Tempesta solare di gennaio 2026: aurora boreale visibile sulle Alpi italiane. Date, zone interessate, rischi reali e perché potrebbe succedere ancora

Daniela Devecchi

Tempesta solare di gennaio 2026: aurora boreale visibile sulle Alpi italiane. Date, zone interessate, rischi reali e perché potrebbe succedere ancora

Notti di gennaio, cielo limpido, freddo che punge. E all’improvviso, sulle montagne italiane, compaiono strisce viola, rosse e verdi che sembrano uscite da una cartolina dell’Islanda.

Tra il 19 e il 21 gennaio 2026 l’aurora boreale è arrivata di nuovo in Italia, spinta da una tempesta solare così potente da finire nei libri di storia dell’astronomia recente.

Vediamo, con calma, cosa è successo.

Tempesta solare 2026: le date da ricordare

Il “film” inizia il 18 gennaio 2026.

  • Sul Sole esplode un brillamento molto intenso, di classe X1.9.
  • Insieme al flare parte una espulsione di massa coronale (CME) ad altissima velocità, una nube di particelle diretta verso la Terra.
  • La nube impiega circa 24–25 ore per arrivare fino a noi e ci colpisce la sera del 19 gennaio.

Da quel momento si attiva una tempesta geomagnetica severa, classificata:

  • G4 (su una scala che va da G1 “minore” a G5 “estrema”),
  • con una componente di radiazione S4, la più forte degli ultimi vent’anni abbondanti.

La fase attiva dura tre giorni, dal 19 al 21 gennaio 2026. L’intensità cala progressivamente (da G4 a G3 e poi verso livelli più bassi) fino a spegnersi nel tardo pomeriggio del 21.

In pratica, per tre notti il campo magnetico terrestre è stato scosso a sufficienza da innescare uno spettacolo che, dalle nostre latitudini, resta comunque raro.

Aurora boreale in Italia: dove si è vista davvero

Le foto che hanno fatto il giro dei social sono arrivate soprattutto dal Nord Italia, in particolare dalle zone più vicine alle Alpi.

I punti “caldi”:

  • Altopiano di Asiago
    Cielo che si tinge di rosa e viola verso nord, archi luminosi sopra i boschi. Chi era all’aperto la sera del 19 gennaio ha potuto distinguere, a occhio nudo, veli colorati e colonne luminose all’orizzonte.
  • Dolomiti del Cadore e Bellunese
    In alcune località panoramiche del Cadore l’aurora è apparsa come un arco rosso–violaceo che tagliava il cielo, per poi lasciare spazio a sfumature verdi più tenui. Le immagini ricordano gli episodi già visti nel 2024 e a Capodanno 2025, ma con un’intensità maggiore.
  • Alto Adige e Trentino
    Da varie valli dell’Alto Adige si segnalano bande rosse e verdi verso nord, visibili a occhio nudo per diversi minuti, soprattutto nelle ore centrali della notte tra il 19 e il 20. In molti casi bastava allontanarsi dal centro abitato e puntare lo sguardo verso le creste.
  • Carso triestino e Friuli Venezia Giulia
    Anche il Carso sopra Trieste ha regalato uno spettacolo inaspettato: luci colorate basse sull’orizzonte, riprese da appassionati di astronomia e fotografi. Non un “tendone” totale come ai poli, ma comunque una aurora chiara e riconoscibile.
  • Alpi in generale
    Segnalazioni anche dalla Valle d’Aosta, dal Piemonte montano e da altre aree prealpine, soprattutto dove il cielo è buio e pulito.

Più ci si spostava verso sud, più l’aurora diventava debole o invisibile: chi era in pianura, sotto cieli inquinati dalla luce artificiale, spesso ha visto solo un leggero chiarore o nulla.

Perché l’aurora è scesa così a sud

Ogni volta che l’aurora arriva in Italia, la domanda è sempre la stessa: come fa un fenomeno “polare” a sbucare sulle nostre montagne?

Il meccanismo, in sintesi:

  • Il Sole emette una CME molto energetica.
  • Questa nube di particelle cariche raggiunge la Terra e colpisce la magnetosfera, il “guscio” magnetico che ci protegge.
  • Se il campo magnetico della CME è orientato nel modo “giusto” rispetto al nostro (in particolare, con una componente verso sud), l’aggancio è forte e si innesca la tempesta geomagnetica.
  • Le particelle scivolano lungo le linee del campo magnetico terrestre e piovono nelle zone polari, entrando negli strati alti dell’atmosfera.
  • Qui eccitano atomi di ossigeno e azoto, che restituiscono l’energia emettendo luce:
  • verde e rosso per l’ossigeno,
  • viola e rosa per l’azoto.

Normalmente questo “ovale aurorale” resta confinato a latitudini molto alte (Scandinavia, Islanda, Canada del nord).

Quando però la tempesta è forte, l’ovale si espande verso sud e può “scivolare” fino alle latitudini medie:

  • prima i Paesi come la Germania, la Francia del nord,
  • poi, nei casi più spinti, le Alpi e persino il centro Europa.

