Dovera, tragedia in cascina: morto autotrasportatore straniero travolto dal mais

Serena Comito

Dovera, tragedia in cascina: morto autotrasportatore straniero travolto dal mais

Il rumore dei silos, i camion che entrano e escono, il via vai dei mezzi agricoli. Un pomeriggio qualunque di lavoro nelle campagne di Dovera, frazione Roncadello, si è trasformato in un dramma.

In una azienda agricola di via Antonio Barni, la cascina Santa Rita, un autotrasportatore straniero, dipendente di una ditta croata, è rimasto gravemente ferito durante le operazioni di scarico del suo camion carico di mais. È stato portato in elisoccorso al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove è morto poche ore dopo.

Un altro morto sul lavoro. In silenzio, in un piazzale di campagna.

La tragedia nella cascina di Roncadello

È primo pomeriggio, intorno alle 14.30 di mercoledì 21 gennaio 2026. Nell’azienda agricola specializzata nella lavorazione e nell’essiccazione di cereali è in corso la normale attività: camion che arrivano e ripartono, scarichi di granaglie, rumore di macchinari.

L’autista – un uomo di circa trent’anni, straniero, dipendente di una ditta di trasporti croata – arriva con il suo mezzo pesante carico di mais. Entra nel piazzale, si posiziona nella zona dei silos per procedere allo scarico.

È un’operazione che fa parte della routine, ma stavolta qualcosa va storto.

La dinamica dell’incidente: colpito dalla ribalta e sommerso dal mais

Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo stava scaricando il carico di mais dal camion quando è stato colpito da una combinazione micidiale di movimenti e peso.

Durante la manovra:

  • la ribalta del camion (la sponda/alza-ribalta del rimorchio) si è alzata nel momento in cui lui si trovava nel raggio d’azione;
  • lo ha colpito alla testa, facendolo cadere o comunque stordendolo;
  • subito dopo, dal cassone hanno iniziato a uscire quintali di granella di mais, che lo hanno travolto e sepolto in pochi istanti.

Un’ondata di prodotto che, in un piazzale chiuso, diventa una trappola: il mais si accumula, riempie ogni spazio, schiaccia il corpo.

Alcuni operai presenti in azienda avrebbero sentito l’uomo urlare e chiedere aiuto. Quando lo hanno raggiunto, lo hanno trovato sotto una massa di granaglie. Sono riusciti a liberarlo, ma le sue condizioni erano già gravissime.

Tutta la sequenza – colpo alla testa, caduta, mais che travolge – si è consumata in una manciata di secondi.

I soccorsi e la corsa all’ospedale

Scatta subito l’allarme al 112.

Sul posto arrivano:

  • un’ambulanza,
  • l’automedica,
  • l’elisoccorso in codice rosso.

I sanitari iniziano le manovre di rianimazione direttamente nel piazzale dell’azienda. L’uomo viene stabilizzato quanto basta per poter essere trasferito in elicottero e viene elitrasportato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, centro di riferimento per i casi più gravi.

Le sue condizioni vengono definite da subito critiche, “in pericolo di vita”. Nonostante i tentativi dei medici, però, il quadro non migliora: nel corso del pomeriggio arriva la notizia che l’autotrasportatore è morto per le gravissime lesioni riportate.

Indagini sulla sicurezza in azienda

Dopo l’incidente, l’area del silos e del piazzale è stata messa in sicurezza e sequestrata per consentire i rilievi.

Sul posto, oltre ai soccorritori, sono intervenuti:

  • i carabinieri competenti per territorio,
  • i tecnici della ATS Val Padana, chiamati a verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Le domande a cui adesso bisogna rispondere sono chiare:

  • la procedura di scarico è stata svolta secondo le regole previste?
  • il sistema di ribalta del camion funzionava correttamente o c’è stato un malfunzionamento tecnico?
  • l’autista stava operando da solo o con supporto di personale dell’azienda?
  • esistevano barriere, dispositivi o indicazioni di sicurezza che avrebbero dovuto tenerlo lontano dalla zona di rischio?

In casi come questo, l’ipotesi di reato che viene presa in considerazione è quasi sempre quella di omicidio colposo per infortunio sul lavoro. Spetterà alla Procura decidere eventuali iscrizioni nel registro degli indagati una volta ricevuti i rapporti di carabinieri e ATS.

Un’altra morte bianca in silenzio

La storia dell’autotrasportatore di Roncadello assomiglia a quella di tanti lavoratori che ogni giorno si spostano tra cantieri, cascine, magazzini, fabbriche. Non finisce sui grandi titoli nazionali, non diventa dibattito televisivo, ma lascia dietro di sé:

  • una famiglia che aspetta notizie a chilometri di distanza,
  • colleghi che si ritrovano a lavorare nello stesso piazzale dove poche ore prima è successo tutto,
  • una comunità che si sveglia con l’ennesima notizia di un incidente mortale sul lavoro.

È successo a Dovera, in una cascina di campagna. Poteva succedere ovunque: ogni volta che una procedura di scarico viene presa alla leggera, ogni volta che un dispositivo non funziona, ogni volta che la fretta si mette in mezzo tra un uomo e il suo rientro a casa.

FAQ sulla tragedia di Dovera

Dove è avvenuto l’incidente?
L’incidente è avvenuto in una azienda agricola di via Antonio Barni, nella frazione Roncadello di Dovera (provincia di Cremona), nella cascina Santa Rita, specializzata in lavorazione di cereali.

Chi è la vittima?
La vittima è un autotrasportatore straniero, dipendente di una ditta di trasporti croata. Aveva circa trent’anni secondo le prime informazioni. Il nome non è stato ancora reso noto ufficialmente.

Cosa è successo esattamente durante lo scarico?
Durante lo scarico del mais dal camion, l’uomo sarebbe stato colpito alla testa dalla ribalta del mezzo e subito dopo travolto dalle granaglie, che lo hanno sommerso nel piazzale vicino ai silos.

È stato soccorso subito?
Sì. È stato soccorso dagli operai presenti, poi dal personale del 118 e dall’elisoccorso, che lo ha trasportato al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove è morto poche ore dopo il ricovero.

Sono in corso verifiche sulla sicurezza?
Sì. I carabinieri e i tecnici dell’ATS Val Padana stanno svolgendo accertamenti per capire se siano state rispettate tutte le norme di sicurezza sul lavoro e se ci siano eventuali responsabilità per l’infortunio mortale.