Pastificio Strampelli, la pasta che nasce ad alta quota sopra Amatrice

Daniela Devecchi

Pastificio Strampelli, la pasta che nasce ad alta quota sopra Amatrice

Quando pensi a un pastificio, immagini capannoni in pianura, tangenziali, camion in fila. Qui è tutto il contrario.
Il Pastificio Strampelli vive a oltre mille metri di altitudine, in località Collegentilesco, una frazione piccola e silenziosa sopra Amatrice, circondata dal Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Intorno non ci sono lampioni e svincoli, ma boschi, pascoli, neve d’inverno e cielo limpido d’estate.

È da questo scenario, quasi da cartolina d’Appennino, che nasce una pasta pensata per portare in tavola, insieme al grano, anche un po’ di montagna.

Un progetto giovane in una terra ferita

Il pastificio è giovane: l’avventura parte alla fine del 2019, quindi pochissimo tempo fa, se pensiamo alla storia lunga della pasta italiana. Ma il luogo scelto non è neutro: Amatrice è un nome che, negli ultimi anni, ha significato non solo ricette famose, ma anche ferite profonde.

Aprire qui un pastificio non significa semplicemente trovare uno stabilimento, ma provare a dare un pezzo di futuro concreto a un territorio che ha bisogno di lavoro, presenze, progetti.

L’idea è semplice e ambiziosa allo stesso tempo: fare una pasta di qualità e, nello stesso gesto, promuovere e valorizzare l’area che la ospita. Non è un caso che sulla confezione la parola Amatrice compaia con orgoglio: ogni pacco diventa una piccola ambasciata di montagna.

Una pasta “figlia” del suo paesaggio

Il racconto del Pastificio Strampelli gira sempre attorno a tre elementi:

  • grano duro 100% italiano,
  • acqua di sorgente,
  • aria sottile di alta quota.

La pasta nasce solo da semola di grano duro accuratamente selezionata. A questa si unisce l’acqua che scende dalle montagne intorno, filtrata da roccia e boschi. Il risultato è un impasto lavorato con calma, poi essiccato lentamente a bassa temperatura, fino a diventare una pasta ruvida e porosa, pensata per abbracciare i condimenti invece di limitarli a uno strato superficiale.

Non è curioso come, partendo da ingredienti così essenziali, si possa raccontare un intero territorio?

Qui la ruvidità non è un vezzo di marketing, ma una scelta precisa: significa dare alla pasta una tenuta in cottura importante e una superficie che dialoga davvero con il sugo, soprattutto con quelli più identitari, come Amatriciana e Gricia.

Il nome Strampelli e la “rivoluzione” del grano

Quel cognome, Strampelli, non è scelto a caso. Rimanda a Nazareno Strampelli, agronomo e genetista che, agli inizi del Novecento, ha cambiato in profondità la storia del frumento in Italia.

Fu lui a studiare, incrociare, sperimentare nuove varietà di grano, più resistenti alle malattie, alla siccità, al vento, dando vita alle celebri “sementi elette” e ai cosiddetti “grani della vittoria”. Una vera rivoluzione agricola, nata proprio da queste zone dell’Italia centrale.

Legare un pastificio di montagna a quel nome significa, in qualche modo, dichiarare un’eredità: unire tradizione e ricerca, territorio e competenza agronomica. La pasta che esce da Collegentilesco è fatta con grano duro contemporaneo, certo, ma idealmente dialoga con quella stagione di studi che ha reso più forte il legame tra la penisola e il suo cereale simbolo.

De.Co. Amatrice: quando un comune tutela la sua pasta

C’è un altro dettaglio che racconta molto del rapporto tra questo pastificio e il suo contesto: la pasta Strampelli ha ottenuto la Denominazione Comunale (De.Co.) del Comune di Amatrice.

La De.Co. non è un marchio pubblicitario, ma un riconoscimento con cui un’amministrazione decide di proteggere prodotti considerati tipici e identitari. Nel disciplinare vengono fissati gli standard, le materie prime, le caratteristiche che quella pasta deve avere per poter essere davvero definita “di Amatrice”.

