Come dimenticare Nazzareno Canuti? Oggi, vogliamo ricordarlo più che mai. Il mondo del calcio è in lutto per la sua scomparsa, era l’ex difensore di Inter e Milan, e ci ha lasciati improvvisamente all’età di 70 anni. Figura storica degli anni Ottanta e uno dei pochi ad aver indossato entrambe le celebri maglie delle due squadre di Milano, Canuti non ha mai nascosto la sua profonda fede interista però.
Chi era Nazzareno Canuti?
“L’Inter è l’Inter: si ama”, dichiarava pochi mesi fa alla Gazzetta dello Sport, e arrivava a siglare i suoi messaggi WhatsApp con un cuore nero e uno azzurro. Soprannominato “Nazza”, mosse i primi passi nel settore giovanile dell’Inter. Debuttando poi in prima squadra più di quant’anni fa. Con i nerazzurri, collezionò 183 presenze. Che non è affatto poco giovani tifosi. Segnando anche un grande gol nel corso delle sue sette stagioni.
Raggiunse, però, l’apice della sua carriera alla fine degli anni Settanta e inizio Ottanta. E lo fece contribuendo alla vittoria dello scudetto nella stagione 1979-80. Quella con Eugenio Bersellini al timone. Insieme, conquistarono anche due Coppe Italia.
Il comunicato della scomparsa: una notizia sconvolgente
L’Inter ha voluto ricordarlo con affetto in un comunicato ufficiale.
“Ci ha lasciato Nazzareno Canuti. Prodotto del Settore Giovanile, in nerazzurro ha totalizzato 183 presenze in sette stagioni. Con l’Inter ha vinto due Coppe Italia e lo scudetto del 1979-80. Onorando sempre la maglia con orgoglio, dedizione e spirito di sacrificio. FC Internazionale Milano e tutto il popolo nerazzurro si stringono attorno ai suoi familiari”.
La carriera ricca, e straordinaria
Conclusa l’esperienza all’Inter, Canuti fu ceduto in prestito al Milan nella stagione 1982-83, quando i rossoneri militavano in Serie B. Ricordando il suo trasferimento, commentava: “Eravamo in tournée in Cile, mi sono molto arrabbiato. Ma come? All’improvviso, senza avvisarmi? Mi avevano inserito nell’affare Collovati insieme a Pasinato e Serena. Ma ai tempi funzionava così. Alla fine mi sono trovato bene, abbiamo vinto e ho incontrato persone splendide come Ilario Castagner, un allenatore eccezionale”.
Dopo l’esperienza al Milan, vestì le maglie di Genoa, Catania e Solbiatese, concludendo la carriera calcistica nella stagione 1988/89 con soli tre presenze e un gol per quest’ultima squadra.
La vita dopo il pallone: una vita diversa
Una volta appese le scarpe al chiodo, scelse un percorso professionale lontano dal rettangolo di gioco: lavorò come rappresentante per la Sony insieme all’ex compagno di squadra Evaristo Beccalossi. Nonostante avesse detto addio al calcio giocato, rimase profondamente legato al pallone e all’Inter.
Partecipava spesso ad eventi organizzati dagli Inter Club in tutta Italia, dove dispensava sorrisi e condivideva storie sul periodo trascorso in nerazzurro.
Oggi il calcio italiano saluta uno dei suoi protagonisti più autentici e ricordati con affetto da tifosi e compagni di squadra.
La famiglia, l’amata Loredana e la figlia Alessia
Nazzareno Canuti, lontano dai riflettori del mondo del calcio, si è sempre distinto per la sua riservatezza. Scegliendo di proteggere con cura la propria vita privata. Il suo amore incondizionato verso la moglie Loredana e la figlia Alessia rappresentava il centro del suo universo.
Un legame profondo, testimoniato più dai gesti quotidiani che dalle parole. Di lui si conoscono pochissimi dettagli personali, poiché decise di mantenere le distanze dal clamore mediatico, dedicandosi con la stessa passione riservata al calcio alla tutela della sua famiglia.
La discrezione e l’umanità con cui visse questi affetti lo rendono una figura ancora più apprezzata e rispettata da chi oggi lo ricorda.
Una giornata di grandi perdite: dopo Canuti, Cella
Quella di Canuti non è l’unica perdita con cui confrontarci oggi, purtroppo. Nelle ultime ore, il mondo del calcio piange la scomparsa di ben due ex calciatori dell’Inter, entrambi insigniti del titolo di campioni d’Italia. Si è spento a Bobbio, sua città natale in provincia di Piacenza, Giancarlo “Caje” Cella all’età di 85 anni.
La carriera del grande Giancarlo Caje
Durante la sua carriera, ha vestito le maglie di diversi club tra cui:
- Piacenza,
- Torino (dove esordì in Serie A),
- Catania,
- Atalanta
- e Inter, con cui conquistò lo scudetto nella stagione 1970-71.
Con la nazionale dei giovani ha collezionato ben 9 presenze e realizzato 2 reti. Oltre ovviamente a vincere una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo del 1959.
La sua strada ebbe, purtroppo, una pessima interruzione. Purtroppo. Si dovette fermare proprio a causa di un grave infortunio al ginocchio, che gli impedì anche di partecipare ai Mondiali di quell’anno. Dopo il ritiro dai campi, si destreggiò nella carriera da allenatore. Guidò le giovanili dell’Inter e fu viceallenatore della prima squadra nerazzurra. Anche se poi si dedicò ad allenare altre squadre. Ad esempio:
- Pavia,
- Carpi,
- SPAL
- e Suzzara.
In seguito, rivestì il ruolo di responsabile del settore giovanile del Piacenza. Luogo dove ebbe l’opportunità di allenare giovani come Pippo e Simone Inzaghi. Durante la sua lunga carriera da calciatore, in cui ha ricoperto i ruoli di mezzala, mediano e libero, Cella non smise mai di tornare a Bobbio. Il luogo in cui costruì la sua famiglia accanto alla moglie Poni e ai figli Francesca e Gionata. È proprio a Bobbio che trascorse anche gli ultimi anni della sua vita.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
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