La diocesi di Verona saluta una delle sue figure più solide e riconoscibili.
Mons. Giuseppe Rossi è morto nella tarda serata di giovedì 22 gennaio 2026, alle 23.35, presso la Casa Sacerdoti di Negrar, dove si trovava da qualche settimana dopo una caduta e il successivo ricovero in ospedale. Aveva 94 anni.
Per decenni è stato un punto di riferimento silenzioso ma costante: prete di studio, educatore di generazioni di seminaristi, parroco, poi volto della Cattedrale come canonico e presidente del Capitolo. Una di quelle presenze che, per chi vive la Chiesa veronese, sembravano destinate a non finire mai.
Le origini: da Desenzano al sacerdozio a Verona
Giuseppe Rossi nasce il 30 luglio 1931 a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia. Le sue radici affondano nella parrocchia di San Martino della Battaglia, tra lago, campagna e memoria storica.
Giovanissimo, si sente chiamato al sacerdozio e il suo cammino si lega presto a Verona. Qui completa la formazione, fino all’ordinazione sacerdotale, ricevuta in Cattedrale il 26 giugno 1955. Inizia così un ministero che durerà sett’anni pieni, sempre dentro lo stesso orizzonte: servire la Chiesa attraverso lo studio, l’educazione e la cura delle comunità.
Una vita in Seminario: insegnante, vicerettore, preside
Chi ha fatto il Seminario a Verona dagli anni ’60 in poi, il nome di mons. Rossi lo conosce bene.
Subito dopo l’ordinazione entra infatti nel mondo della formazione:
- prima come insegnante nel Seminario di Roverè,
- poi come assistente e docente nel SemiConvitto del Seminario di Verona,
- quindi come vicerettore del Seminario Minore.
Non si limita a “reggere la baracca”: studia, si aggiorna, si laurea in Lettere all’Università di Padova e diventa una figura chiave per l’impostazione culturale delle scuole legate al Seminario.
Per lunghissimi anni è insegnante e poi Pro Rettore del Seminario Minore; soprattutto, dal 1974 al 1994, è Preside dell’Istituto Gian Matteo Giberti, la scuola che per intere generazioni ha formato ragazzi e futuri sacerdoti.
Non è un preside da corridoio e basta: è uno di quelli che sa cosa significa tenere insieme disciplina, studio serio e attenzione ai singoli. Molti ex studenti, nel ricordarlo, lo descrivono come “esigente ma giusto”, capace di chiedere molto senza perdere la misura dell’umanità.
Gli anni a Soave: il parroco che univa fede e territorio
Nel 1985 arriva una svolta: viene nominato parroco di Soave, una delle comunità più vive e simboliche della diocesi.
Per quasi dieci anni, fino al 1994, mons. Rossi diventa il volto della parrocchia:
- accompagna la vita liturgica,
- segue le famiglie,
- si occupa dei giovani,
- e al tempo stesso ha cura del patrimonio artistico e spirituale del paese.
Il suo stile resta quello dell’educatore: poche parole in più del necessario, grande fede nella forza delle cose fatte bene e con costanza. A Soave, ancora oggi, il suo nome è legato non solo al ricordo del parroco, ma al clima che ha contribuito a creare: una comunità radicata, ma aperta.
Canonico in Cattedrale e presidente del Capitolo
Nel 1994 torna nel cuore della diocesi e il suo legame con la Cattedrale di Verona diventa definitivo.
Viene infatti nominato Canonico effettivo del Capitolo della Cattedrale, entrando nel collegio che affianca il vescovo nelle celebrazioni più solenni e nella cura della chiesa madre.
Da lì in avanti la sua storia si intreccia con quella del Capitolo:
- guida ancora la scuola come preside, prima all’Istituto Romano Guardini, poi di nuovo al Gian Matteo Giberti;
- nel 2005 viene scelto come Arciprete e Presidente del Capitolo Canonicale, incarico che ricopre per vari anni;
- dal 2019 torna ad essere Presidente del Capitolo, ruolo confermato anche negli ultimi tempi, nonostante l’età avanzata.
Chi frequenta la Cattedrale lo ha visto per anni al suo posto, puntuale alle celebrazioni, attento alle liturgie, presente nelle grandi ricorrenze cittadine. Una presenza discreta, ma che dava il senso della continuità.