In pratica, il comune dice: questa pasta rispetta regole che la legano al nostro territorio, al nostro modo di lavorare il grano, ai nostri piatti simbolo.

Visto così, ogni piatto di spaghetti all’amatriciana preparato con Pasta Strampelli e guanciale locale diventa qualcosa di più di una ricetta: è un gesto che tiene insieme memoria, presente e futuro di una comunità.

Formati essenziali, scelte nette

Colpisce la scelta di non perdersi in un catalogo infinito di formati. Qui l’elenco è corto e ragionato, come se ogni forma avesse un ruolo preciso nella storia.

Tra le paste lunghe compaiono:

  • gli Spaghetti, forse il formato più conosciuto al mondo,
  • i Bucatini, quasi un simbolo dell’amatriciana,
  • gli Spaghetti quadrati ad archetto, che danno un morso leggermente diverso, più pieno.

Tra le paste corte troviamo:

  • i Rigatoni, robusti, con la rigatura che trattiene il sugo,
  • le Mezze Maniche, amatissime nelle cucine di casa,
  • le Penne triangolari, con una geometria meno consueta che gioca sulla sensazione al palato,
  • i Fusilloni, spirali larghe che avvolgono davvero il condimento.

In parallelo, la gamma si allarga ad altri prodotti “di filiera”, come i filetti di pomodori “Ovalone” 100% italiani, che dialogano in modo naturale con il mondo della pasta e dei sughi.

Pochi formati, ma chiari. Come se l’azienda avesse scelto di concentrare le energie su una piccola squadra di “attori” capaci di interpretare al meglio i sughi della tradizione locale e le ricette di tutti i giorni.

Amatriciana, Gricia e una pasta con un ruolo “civile”

Ad Amatrice la pasta non è mai solo pasta. È strumento di identità.

Gli spaghetti all’amatriciana raccontano un luogo esattamente quanto una cartolina o una fotografia. Stessa cosa vale per la Gricia, spesso definita “l’amatriciana in bianco”. In entrambe le ricette, la scelta della pasta non è marginale: la tenuta in cottura, la capacità di legarsi al condimento, la provenienza del grano diventano dettagli che pesano.

La Pasta Strampelli si infiltra in questo discorso con una certa naturalezza: nasce ad Amatrice, è riconosciuta dal comune, usa solo grano duro italiano. Non è difficile immaginare un ristorante o una casa privata che decidono di usarla proprio per rafforzare il legame tra piatto e territorio.

In questo senso, la pasta assume quasi un ruolo “civile”: non è solo un alimento, ma un modo per dire “noi siamo di qui”, o per chi vive lontano “questo piatto arriva da lì”.

Alta quota, aria sottile, lavoro quotidiano

Dietro le confezioni ordinate sugli scaffali, resta l’immagine di un luogo molto concreto: un stabilimento su un altopiano, incastonato tra montagne, con gli inverni lunghi e le mattine fredde d’estate.

Qui ogni giorno qualcuno apre la porta del pastificio, controlla i macchinari, sceglie la semola, dosa l’acqua, segue le fasi di estrusione, osserva la pasta mentre asciuga lentamente, paziente, in un’aria che non conosce smog.

Il fascino è proprio questo: sapere che gli spaghetti, i bucatini, i rigatoni che finiscono nel piatto hanno fatto il loro “tirocinio” in un luogo dove il rumore più forte, spesso, è quello del vento tra gli alberi.

E tu, quando metti sul fuoco l’acqua per la pasta, ci pensi mai da dove vengono quei formati?
Nel caso del Pastificio Strampelli, la risposta è semplice e precisa: vengono da una montagna sopra Amatrice, da un altopiano dove grano, acqua e aria hanno deciso di mettersi d’accordo per raccontare la stessa storia, una forchettata alla volta.