È nato il 2 febbraio 2025, è morto il 20 gennaio 2026. In mezzo, undici mesi di vita appesi ai macchinari, alle mani dei medici e all’amore di una famiglia in ginocchio.
Yuri Mura, bambino di Arborea, in provincia di Oristano, è diventato in poco tempo il simbolo di tre cose che in Italia si incontrano più spesso di quanto si pensi: fragilità sanitaria, povertà e solidarietà.
La nascita e il dramma in sala parto
Yuri viene alla luce all’ospedale di Oristano il 2 febbraio 2025. È il terzo figlio di Valentino Mura e Sara, entrambi 44enni, che vivono ad Arborea con altri due bambini di 8 e 4 anni.
Subito dopo il parto succede ciò che nessun genitore vorrebbe mai sentire pronunciare:
- il piccolo va in arresto cardiaco,
- i medici parlano di mancanza di ossigeno durante il parto,
- viene trasferito d’urgenza al Policlinico di Monserrato.
Le conseguenze sono devastanti. Le diagnosi, riportate nei mesi successivi, raccontano un quadro durissimo:
- lesioni cerebrali permanenti,
- sordità,
- cecità,
- incapacità di alimentarsi da solo, tanto che viene nutrito tramite una cannula nello stomaco,
- bisogno di assistenza costante, giorno e notte.
Da quel momento in poi, la vita di Yuri diventa un susseguirsi di ricoveri, terapie, trasferimenti, con una fragilità che non lascia spazi di respiro.
Il calvario tra Sardegna e Roma
Nei mesi successivi alla nascita, Yuri viene seguito prima in Sardegna, poi anche in continente.
Il suo nome compare nelle cronache quando si racconta del trasferimento in elicottero al Policlinico Gemelli di Roma, centro di riferimento per casi così complessi. Mentre il bimbo viaggia in eliambulanza, la mamma lo raggiunge come può, con pochissimi soldi in tasca.
È proprio in quei giorni che emerge un dettaglio che colpisce tutti: Sara si ritrova a Roma senza soldi nemmeno per mangiare o per pagarsi il rientro. A darle una mano, nell’immediato, è l’avvocato della famiglia, che anticipa le spese.
Dietro la cronaca medica, si intravede un’altra storia: quella di genitori che non solo devono reggere l’urto emotivo di un figlio gravemente malato, ma che nel frattempo stanno scivolando sempre più in basso sul piano economico.
Una famiglia in ginocchio: sfratto, malattia e zero reddito
Nel 2025 la situazione della famiglia Mura viene raccontata con chiarezza.
Valentino, il papà, è un ex cuoco. Da qualche tempo è stato colpito da trombosi ed embolia polmonare, con una invalidità importante che di fatto lo tiene lontano dal lavoro. Lui stesso spiega di non percepire un sostegno sufficiente a coprire le spese di casa.
Sara, la mamma di Yuri, è disoccupata. Deve occuparsi dei due figli più grandi e del piccolo ricoverato, con viaggi frequenti fra Arborea, Cagliari e Roma.
Nel frattempo arriva anche un avviso di sfratto esecutivo: la casa in cui vivono è a rischio. L’immagine che esce dagli articoli è quella di una famiglia poverissima, in una spirale di difficoltà in cui ogni voce pesa:
- affitto da pagare,
- bollette,
- spese per spostamenti e permanenze durante i ricoveri,
- esigenze dei due figli maggiori.
In uno dei primi appelli pubblici, Valentino dirà una frase che resterà incollata alla loro storia:
«Non chiedo nulla per me, ma solo per i miei figli»
L’appello e la gara di solidarietà
All’inizio di ottobre 2025 alcuni giornali sardi raccontano per la prima volta in modo articolato la storia di Yuri:
- bambino di pochi mesi, cieco e sordo,
- famiglia senza reddito stabile,
- sfratto alle porte,
- bisogno di cure continue lontano da casa.
Da lì parte una raccolta fondi: l’obiettivo iniziale è piccolo, circa 1.800 euro, per far fronte alle spese più urgenti.
In pochissimo tempo, però, la storia arriva ben oltre Arborea. Tra articoli, post social, passaparola, la Sardegna risponde:
- arrivano donazioni da tutta l’isola,
- se ne parla sui quotidiani e sulle pagine locali online,
- in poche settimane si superano i 16.000 euro raccolti.
Non si tratta di una cifra “risolutiva”, ma di un segnale forte: Yuri non è più solo un nome in una cartella clinica, è un bambino che una comunità intera cerca di sostenere come può.
