La rottamazione-quinquies non è più solo una voce nella Legge di Bilancio: è operativa.
L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha messo online il servizio per presentare la domanda di adesione e, da questo momento, chi ha cartelle in sospeso può iniziare a muoversi sul serio.
La novità è doppia:
da un lato la possibilità di chiudere una parte dei debiti con il Fisco con la nuova “pace fiscale”, dall’altro il fatto che tutta la procedura passa obbligatoriamente dal web. Niente code, niente moduli cartacei, niente sportelli: chi vuole aderire deve farlo tramite il sito dell’Agenzia.
La data da fissare subito è una: 30 aprile 2026.
È il termine entro cui inviare la domanda. Dopo quella soglia, il canale si chiude e la rottamazione-quinquies diventa una strada preclusa a chi non ha fatto in tempo ad attivarsi.
Che cosa prevede la rottamazione-quinquies
La misura è prevista dalla Legge di Bilancio 2026 e segue il solco delle rottamazioni precedenti, con qualche ritocco.
In pratica, consente di definire in modo agevolato alcuni debiti affidati all’Agente della riscossione, pagando solo il capitale e le spese di notifica o di eventuali procedure esecutive, senza sanzioni, interessi di mora e aggio.
Il perimetro non è infinito: rientrano i carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Dentro ci possono essere imposte non pagate, controlli automatici e formali dell’Agenzia delle Entrate, una parte dei contributi previdenziali e diversi tributi locali. Restano fuori alcune fattispecie più pesanti, come certi accertamenti o sanzioni di natura particolare, che continuano a seguire il loro percorso ordinario.
C’è anche un passaggio importante per chi in passato aveva già provato con le rottamazioni precedenti ed era poi decaduto: la quinquies consente, in molti casi, di rientrare in gioco, a patto che i debiti stiano dentro il perimetro temporale previsto.
Domande solo online: le due strade per aderire
La parte “news” di queste ore è l’apertura del portale.
Chi vuole aderire, deve passare da lì. Le modalità sono due.
La prima è l’area riservata del sito di Agenzia delle Entrate-Riscossione: si entra con SPID, CIE, CNS o credenziali professionali e si trova già un quadro dei carichi “agganciati” al codice fiscale. Il sistema mette in evidenza i debiti che possono essere rottamati e aiuta a comporre la domanda senza doversi perdere tra decine di numeri di cartella.
La seconda è l’area pubblica, pensata per chi non ha credenziali digitali o non vuole utilizzarle. In questo caso si compila un form online, si allega un documento di identità e si indica un indirizzo email dove ricevere le comunicazioni. La procedura è più guidata, ma chiede comunque attenzione: occorre inserire solo documenti che contengano almeno un carico “definibile” e confermare via mail i vari passaggi fino alla ricevuta finale.
In entrambi i casi è possibile chiedere un prospetto informativo dei debiti: una sorta di fotografia delle posizioni che possono rientrare nella rottamazione-quinquies e dell’importo che si andrebbe a pagare aderendo alla misura.
Il calendario: 30 aprile per aderire, 31 luglio per iniziare a pagare
La finestra temporale è chiara e già scandita in tre tappe principali.
- Entro il 30 aprile 2026 bisogna presentare la domanda di adesione. Nessuna riapertura annunciata, nessun “tempo supplementare”: chi si muove entro quella data entra nella definizione, chi resta fermo perde il treno.
- Entro il 30 giugno 2026 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione invierà a ciascun contribuente che ha presentato domanda una comunicazione con il dettaglio delle somme dovute, il piano di pagamento e i relativi bollettini. È in quel momento che ognuno vedrà, nero su bianco, che cosa significa in termini numerici aderire alla quinquies.
- 31 luglio 2026 è il giorno in cui la rottamazione passa dal livello “teorico” al livello dei bonifici.
