Ai funerali del compianto, amato e per sempre ricordato Valentino, c’era anche lei: proprio Anna Wintour. La storica direttrice era alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri per la cerimonia del grande amico. Una giornata di ricordi e lacrime. Ma cosa sappiamo davvero della Wintour?
Chi é Anna Wintour?
Anna Wintour nasce nel Regno Unito. Ci troviamo a Hampstead, un quartiere londinese, e siamo in una fredda notte del novembre del ’49; Anna è la seconda di cinque figli, e cresce in una famiglia intellettuale. Questo perché, il suo papà, Charles, è un noto giornalista britannico e direttore dell’Evening Standard, mentre sua madre, Eleanor Trego Baker, americana, è figlia di un professore di Harvard. Immersa in un ambiente acculturato, Anna sviluppa sin da giovane diverse inclinazioni. Fra cui, sia una passione sia per l’editoria, influenzata dalla carriera paterna, sia una per il mondo della moda.
L’indole ribelle: la sua carta vincente
Durante gli anni trascorsi presso la North London Collegiate School, inizia a esprimere il suo stile personale. E’ un tipetto particolare Anna. Come lo fa? Modificando la divisa scolastica con accorciamenti delle gonne e adottando il celebre taglio bob che ancora oggi la caratterizza. La sua indole ribelle la porta ad abbandonare la scuola a soli 16 anni, scegliendo di seguire la sua strada nel mondo professionale. Questo si rivelerà solo il primo passo verso una carriera straordinaria. Proprio quella che la consacrerà come una delle figure più emblematiche e influenti nel panorama mondiale.
L’avventura della Wintour nell’universo della moda inizia negli anni Settanta a Londra, con posizioni junior presso riviste locali. Uno dei suoi primi ruoli significativi è quello di assistente editoriale per Harper’s and Queen. Qui affina le sue capacità visionarie nell’individuare le tendenze emergenti e inizia a costruire una rete di contatti chiave per il suo futuro.
Finalmente arriva la nomina della vita: Anna diventa la direttrice di Vogue
Più di cinquant’anni orsono, si trasferisce proprio nella grande mela, dove comincia lavorando come redattrice per Harper’s Bazaar e successivamente per Viva. Nonostante alcune difficoltà iniziali, tra cui il licenziamento da Harper’s Bazaar per le sue idee considerate troppo innovative, Anna non si arrende. Oh, decisamente no! La sua determinazione e visione le consentono di scalare i vertici del settore. Tornata a Londra, guida British Vogue come caporedattrice. A New York, invece, assume le redini di House & Garden.
Ma il turning point arriva nel 1988, quando viene nominata direttrice di Vogue America, succedendo a Grace Mirabella. Questo ruolo segnerà una rivoluzione tanto nel modo di intendere la moda quanto nella cultura pop. Sotto la sua direzione, Vogue si distingue per un approccio audace e innovativo. Il mondo sta cambiando. Copertine iconiche e servizi fotografici rivoluzionari definiscono un nuovo standard: Wintour riesce a coniugare l’alta moda con ambiti più accessibili. Avvicinando così il magazine al grande pubblico senza però sacrificare l’esclusività.
Pubblica capi prêt-à-porter accanto a quelli haute couture e garantisce spazio ai nuovi talenti della moda, sostenendo designer emergenti tra cui Marc Jacobs, John Galliano e Alexander McQueen, portandoli verso il successo internazionale.
La creazione del Met Gala
Parallelamente, Wintour gioca un ruolo cruciale nell’organizzazione del Met Gala. Lo conoscete, vero? Il grande evento annuale dedicato alla raccolta fondi per il Metropolitan Museum of Art di New York. Quello che poi diventerà rapidamente uno degli appuntamenti più importanti del calendario fashion globale.
Un’icona che non si può più rinchiudere dentro l’editoria
Oltre alla direzione di Vogue, Anna Wintour diventa iconica anche al di fuori del mondo editoriale grazie all’impatto mediatico della sua figura. Libri, film e documentari trovano ispirazione nella sua storia e nel suo stile di leadership, spesso noto per rigore e intransigenza.
Un esempio è il film:
- Il diavolo veste Prada (2006), ispirato al romanzo di Lauren Weisberger, sua ex assistente.
Sebbene romanzato, il racconto enfatizza quell’aura inflessibile e autorevole associata al suo personaggio. Invece, il documentario
- The September Issue (2009) offre uno sguardo inedito dietro le quinte del lavoro di Wintour. E lo fa documentando il processo creativo del numero di settembre di Vogue. Lo stesso che è tradizionalmente il più importante dell’anno.
Nel corso degli anni sono stati pubblicati anche numerosi libri dedicati a lei. Questi analizzano il suo impatto straordinario sull’editoria e sulla cultura pop degli ultimi decenni.
Tra questi spicca:
- Anna: The Biography di Amy Odell del 2022, un’analisi completa e aggiornata della sua vita e carriera.
La fine di un’era: Anna Wintour lascia Vogue
A giugno dello scorso anno arriva la decisione più difficile, più inaspettata: dopo ben 37 anni, la celebre direttrice ha rassegnato le dimissioni dalla guida del rinomato magazine di moda. Quel grande e immenso ruolo che aveva assunto nel lontano 1988.
Nonostante ciò, la giornalista manterrà la posizione di responsabile globale dei contenuti per Condé Nast e continuerà a svolgere il ruolo di direttrice editoriale globale per Vogue. E’ difficile lasciare andare il primo amore, giusto?
La vita privata della stella di Vogue
Nel 1984, Anna ha sposato lo psichiatra infantile David Shaffer, da cui ha divorziato dieci anni dopo. Dal matrimonio sono nati due figli però. Charles, detto Charlie, e Katherine, soprannominata Bee. In seguito, Wintour si è risposata nel 2004 con l’investitore Shelby Bryan.
Tuttavia, anche questa unione è terminata sei anni fa. Nove anni fa, Anna Wintour è diventata nonna per la prima volta con la nascita di Caroline. La figlia di Charles ed Elizabeth. Due anni dopo è arrivata Ella Rose, sorella minore di Caroline. Successivamente, quattro anni fa, è nato Oliver, primo figlio di Bee e Francesco. Rendendo così Wintour nonna per la terza volta.

Tedesco Giorgia, classe ’95.
Quello che contraddistingue il mio lavoro è l’idea di cos’è che si cela dietro una notizia: un’informazione.
Ma le informazioni non sono tutte uguali. Se ti arriva un’informazione e da essa non piangi, non ridi, non respiri, non ti disperi o non gioisci, essa non ti serve a nulla.
Perché l’informazione è la libertà di un popolo. Ed é nelle nostre emozioni che si avverte la vera essenza della libertà.
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