Pietro Beconcini: Sangiovese, Tempranillo e un segreto custodito a San Miniato

Daniela Devecchi

Pietro Beconcini: Sangiovese, Tempranillo e un segreto custodito a San Miniato

Tra Firenze e Pisa, sulle colline di San Miniato, c’è una campagna dove le vigne crescono su terreni argillosi pieni di antiche conchiglie, attraversati dalla Via Francigena. In mezzo a questo paesaggio sta l’azienda agricola Pietro Beconcini, una realtà di famiglia che ha trasformato un passato contadino in un laboratorio di ricerca su Sangiovese e Tempranillo.

Qui il vino nasce da un’idea molto netta: usare il passato come motore di innovazione, senza perdere di vista la terra da cui tutto parte.

Dalla mezzadria al progetto di Leonardo

La storia comincia nei primi anni Cinquanta, quando il nonno Pietro riesce a compiere un passo enorme per l’epoca: acquistare i terreni che la famiglia lavorava da anni come mezzadri alle dipendenze dei Marchesi Ridolfi.

Diventare proprietari significa uscire dal regime di mezzadria e dare un nome preciso a quel lavoro: nasce così la realtà che oggi conosciamo come Pietro Beconcini Agricola.

Per un periodo la famiglia è quella dell’agricoltore polivalente: vigna, campi, animali. Più avanti è il padre di Leonardo a scegliere di concentrarsi sulle vigne e sul vino, intuendo che proprio lì stava il futuro.

Il passo successivo è quello di Leonardo Beconcini, che inizia il suo progetto nei primi anni Novanta:

  • studia a lungo i suoli aziendali, coltivati fino ad allora in modo piĂą tradizionale;
  • lavora su selezioni massali di Sangiovese;
  • porta in bottiglia, nel 1995, la prima annata di Sangiovese in purezza.

Dal 1997 al suo fianco c’è Eva Bellagamba, compagna di vita e di lavoro, che sceglie di lasciare un percorso da architetta per dedicarsi a questo progetto.

Due persone, una famiglia alle spalle, un territorio preciso e una visione che si costruisce vendemmia dopo vendemmia.

Le “quattro scoperte” che hanno cambiato l’azienda

Leonardo sintetizza il suo lavoro degli ultimi decenni in quattro risultati chiave, che raccontano bene l’identità dell’azienda:

  1. Capire davvero i terreni, superando un approccio arcaico e imparando a leggere argille, conchiglie fossili, esposizioni, microzone.
  2. Selezionare due cloni locali di Sangiovese, che ancora oggi sono il cuore dei vini di casa.
  3. Incrementare la presenza di Malvasia Nera, compagna storica del Sangiovese, per dare profonditĂ  e complessitĂ  ai tagli.
  4. Individuare, a San Miniato, la presenza insospettabile del Tempranillo, vitigno simbolo della Spagna, radicato qui da molto prima che qualcuno lo sapesse.

Quell’ultima scoperta è una delle chiavi di volta del progetto: tra i filari che affiancano la Via Francigena vengono trovate viti antiche, sopravvissute alla fillossera, che le analisi genetichedichiarano Tempranillo.

Da lì nasce l’idea di fare di San Miniato una delle poche terre dove Sangiovese e Tempranillo convivono fianco a fianco, non come curiosità esotica, ma come espressione autentica del luogo.

Sangiovese: la tradizione letta dal Reciso e dai Chianti

Il Sangiovese è il centro di gravità della storia toscana del vino e, in questa azienda, è anche il punto di partenza di tutto.

Tra i vini che meglio lo raccontano c’è “Reciso”, un Sangiovese in purezza pensato non per piacere a un mercato specifico, ma per mostrare cosa può fare questa uva sui terreni di San Miniato:

  • struttura asciutta e austera,
  • tannini intensi,
  • un finale leggermente amarognolo, che ricorda il cioccolato fondente e porta con sĂ© la firma delle argille locali.

Accanto a lui vivono i vini della tradizione di famiglia:

  • i Chianti DOCG, come Antiche Vie, legati al volto piĂą quotidiano e immediato del territorio;
  • la Riserva “Pietro Beconcini”, che affonda le radici nella produzione con cui il nonno e il padre hanno portato avanti l’antico mestiere del vignaiolo.

In tutti questi vini il Sangiovese non è un’icona astratta, ma un vitigno che assume un volto preciso: quello di una collina particolare, con terreni ricchi di scheletro marino e una ventilazione che arriva dal mare Tirreno.

Tempranillo: l’innovazione che arriva dal passato

Se la tradizione qui si chiama Sangiovese, l’innovazione porta il nome del Tempranillo.

