raccontare la vita del complesso viene pubblicato il giornalino “La Voce di Don Bosco”: numeri che seguono il ritmo dell’anno, con storie, foto, ricordi, interviste. È una sorta di album collettivo, in cui finiscono la recita di Natale, la partita del torneo interno, la testimonianza di un ex studente che lavora all’estero, la riflessione di un salesiano.

Un pezzo di Bologna che cresce con i ragazzi

Mettendo insieme tutti i tasselli – scuola, parrocchia, oratorio, convitto, formazione professionale – l’immagine che esce è quella di una cittadella educativa nel cuore di Bologna.

Qui l’idea di don Bosco prende forma concreta: “casa, scuola, chiesa e cortile” nello stesso luogo. Le aule, i campi, la mensa, la chiesa, gli spazi di incontro sono strumenti diversi di un unico progetto: accompagnare i giovani mentre crescono, sul piano umano, culturale e spirituale, dentro una città che cambia ma continua ad avere bisogno di luoghi così.