Donatori di Coccole: quando il volontariato diventa abbraccio per i neonati di Parma

Daniela Devecchi

Donatori di Coccole: quando il volontariato diventa abbraccio per i neonati di Parma

Nel reparto di Neonatologia dell’Ospedale dei Bambini di Parma c’è un tipo di volontariato che non si misura in numeri, ma in braccia aperte. È fatto di mani che sorreggono, di voci basse che rassicurano, di presenze discrete accanto a culle grandi rispetto a corpi piccolissimi. È il lavoro quotidiano dei Donatori di Coccole, un’associazione che ha scelto di stare proprio lì dove la vita comincia in salita, tra monitor, incubatrici e attese cariche di speranza.

Dietro questo nome dolce c’è una realtà strutturata, con una missione molto chiara: accogliere e prendersi cura, con amorevolezza e premura, dei bambini ricoverati in Neonatologia, soprattutto quando mamma e papà non possono essere presenti.

Un desiderio che diventa progetto condiviso

L’associazione nasce dalla volontà tenace di un gruppo di fondatori che hanno trasformato un bisogno interiore – restituire qualcosa alla vita – in un progetto collettivo. Nelle parole della presidente Nadia Sorrentino si percepisce questa radice profonda: c’è chi si avvicina al volontariato perché sente di aver ricevuto molto e vuole condividere, chi perché ha attraversato momenti difficili e sa quanto possa contare una presenza in più.

Col tempo attorno a questo nucleo iniziale si raccoglie un gruppo di uomini e donne di età diversa, tutti uniti dallo stesso obiettivo: portare un po’ di calore umano a quei piccoli che si sono affacciati alla vita in modo improvviso e fragile. I neonati vengono spesso descritti come “piccoli batuffoli”: pesano poco più di una mano, ma portano sulle spalle prove importanti.

Dentro quelle culle, raccontano i volontari, ogni differenza si annulla: non conta più la storia di chi arriva a donare il proprio tempo, resta solo l’incontro tra chi ha bisogno di essere tenuto e chi sceglie di esserci.

Che cosa fanno i Donatori di Coccole in reparto

A uno sguardo superficiale, la scena potrebbe sembrare semplice: un volontario seduto con un neonato in braccio, una culla sfiorata da una mano calma, un biberon offerto con pazienza. In realtà, dietro a questi gesti c’è un lavoro attento e concordato, svolto in stretta collaborazione con medici e infermieri.

I Donatori di Coccole si occupano dei neonati ricoverati offrendo soprattutto:

  • presenza costante, quando i genitori non possono rimanere in reparto per motivi di lavoro, distanza o altre difficoltà;
  • contatto fisico e contenimento, cullando i bambini, tenendoli in braccio, aiutandoli a sentire un corpo vicino e rassicurante;
  • piccole cure quotidiane, come dare il latte o cambiare il pannolino, sempre seguendo le indicazioni del personale sanitario;
  • rassicurazione dolce, attraverso la voce, lo sguardo, la semplice vicinanza.

Una parte particolarmente delicata del loro impegno riguarda i bambini temporaneamente soli o abbandonati alla nascita, per i quali la continuità affettiva è ancora più essenziale. In questi casi il volontariato diventa parte della cura integrandosi in un contesto medico e umano ad alta complessità.

Chi sono i “coccolatori”: tempo, equilibrio e responsabilità

Diventare “coccolatore” non significa semplicemente amare i bambini. Significa anche essere pronti a confrontarsi con la fragilità, con storie non sempre semplici, con emozioni intense. Per questo l’associazione chiede motivazioni chiare, disponibilità reale e consapevolezza di ciò che si sta per vivere.

Il percorso comincia con una candidatura, in cui chi è interessato racconta qualcosa di sé e delle proprie ragioni. Poi c’è un incontro conoscitivo, pensato per ascoltarsi a vicenda: da una parte l’associazione spiega come si svolge il servizio, dall’altra i candidati condividono aspettative, dubbi, desideri.

Per chi prosegue, si apre un cammino più concreto, che prevede:

  • la consegna dei documenti necessari, come casellario giudiziale, autocertificazioni sul consumo di alcol e droghe, documentazione vaccinale richiesta per l’accesso al reparto;
  • la partecipazione a un corso formativo, per arrivare in Neonatologia preparati sul piano pratico ed emotivo;
  • un periodo di affiancamento in reparto, durante il quale i nuovi volontari sono accompagnati da chi ha più esperienza, così da imparare gradualmente ritmi, regole e modalità di relazione con i bambini e con il personale sanitario.

L’idea di fondo è chiara: il cuore è fondamentale, ma da solo non basta. Serve anche un quadro di regole condivise, una preparazione, una rete di sostegno interna. Così chi dona il proprio tempo non si sente mai davvero solo di fronte a situazioni delicate.

Non solo in corsia: sostegno anche fuori dall’ospedale

Non tutti possono passare ore in ospedale accanto ai neonati, e l’associazione ne è consapevole. Per questo esiste anche la figura del socio sostenitore, pensata per chi desidera appoggiare il progetto senza svolgere servizio in reparto.

Il sostegno può concretizzarsi in modi diversi:

  • con una quota associativa annuale, che contribuisce a mantenere viva e operativa la struttura;
  • con donazioni spontanee;
  • acquistando le loro bomboniere solidali,  i regali di Natale solidali e le uova di Pasqua personalizzate.

Accanto al tempo donato, dunque, c’è un altro tipo di contributo, altrettanto importante: quello che permette ai volontari di continuare a esserci, di formarsi, di mantenere un servizio costante nel tempo.

Una realtà riconosciuta e radicata sul territorio

Negli anni i Donatori di Coccole sono diventati una realtà conosciuta e stimata a Parma e non solo. Il loro nome circola tra chi ha avuto un bambino ricoverato, tra il personale sanitario, tra le famiglie che in qualche modo hanno incrociato questo mondo fatto di piccoli gesti quotidiani.

Per chi vive l’associazione dall’interno, questo riconoscimento non si traduce in protagonismo, ma in responsabilità in più. È come se ogni parola di apprezzamento confermasse una cosa sola: che il tempo passato accanto alle culle ha un peso reale, anche quando sembra “solo” un abbraccio in più.

Colpisce il modo in cui i volontari parlano di ciò che fanno: spesso ricordano l’idea di “amore da trasmettere” come se si trattasse di una staffetta, un filo che passa di mano in mano e arriva fino a quei piccoli che stanno muovendo i primi passi nella vita, anche se ancora non possono camminare.

Un abbraccio come scelta quotidiana

In fondo, tutto si riassume in una scena: un bambino minuscolo, una culla, un adulto che si siede, allunga le braccia e lo tiene vicino al petto. Il respiro si calma, il pianto si affievolisce, il reparto per qualche istante sembra più quieto.

I Donatori di Coccole hanno scelto di fare di quella scena la propria quotidianità. Ogni servizio, ogni turno, ogni ora passata in Neonatologia è un modo per dire a questi neonati: “non sei solo”. Anche se non ricorderanno quei momenti con la memoria, il loro corpo avrà conosciuto fin dall’inizio cosa significa essere accolti, sfiorati con delicatezza, tenuti con cura.

È qui che il nome dell’associazione trova il suo senso più pieno: trasformare il tempo in ospedale in un tempo abitato da presenze vere, in cui anche il più piccolo dei pazienti possa sentire, almeno per un po’, il calore di un abbraccio.