Owadan Tourism, viaggiare nel cuore del Turkmenistan tra deserto e cittĂ  di marmo

Daniela Devecchi

Owadan Tourism, viaggiare nel cuore del Turkmenistan tra deserto e cittĂ  di marmo

All’uscita dall’aeroporto di Ashgabat la prima impressione è quasi irreale: viali larghi, palazzi rivestiti di marmo bianco, monumenti che brillano sotto il sole del deserto. A poche ore di strada, però, il paesaggio cambia radicalmente: le dune del deserto del Karakum, i canyon rosati di Yangikala, i villaggi sparsi lungo antiche rotte carovaniere.

In questo scenario si muove da anni Owadan Tourism, una realtà turkmena che ha scelto di raccontare il proprio paese dall’interno, con lo sguardo di chi lo abita e lo attraversa da molto tempo.

Una storia che comincia nel 1996

Owadan Tourism nasce a metà degli anni Novanta, nel 1996, in un periodo in cui il Turkmenistan si affacciava con cautela al turismo internazionale. Nel corso del tempo l’agenzia cresce, si struttura, costruisce una rete di contatti e competenze fino a diventare una delle realtà più solide del settore nel paese.

Fin dall’inizio la direzione è chiara: non limitarsi a proporre un catalogo standard, ma lavorare su itinerari su misura, dando spazio a interessi specifici come:

  • storia e archeologia legate alla Via della Seta,
  • architettura contemporanea della capitale post-indipendenza,
  • natura desertica e aree montane,
  • cavalli Ahalteke, simbolo nazionale,
  • feste tradizionali e momenti di vita quotidiana.

Una parte importante del lavoro avviene lontano dagli arrivi: nei periodi piĂą tranquilli, il team continua a esplorare il paese, controlla percorsi, aggiorna tappe, verifica condizioni di strade, siti e servizi. Tutto per costruire viaggi che non siano solo teorici, ma aderenti alla realtĂ  turkmena di oggi.

Turkmenistan in quadro: cittĂ , deserti, siti storici

L’immagine del Turkmenistan che emerge è fatta di contrasti fortissimi.

Da una parte Ashgabat, la capitale ridisegnata dopo l’indipendenza, con i suoi:

  • palazzi rivestiti in marmo bianco,
  • ampie piazze monumentali,
  • fontane, archi, torri e cupole che compongono una scenografia quasi teatrale.

Dall’altra parte i grandi spazi aperti:

  • il deserto del Karakum, un “oceano di sabbia” che occupa gran parte del territorio;
  • i canyon di Yangikala, con pareti rosse, ocra, rosate che cambiano colore a seconda della luce;
  • le rovine di antiche fortezze e cittĂ  carovaniere, frammenti di un passato legato alla Grande Via della Seta;
  • villaggi dispersi, oasi e piccole cittĂ  che hanno conservato ritmi e forme di vita lontane dalle capitali globali.

Le proposte di viaggio si muovono continuamente tra questi poli: la cittĂ  di marmo e il vuoto del deserto, i siti archeologici e i mercati, le moschee e i mausolei, le case di fango e le yurte.

Itinerari tra Via della Seta e Karakum

Gli itinerari ideati da Owadan Tourism coprono una gamma ampia di durata e contenuti. Si va da percorsi di 3–4 giorni, pensati per chi ha poco tempo, a viaggi di 10–15 giorni che attraversano il paese da nord a sud.

Tra le formule ricorrenti:

  • tour dedicati alla Via della Seta, che collegano le antiche cittĂ -oasi e i siti archeologici,
  • viaggi nel cuore del Karakum, con tappe in insediamenti semi-nomadi,
  • programmi costruiti attorno al Capodanno persiano di Nowruz, con visite a cittĂ , parchi e festeggiamenti,
  • itinerari che ruotano attorno ai cavalli Ahalteke, con soste in allevamenti, maneggi, scuderie storiche.

Spesso i tour combinano il Turkmenistan con altri paesi dell’Asia Centrale, creando archi che possono includere Uzbekistan, Kazakistan o altri stati dell’area. Il ritmo alterna giornate di visita urbana a giornate in piste sterrate, tra deserti, gole e altopiani.

Una notte accanto al “portale di fuoco”: il Darwaza yurt camp

Uno dei progetti più caratteristici è il Darwaza yurt camp, un campo di yurte nel cuore del deserto del Karakum, a breve distanza dal cratere di gas in fiamme di Darvaza.

Il cratere appare come una grande cavità nella sabbia, con un diametro di qualche decina di metri, da cui salgono centinaia di fiammelle. Di giorno è una ferita bruciata nel paesaggio; di notte, un enorme braciere che illumina il buio del deserto.