Non un vitigno importato di recente, ma una presenza antica, nascosta tra i filari, che gli studi hanno riportato alla luce. Il lavoro di recupero e comprensione di queste viti ha portato alla nascita di una piccola famiglia di vini:

  • IXE – Tempranillo Toscano, che gioca sull’idea dell’“incognita” (la X) e racconta l’incontro tra un vitigno di origine spagnola e una terra toscana;
  • Vigna Le Nicchie – Tempranillo Prephylloxera, proveniente da una vigna storica, con piante che affondano le radici direttamente nel terreno, senza innesto su piede americano;
  • Fresco di Nero – Tempranillo Prevendemmia, versione piĂą immediata, pensata per raccontare il lato piĂą fresco e succoso di quest’uva.

Il Tempranillo, in questo contesto, è trattato come un ospite di lungo corso: non un esperimento di moda, ma un fratello del Sangiovese, con cui condivide i suoli e il clima ma da cui si distingue per profilo aromatico, tessitura tannica e ritmo in bocca.

Biologico, coerenza e umiltĂ : la filosofia di lavoro

Tutta la produzione di Pietro Beconcini è certificata biologica. Non si tratta solo di un timbro in etichetta, ma della conseguenza naturale di un’impostazione che mette al centro:

  • il rispetto dell’ambiente e delle piante coltivate;
  • la ricerca di un equilibrio tra coerenza e apprendimento continuo;
  • la convinzione che un grande vino si faccia prima di tutto in vigna, e solo in un secondo momento in cantina.

Due parole tornano spesso nel modo in cui l’azienda si racconta:

  • coerenza, intesa come fedeltĂ  alle scelte fatte nel tempo;
  • umiltĂ , vista come voglia di imparare sempre qualcosa di nuovo, anche quando la tentazione sarebbe quella di adagiarsi sui risultati raggiunti.

Trovare l’equilibrio tra questi due poli è il cuore del lavoro quotidiano: cambiare quando serve, senza tradire l’identità che lega famiglia, territorio e vini.

San Miniato, la Via Francigena e le visite in cantina

Il contesto in cui tutto questo vive è una parte importante della storia.

San Miniato è una cittadina adagiata su una collina che guarda la valle dell’Arno, con un centro storico che porta i segni del Medioevo e della dominazione fiorentina. Nei dintorni, le vigne della famiglia Beconcini si distendono in una zona in cui il terreno è:

  • ricco di argille;
  • punteggiato di conchiglie fossili, testimonianza di antichi fondali marini;
  • esposto a venti che asciugano e rinfrescano, utili al lavoro in vigna.

Tra i filari passa la Via Francigena, la grande strada dei pellegrini che collegava il Nord Europa a Roma. Non è solo una curiosità: è uno dei motivi per cui, forse, vitigni come il Tempranillo sono arrivati fin qui secoli fa, portati da viaggiatori, commercianti, ordini religiosi.

La cantina è pensata anche come luogo di incontro e racconto: accoglie appassionati e curiosi con percorsi di visita e degustazione, in cui si assaggiano i vini e si ripercorrono le tappe principali della storia di famiglia, del Sangiovese e del Tempranillo toscano.

Tra olivo e vinsanto: un mosaico di prodotti

Accanto ai rossi, la tavolozza dell’azienda comprende anche:

  • un olio extravergine di oliva che nasce dagli olivi di proprietĂ , nel solco della tradizione agricola toscana;
  • due Vinsanto del Chianti DOC, “Caratello” e “Aria – Occhio di Pernice”, che riportano il lavoro su un terreno diverso: quello delle lunghe attese, dei caratelli dimenticati in soffitta, del tempo che concentra e trasforma.

Ci sono poi bianci e macerati come VEA (Trebbiano) e PRS (Malvasia Lunga), che completano il racconto di un’azienda che non ha paura di muoversi su terreni meno battuti, restando però sempre ancorata a vitigni storici e a una gestione artigianale.

Custodi di un segreto antico come le loro terre

In fondo, il modo in cui Pietro Beconcini si definisce riassume bene tutto: “custodi di un segreto antico come le nostre terre”.

Il segreto non è un trucco di cantina, ma un intreccio di elementi:

  • una famiglia che ha imparato a leggere i propri campi generazione dopo generazione;
  • un territorio in cui conchiglie, argille e vento scrivono la trama dei vini;
  • un vitigno simbolo come il Sangiovese, affiancato da un Tempranillo che qui ha trovato una casa inattesa ma profondamente sua.

Tra filari che seguono la curva della collina e vigne che guardano la Francigena, il lavoro quotidiano è quello di tenere insieme tradizione e innovazione, senza slogan: potature, selezioni, raccolte, fermentazioni, assaggi.

Tutto il resto – le etichette, i riconoscimenti, le storie che si raccontano a tavola – viene dopo, come naturale conseguenza di un’idea di vino che nasce dalla terra e ritorna alla terra, vendemmia dopo vendemmia.