In quella data scade:- l’unica rata, per chi sceglie di pagare tutto in una volta;
- oppure la prima rata del piano, per chi preferisce spalmarlo nel tempo.
Per chi opta per la rateizzazione, il piano può arrivare fino a 54 rate bimestrali, cioè a nove anni di tempo. Le prime tre scadenze sono fissate a fine luglio, fine settembre e fine novembre 2026; poi, a regime, le rate cadono alla fine di gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre e novembre di ogni anno.
Sugli importi dilazionati maturano interessi al 3% annuo a partire dal 1° agosto 2026, percentuale più bassa rispetto agli interessi ordinari ma comunque non trascurabile su piani molto lunghi.
Una pace fiscale lunga, ma con margini di errore quasi nulli
Sulla carta, il pacchetto è generoso: nove anni per rientrare, scontando sanzioni e interessi e pagando “solo” il cuore del debito. Per famiglie, partite IVA e piccole imprese con più cartelle sulle spalle può significare la differenza tra una situazione ingestibile e un percorso di rientro strutturato.
Dall’altra parte, però, le regole sono rigide.
Chi sceglie il pagamento in unica soluzione deve rispettare la scadenza del 31 luglio: un mancato versamento fa saltare l’intera definizione. Chi sceglie le rate deve tenere il ritmo. Saltare le scadenze non è un dettaglio: due rate non pagate, anche non consecutive, o il mancato pagamento dell’ultima, fanno decadere dai benefici.
In quel caso, tutto quello che si era ottenuto con la rottamazione si dissolve: niente più sconti su sanzioni e interessi, le somme già versate vengono considerate semplici acconti e il debito torna pieno, con la possibilità per l’Agente della riscossione di riattivare fermi, ipoteche e altre procedure.
È il classico “patto” delle sanatorie: lo Stato concede uno sconto importante e una dilazione lunga, ma pretende in cambio una puntualità quasi assoluta.
Perché è una notizia che tocca subito la vita reale
L’attivazione del servizio online sposta la rottamazione-quinquies dal terreno degli annunci a quello delle decisioni concrete.
Non si tratta più di chiedersi “se e quando arriverà una nuova pace fiscale”: il meccanismo c’è, le date sono scritte e la finestra per aderire è già iniziata a scorrere.
Per chi ha cartelle accumulate dal 2000 al 2023, la domanda ora è pratica:
conviene o no entrare nella quinquies? Meglio pagare in un’unica soluzione, se si ha la possibilità, e chiudere definitivamente un capitolo, oppure sfruttare la dilazione lunga e alleggerire l’impatto sul bilancio mensile?
Le prossime settimane, tra commercialisti, CAF e studi di consulenza, saranno probabilmente dominate da simulazioni, piani comparativi e scelte da prendere in fretta. Il 30 aprile 2026 sembra lontano, ma nel calendario dei contribuenti è già diventato una scadenza segnata in rosso.
FAQ veloci sulla rottamazione-quinquies
Da quando si possono inviare le domande?
Da quando l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha attivato il servizio online sul proprio sito. Il canale è già operativo.
Come si presenta la domanda?
Solo per via telematica, attraverso il portale AdER, entrando con SPID/CIE/CNS nell’area riservata oppure usando il form dell’area pubblica con allegato documento d’identità.
Fino a quando si può aderire?
Fino al 30 aprile 2026. Oltre quella data non sarà più possibile presentare nuove richieste.
Quando si paga la prima rata o l’unica rata?
Il 31 luglio 2026. In quella data si paga tutto, se si sceglie l’unica soluzione, oppure parte dell’importo, se si opta per la rateizzazione.
Quanti anni dura al massimo il piano?
Fino a nove anni, con un massimo di 54 rate bimestrali.
Cosa succede se non rispetto le scadenze?
Si perde la rottamazione: i benefici decadono e il debito torna a essere quello originario, con sanzioni, interessi e possibilità di nuove azioni di riscossione.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






