La notizia della scomparsa di Ivan Mazzagatti ha profondamente scosso il mondo del basket nel Sud Italia. Per decenni, il suo nome ha rappresentato un vero e proprio simbolo. Ivan era passione, competenza e dedizione sportiva. In particolare per le città di Messina e Reggio Calabria, che sono rimaste segnate in modo indelebile dalla sua carriera e la sua vita.
Il ricordo di Ivan Mazzagatti
Con lui si spegne una figura autentica del basket degli anni Sessanta e Settanta, un uomo che ha vissuto lo sport con discrezione, rigore e amore genuino.
Dai primi passi a Messina
Nacque una notte di Maggio del ’48, e da lì in poi, pian piano, negli anni, si accostò al basket. Lo fece in un periodo in cui la pallacanestro italiana muoveva i primi passi lontano dai riflettori mediatici. La sua storia iniziò a Messina, dove entrò giovanissimo nel vivaio della Libertas Messina, debuttando ufficialmente nei campionati durante la stagione 1966/67. Fin da subito si distinse per l’intelligenza tattica e la capacità di leggere il gioco.
Non era un playmaker appariscente, ma un leader silenzioso capace di far funzionare al meglio la squadra: dirigeva i ritmi, distribuiva assist, guidava i compagni con calma e precisione. Grazie a queste qualità , divenne presto una colonna portante della squadra.
Con la Libertas visse momenti significativi, tra cui il trionfo nel campionato di Serie C nel 1968/69 e nuovamente nel 1971/72, ricordati ancora oggi come tappe gloriose del basket messinese. Ormai era una figura simbolo, un punto di riferimento rispettato da tutti.
La svolta a Reggio Calabria
Nel 1972 arrivò quella che sarebbe diventata la tappa più importante della sua carriera: il trasferimento alla Viola Reggio Calabria. Questo cambio di maglia non fu solo un’operazione sportiva, ma l’ingresso in una realtà ambiziosa, supportata da un pubblico caloroso e animata da grandi prospettive di crescita.
Alla Viola giocò fino al 1976, lasciando un’impronta indelebile. Quegli anni furono segnati da campionati intensi in Serie C e Serie B, con trasferte impegnative e partite che ancora vivono nei ricordi degli appassionati più anziani. Mazzagatti si distinse per affidabilità , lucidità e spirito di sacrificio, diventando pilastro insostituibile della squadra.
Il suo nome rimane legato a quella fase in cui la Viola iniziava a costruire una propria identità , fondata su una filosofia di basket fatta di impegno, appartenenza e radici territoriali.
Una nuova missione: l’allenatore
Terminata l’esperienza sul parquet, Mazzagatti continuò il suo percorso nel mondo del basket, dedicandosi all’insegnamento e alla formazione delle nuove generazioni. Intraprese con entusiasmo il lavoro da allenatore, affiancandosi sia a squadre maschili che femminili.
Le sue esperienze più memorabili si legano a realtà come Zanclon, Oberdan e Castanea, dove mise al centro della sua attività lo sviluppo sportivo e personale dei giovani. In questa nuova fase della sua vita si distinse per la sua capacità di unire preparazione tecnica ed empatia umana.
Chi lo conobbe lo dipinge come un mentore dedito all’educazione dei ragazzi, più interessato a trasmettere valori che a ottenere risultati immediati. Per lui il basket non era solo uno sport, ma anche una scuola di vita.
Una persona riservata e autentica
Ivan Mazzagatti non amava i riflettori né la notorietà . Poche sono le notizie sulla sua vita privata: preferiva che il suo lavoro e la sua dedizione parlassero per lui.
Dettagli sui suoi affetti familiari non sono mai stati al centro dell’attenzione pubblica, riflettendo una naturale discrezione che lo accompagnò per tutta la vita.
Chi ebbe modo di incontrarlo fuori dal campo lo ricorda come un uomo gentile e sempre disponibile, pronto a offrire saggezza e conforto con semplicità e mai con ostentazione. Incarnava senza ostentazioni i veri valori dello sport.
Il lutto per una figura indimenticabile
La morte di Ivan Mazzagatti, avvenuta quest’oggi, ha lasciato un grande vuoto nel cuore del mondo.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
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