Gennaio 2026 rientra proprio in questo scenario: ovale dilatato, condizioni perfette, cieli limpidi sulle nostre montagne. Il risultato è quella striscia di foto incredibili che abbiamo visto circolare in questi giorni.

Quanto è stata forte questa tempesta rispetto alle altre

Per capire dove collocare l’evento, vale la pena fare un paragone.

  • Maggio 2024 – tempesta classificata G5 (estrema), con aurore visibili fin quasi al Centro Italia e in molte zone d’Europa. È la più forte geomagneticamente dai tempi del 2003.
  • Gennaio 2026 – tempesta G4 (grave), quindi un gradino sotto come “colpo” al campo magnetico, ma con una tempesta di radiazione S4 fra le più intense degli ultimi vent’anni.

In pratica, quella di gennaio 2026 è:

  • una delle tempeste solari più importanti del ciclo solare in corso,
  • la più forte tempesta di radiazione da oltre due decenni,
  • abbastanza intensa da portare l’aurora in modo netto sulle Alpi italiane per più notti.

Non è un episodio qualsiasi, ma nemmeno un evento catastrofico. Un “mostro intermedio”, molto interessante scientificamente e spettacolare dal punto di vista visivo.

Rischi reali e falsi allarmi

Ogni volta che si parla di tempeste solari, online spuntano parole come “blackout globale”, “internet fuori uso”, “rischio per la salute”.

Mettiamo qualche punto fermo.

Per la salute delle persone a terra

  • Gli effetti diretti sulle persone che vivono al suolo sono trascurabili.
  • La radiazione extra viene in gran parte filtrata dall’atmosfera e dal campo magnetico terrestre.
  • I rischi veri riguardano solo:
  • astronauti fuori dalla protezione dell’atmosfera,
  • voli polari ad alta quota, dove vengono spesso cambiate rotte e quote per ridurre l’esposizione.

Per le tecnologie

Qui il discorso cambia:

  • possibili disturbi alle comunicazioni radio a onde corte (soprattutto alle alte latitudini),
  • problemi temporanei ai sistemi GPS (piccoli errori di posizione, disallineamenti),
  • aumento della resistenza atmosferica sui satelliti in orbita bassa, con possibili micro-variazioni di quota,
  • rischi per le reti elettriche ad alta tensione in Paesi molto a nord, dove le correnti indotte possono essere più forti.

Nel caso di gennaio 2026, non risultano grandi blackout o guasti gravi attribuiti direttamente all’evento in Italia. Si sono registrati disagi e anomalie, ma nulla di paragonabile ai grandi eventi storici come la tempesta di Carrington del 1859 o quella del 1989 in Québec.

Sole al massimo: cosa aspettarsi nel 2026

Il ciclo solare 25 è entrato nella fase di massimo.

Questo significa:

  • più macchie solari visibili,
  • più brillamenti di classe M e X,
  • più CME dirette anche verso la Terra,
  • quindi più probabilità di tempeste geomagnetiche e, ogni tanto, di aurore a latitudini insolite.

Non vuol dire che vivremo ogni mese uno spettacolo come quello di gennaio, ma la finestra 2025–2026 è una di quelle in cui ha senso:

  • tenere d’occhio le previsioni di attività solare,
  • curiosare ogni tanto verso nord se si vive in montagna o in zone buie,
  • imparare a distinguere l’aurora da una “semplice” luce parassita.

Se abiti nel Nord Italia, soprattutto vicino alle Alpi, non è assurdo pensare che potresti rivedere un’aurora boreale anche nei prossimi mesi o anni, magari meno intensa ma comunque riconoscibile.

Domande frequenti su tempesta solare e aurora boreale in Italia

Quando c’è stata la tempesta solare del 2026?
Il brillamento principale è avvenuto il 18 gennaio 2026, la nube di particelle ha colpito la Terra la sera del 19 gennaio e la tempesta geomagnetica è durata fino al 21 gennaio 2026.

Dove si è vista l’aurora boreale in Italia a gennaio 2026?
Le segnalazioni più chiare arrivano da Alpi e Prealpi: Altopiano di Asiago, Dolomiti del Cadore, Alto Adige, Carso triestino, Valle d’Aosta e altre zone montane del Nord, con cieli bui e limpidi.

È stata la tempesta solare più forte di sempre?
No. È stata una tempesta G4 (grave) con una componente di radiazione S4 fra le più intense degli ultimi vent’anni. Nel 2024 abbiamo avuto una tempesta G5 (estrema), ancora più forte dal punto di vista geomagnetico.

La tempesta solare è pericolosa per le persone?
Per chi vive a terra, no: l’atmosfera e il campo magnetico ci proteggono. I rischi riguardano soprattutto satelliti, comunicazioni, sistemi elettrici e, in misura limitata, i voli ad alta quota sulle rotte polari.

Potremo rivedere l’aurora boreale in Italia nei prossimi anni?
Sì, è possibile. Siamo nel massimo del ciclo solare, quindi le tempeste geomagnetiche forti potrebbero ripresentarsi. L’aurora in Italia resterà comunque un fenomeno raro, ma non più “impossibile” come si pensava qualche decennio fa.