Il campo permette di restare accanto al cratere fino a tardi, di osservarlo al tramonto, nella notte piena di stelle e all’alba. L’esperienza non si limita alla visita in sé, ma include:

  • la sistemazione in yurta, tenda tradizionale arredata con tappeti, coperte, tessuti di feltro,
  • letti completi di biancheria, cuscini, coperte pesanti per le notti fredde,
  • stufe a legna per riscaldare l’interno,
  • un’illuminazione garantita da piccoli pannelli solari, sufficiente a muoversi senza snaturare l’atmosfera del luogo.

Nel campo sono presenti servizi igienici in stile occidentale, una doccia, punti acqua, un’area pranzo all’aperto in stile chayhana – con tettoie in canna, tappeti e tavoli bassi – e una sala chiusa per i periodi più freddi o ventosi.

La cucina propone piatti semplici, robusti, adatti al contesto desertico: carni alla griglia, verdure, pane, zuppe, colazioni a base di tè, pane, yogurt, marmellate, uova.

Interessante anche l’impostazione sul tema ambientale:

  • uso di taniche e dispenser da cui riempire borracce al posto di bottiglie di plastica usa e getta,
  • limitazione al minimo di stoviglie monouso e packaging superfluo,
  • acquisto di prodotti alimentari da contadini e fornitori locali, contribuendo all’economia dei villaggi circostanti.

Attorno al campo si muovono cavalli, cammelli, cani da pastore, qualche capo di bestiame, oltre a un piccolo orto che sfrutta al massimo l’acqua disponibile. Il risultato è un contesto essenziale ma curato, a metà tra campeggio tradizionale e glamping.

Un mosaico di guide e lingue

Un tratto distintivo del progetto è il gruppo di guide e accompagnatori. Le biografie raccontano percorsi diversi:

  • c’è chi ha lavorato come medico e contemporaneamente come ricercatore nei deserti del paese,
  • chi deriva da una lunga esperienza nell’insegnamento,
  • chi ha studiato turismo o lingue all’estero,
  • chi ha un passato nel mondo dello sport professionistico o nei progetti culturali.

In comune hanno la conoscenza profonda del territorio e una forte predisposizione al racconto: storie, leggende, piccole scene di vita quotidiana si affiancano ai dati storici e geografici.

Sul piano linguistico, il ventaglio è ampio. Oltre al turkmeno e al russo, compaiono inglese, tedesco, francese, spagnolo, portoghese, turco, persiano, alcune lingue dell’Asia centrale e lingue del subcontinente indiano. Questo permette di gestire gruppi internazionali, ma anche di costruire ponti con comunità locali lungo il percorso.

Accanto alle guide, un ruolo importante è ricoperto dagli autisti-escursionisti, abituati a condurre i mezzi su piste di sabbia, passi montani, strade dissestate. Molti di loro partecipano anche alla preparazione dei campi, al montaggio delle tende, alla mediazione con famiglie e villaggi.

Mezzi propri e lunghi orizzonti su strada

In un territorio vasto come il Turkmenistan, con collegamenti ferroviari limitati, la mobilità via terra è centrale.

L’agenzia dispone di un parco mezzi proprio con:

  • city car per spostamenti urbani,
  • minivan e minibus per piccoli gruppi,
  • SUV e jeep per le piste del deserto, i canyon, le aree montane,
  • autobus turistici per gruppi di dimensioni maggiori.

I veicoli sono distribuiti in punti strategici del paese, per ridurre tempi di trasferimento e ottimizzare gli spostamenti. L’esperienza degli autisti consente di affrontare tratte lunghe – spesso di molte ore – tra città, oasi e aree remote, mantenendo tempi e tappe coerenti con i programmi stabiliti.

Il viaggio su strada, in questo contesto, diventa parte integrante dell’esperienza: chilometri di paesaggio piatto e sabbioso, improvvise interruzioni verdi, villaggi con poche case, stazioni di sosta dove il tè fumante è l’unico elemento fisso.

Un modo “interno” di pensare il viaggio in Turkmenistan

Quello che emerge è un modo di intendere il turismo come lettura del proprio paese.

Owadan Tourism incrocia diversi livelli:

  • la conoscenza diretta del territorio maturata in decenni di attivitĂ ,
  • la capacitĂ  di costruire itinerari tematici che uniscono cittĂ , deserto, montagne, siti storici e feste popolari,
  • l’attenzione all’impatto ambientale in contesti fragili come il Karakum,
  • il coinvolgimento di guide e autisti locali, con biografie ricche e competenze linguistiche articolate,
  • progetti specifici – come il campo di yurte di Darwaza – che tentano di armonizzare ospitalitĂ , economia locale e tutela del paesaggio.

In un paese ancora periferico rispetto ai grandi flussi turistici, questo approccio contribuisce a restituire un’immagine del Turkmenistan più ampia del semplice “cratere di fuoco” o della capitale di marmo: un intreccio di deserti, città, rovine, mercati, volti, in cui il viaggio diventa uno strumento per avvicinarsi a una realtà complessa, spesso poco raccontata, ma capace di lasciare una traccia profonda nella memoria di chi la attraversa.