Il riconoscimento come Cappellano di Sua Santità
Nel 1978 arriva anche un riconoscimento dalla Chiesa universale: mons. Giuseppe Rossi viene nominato Cappellano di Sua Santità, titolo onorifico che sottolinea la stima e l’affidabilità con cui il suo ministero è guardato oltre i confini diocesani.
Per lui non diventa mai un motivo di esibizione. Più che un “titolo da biglietto da visita”, resta un segno di fiducia ricevuto e custodito con la stessa sobrietà che ha caratterizzato il resto della sua vita.
I 70 anni di sacerdozio: l’ultima grande festa
Nel giugno 2025 la diocesi ha avuto l’occasione di festeggiarlo ancora in vita, con il traguardo dei 70 anni di sacerdozio.
In Cattedrale, accanto a un altro sacerdote suo coetaneo, mons. Rossi ha celebrato la messa di ringraziamento insieme al vescovo e a molti confratelli.
In quell’occasione è stato ricordato il filo rosso che unisce tutta la sua storia:
- la passione per la formazione dei giovani,
- l’amore per la Chiesa veronese,
- la fedeltà a un ministero vissuto sempre nella stessa direzione, senza cercare palcoscenici.
Era già fragile, ma lucidissimo. Quella celebrazione, a distanza di pochi mesi dalla morte, oggi viene letta come una sorta di “saluto in anticipo”, un grazie pubblico detto a lui, ma anche da lui alla sua Chiesa.
La morte, i funerali e il saluto della diocesi
Dopo una caduta e un periodo di ricovero all’ospedale di Negrar, mons. Giuseppe Rossi era stato trasferito alla Casa Sacerdoti, sempre a Negrar. Qui, nella notte del 22 gennaio, si è spento serenamente.
I funerali sono fissati per lunedì 26 gennaio 2026, alle 9.00, nella Cattedrale di Verona, presieduti dal vescovo mons. Domenico Pompili.
Al termine della celebrazione, la salma sarà accompagnata al Cimitero Monumentale di Verona, dove verrà sepolta nella tomba dei Canonici. Un approdo naturale per chi, per una vita intera, ha fatto della Cattedrale la sua casa e il suo servizio quotidiano.
Cosa lascia mons. Giuseppe Rossi alla Chiesa di Verona
Al di là degli incarichi, la traccia più concreta che mons. Rossi lascia alle spalle è fatta di volti:
- i ragazzi del Seminario che lo hanno avuto come insegnante, vicerettore, pro rettore, preside;
- le famiglie e i fedeli di Soave che l’hanno conosciuto come parroco;
- i canonici, i sacerdoti e i laici che con lui hanno condiviso le celebrazioni in Cattedrale.
Non è stato un uomo da grandi frasi a effetto. Ha scelto la strada della fedeltà quotidiana, dei passi misurati, del lavoro dietro le quinte.
Settant’anni di sacerdozio, con una sola diocesi, una sola Cattedrale, un’unica direzione: servire. In un tempo in cui tutto sembra fluido e provvisorio, il suo nome resta come quello di un prete che non ha mai mollato il proprio posto.
FAQ – Domande frequenti su mons. Giuseppe Rossi
Quanti anni aveva mons. Giuseppe Rossi?
Mons. Giuseppe Rossi aveva 94 anni: era nato il 30 luglio 1931 a Desenzano del Garda.
Quando è morto mons. Rossi?
È morto la sera di giovedì 22 gennaio 2026, alle 23.35, presso la Casa Sacerdoti di Negrar (Verona).
Quali incarichi ha ricoperto nella diocesi di Verona?
È stato per anni insegnante e formatore nel Seminario Minore, preside dell’Istituto Gian Matteo Giberti e dell’Istituto Romano Guardini, parroco di Soave, poi canonico e presidente del Capitolo della Cattedrale.
Che titolo aveva nella Chiesa universale?
Dal 1978 era Cappellano di Sua Santità, titolo onorifico conferito dalla Santa Sede.
Quando si terranno i funerali?
I funerali di mons. Giuseppe Rossi saranno celebrati il 26 gennaio 2026, alle 9.00, nella Cattedrale di Verona, presieduti dal vescovo Domenico Pompili.
Dove sarà sepolto?
Dopo la messa in Cattedrale, sarà sepolto nella tomba dei Canonici al Cimitero Monumentale di Verona.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






