Sharon Maccanico: cos’è successo davvero durante la frana in Nuova Zelanda? Paura per la quindicenne di Avellino, Picarelli in tensione

Giorgia Tedesco

Sharon Maccanico, una ragazza di 15 anni originaria di Avellino e campionessa internazionale di hip hop, figura tra le vittime della frana che ha colpito il campeggio Beachside a Mount Maunganui, in Nuova Zelanda.

Cos’è successo a Sharon Maccanico?

La notizia è stata diffusa dal Pakūranga College attraverso un messaggio sui social durante la notte. Con immenso dolore, il college ha annunciato la perdita di due studenti. Stiamo parlando di Max Furse-Kee e Sharon Maccanico, nella tragedia del Monte Maunganui. La scuola ha dichiarato di aver contattato le famiglie delle vittime per esprimere le sue più sincere condoglianze e supporto. Molti membri della comunità scolastica sono stati profondamente scossi dalla notizia. E, il college, si sta adoperando per fornire sostegno a studenti e personale durante questo difficile periodo.

Le cause del disastro: si poteva evitare?

Il maltempo ha causato una frana devastante in Nuova Zelanda, travolgendo il campeggio e provocando la morte di due persone. Con altri ancora dispersi, inclusi alcuni bambini. L’incidente ha lasciato una profonda ferita tanto nella comunità locale quanto nella lontana città di Avellino, in Italia. Sharon Maccanico, nata ad Avellino ma residente da anni ad Auckland con i genitori, era una talentuosa ballerina di hip hop che aveva già calcato palcoscenici internazionali. Ora, dopo l’improvviso disastro naturale verificatosi ai piedi del rinomato Mount Maunganui, il suo nome compare tra i dispersi.

Un momento per sperare, una preghiera per non arrendersi

A Picarelli, quartiere d’origine della famiglia Maccanico, la comunità si è stretta attorno al dolore con preghiere e veglie. Ieri pomeriggio, nella chiesa del Santissimo Salvatore, amici e conoscenti si sono riuniti a recitare preghiere per Sharon. L’incontro è stato organizzato dallo zio Renato Maccanico, che ha condiviso l’invito attraverso i social, esprimendo la speranza che avvenga un miracolo per la giovane.

Una ricerca che non si ferma, una lotta continua

Il momento di raccoglimento è stato guidato da don Antonio Dente in un clima di profonda partecipazione emotiva. Le parole pronunciate hanno cercato di dare conforto e speranza. Anche se, in situazioni così tragiche resta il silenzio della vicinanza e l’abbraccio morale della comunità come unico sostegno. Dall’altra parte del mondo, nel frattempo, le ricerche proseguono incessantemente nella speranza di trovare una luce in questa tragedia. Una tragedia che non ha colpito solo delle famiglie, ma l’intera comunità.

L’episodio analogo, eventi ricorrenti

Un’altra frana a Pāpāmoa, in Nuova Zelanda, ha causato la morte di un bambino e di sua nonna, quando il cedimento del terreno durante le forti piogge ha travolto la loro abitazione. È stato inoltre confermato che alcune persone hanno perso la vita a causa di una frana sempre a Pāpāmoa, nello stesso periodo di maltempo. I soccorritori continuano a lavorare instancabilmente per trovare eventuali dispersi.

Gli effetti degli avvenimenti sulla comunità

Quando una frana colpisce un territorio, non distrugge solo case, strade o oggetti tangibili: investe l’intera comunità, lasciando cicatrici che rimangono aperte ben oltre il tempo necessario perché il fango si dissolva. La scomparsa di un giovane, in particolare, infrange un equilibrio già precario e silenzioso.

È la perdita di una vita in divenire, di un futuro che, in qualche modo, apparteneva a tutta la collettività. Nei giorni seguenti a una simile tragedia, il tempo sembra sospeso. Le attività rallentano, le scuole si fermano, e le piazze si riempiono di silenzi interrotti solo dal tremolio delle candele accese in memoria. Anche chi non conosceva personalmente la vittima percepisce il dolore come collettivo. Questo lutto accomuna tutti, suscitando domande profonde e personali.

C’è poi una ferita meno visibile ma altrettanto paralizzante: la perdita di fiducia nel territorio. Spazi conosciuti — una collina accogliente, una strada familiare, una casa vissuta — si trasformano in luoghi carichi di minacce. La natura, un tempo fonte di identità e conforto, appare ora imprevedibile e pericolosa. Questa percezione altera profondamente il senso di sicurezza, specialmente per i più giovani, che devono imparare a convivere con l’idea di un rischio incombente e improvviso.

Un bagliore fra le rovine

Eppure, da questi momenti di devastazione spesso nasce una sorprendente forza di solidarietà. La comunità si stringe, si creano reti spontanee di supporto, si organizzano raccolte fondi e commemorazioni collettive. Il nome del giovane scomparso diventa un simbolo, non solo della perdita subita ma anche di un impegno da condividere: ricordarlo vuol dire esigere maggiore attenzione al territorio, prevenzione concreta e ascolto dei segnali d’allarme spesso ignorati.

Alla fine, resta la memoria. Una comunità colpita da una frana non è mai più la stessa. Porta addosso una ferita permanente ma guadagna anche una nuova consapevolezza: che la vita è fragile, che i legami tra le persone sono il baluardo essenziale per resistere e che custodire il ricordo di chi non c’è più è un atto di amore e responsabilità verso ciò che verrà.