L’esposto in Procura e le perizie sul parto
Sul piano legale, i genitori non restano fermi.
Assistiti da un avvocato, presentano un esposto alla Procura di Oristano per fare luce su quanto accaduto il giorno della nascita.
Gli elementi su cui si concentrano:
- le modalità del parto all’ospedale di Oristano,
- la mancanza di ossigeno che ha portato all’arresto cardiaco,
- i danni cerebrali permanenti emersi subito dopo.
La Procura affida il caso a periti medico-legali, chiamati a ricostruire se e quanto quell’evento fosse evitabile, se ci siano state condotte inadeguate, se esista un nesso di causa chiaro tra condotta e danno.
Ad oggi, non risultano notizie su:
- nomi di indagati,
- eventuali rinvii a giudizio,
- conclusioni formali del procedimento.
La vicenda giudiziaria è, verosimilmente, ancora nella fase delle valutazioni tecniche. Il quadro che possiamo riportare, con prudenza, è quello di un’indagine aperta, nata dal bisogno di capire se quella vita condannata alla sofferenza fin dal primo respiro poteva andare diversamente.
Gli ultimi giorni in ospedale e la morte
Negli ultimi mesi del 2025 e nelle prime settimane del 2026, la salute di Yuri resta appesa a un filo. Il bambino viene seguito in Rianimazione, con apparecchiature e cure continue.
Il 20 gennaio 2026 il suo cuore si ferma.
Muore in ospedale, nel reparto in cui era ricoverato da tempo. I genitori fanno sapere che avrebbero voluto donare gli organi, ma i medici spiegano che non è possibile, probabilmente per via delle sue condizioni cliniche e dei gravissimi danni pregressi.
La notizia viene resa pubblica il 22 gennaio 2026.
Arborea viene descritta come un paese in lutto. La Sardegna che aveva sostenuto la famiglia con donazioni e messaggi si ritrova ora a piangere un bambino che molti avevano imparato a chiamare per nome senza averlo mai visto.
Un simbolo di sanità fragile e solidarietà concreta
La storia di Yuri Mura è una di quelle che lasciano un segno.
Racconta:
- di una nascita difficile e di un sistema sanitario che dovrà spiegare fino in fondo ciò che è accaduto;
- di una famiglia che ha conosciuto povertà, malattia e burocrazia tutte insieme;
- di una comunità che, davanti al dolore, ha scelto di farsi avanti, con raccolte fondi, gesti di vicinanza, sostegno pratico.
Per i genitori, restano:
- il lutto di un figlio perduto,
- due bambini da crescere,
- un’indagine in corso che dovrà dire se qualcuno dovrà assumersi responsabilità precise.
Per chi ha seguito da fuori la vicenda, resta l’immagine di un bimbo che non ha mai potuto vedere né sentire il mondo, ma che è riuscito, nel suo brevissimo tempo, a far emergere il meglio da chi gli stava intorno.
Domande frequenti su Yuri Mura
Chi era Yuri Mura?
Era un bambino di Arborea, in provincia di Oristano, nato il 2 febbraio 2025. Fin dalla nascita è stato colpito da gravissime lesioni cerebrali, sordità e cecità legate a un arresto cardiaco per mancanza di ossigeno durante il parto.
Quando è morto e quanti anni aveva?
È morto il 20 gennaio 2026, a poco meno di un anno. Alcune cronache lo indicano come bimbo di 9 mesi, altre di 11 mesi: la data di nascita e di morte collocano la sua età a 11 mesi non ancora compiuti.
Perché la sua storia è arrivata sui giornali?
Perché univa malattia gravissima, povertà estrema e il rischio di sfratto per la famiglia. Il padre, invalido e senza lavoro, e la madre disoccupata non riuscivano a sostenere le spese legate alle cure e alla casa. Da qui l’appello pubblico e la successiva raccolta fondi.
C’è un’inchiesta sulla sua nascita?
Sì. I genitori hanno presentato un esposto alla Procura di Oristano sulle circostanze del parto. La Procura ha nominato periti medico-legali per valutare eventuali responsabilità sanitarie. Al momento non risultano rese pubbliche conclusioni definitive.
Cosa resta oggi della sua storia?
Resta il dolore per una vita spezzata prestissimo, ma anche la traccia di una solidarietà concreta che ha saputo rispondere alla richiesta d’aiuto di una famiglia in crisi. Resta soprattutto la domanda, ancora aperta, su come evitare che altre storie nascano già segnate in questo modo.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






