Alle porte di Erchie, in provincia di Brindisi, la campagna cambia ritmo. I filari delle viti lasciano spazio a distese di ulivi che disegnano un paesaggio fitto, punteggiato di tronchi giovani accanto a piante dalla corteccia scavata dal tempo. È qui che prende forma il lavoro dell’Azienda Agricola Olio Febo, una realtà che affonda le radici in cinque generazioni e che negli ultimi anni ha rimesso mano alla propria storia con uno sguardo dichiaratamente rivolto al futuro.
Nel triangolo compreso tra Lecce, Brindisi e Taranto, dove l’olivo è presenza quasi inevitabile, Febo ha scelto di tenere insieme due parole che da queste parti si pronunciano spesso ma non sempre si riesce a far convivere: tradizione e innovazione.
Una storia lunga, una rinascita recente
La genealogia aziendale è fatta di nomi di famiglia, terreni che passano di padre in figlio, uliveti venduti e poi ricomprati, annate buone e annate magre. L’azienda Olio Febo nasce come molte realtà del Sud: piccola, contadina, con un lavoro scandito dai ritmi della campagna e dalla fatica delle mani.
La svolta arriva nel 2017, quando la voce che guida la nuova fase è quella di una generazione più giovane, capace di leggere ciò che sta accadendo all’olivicoltura pugliese e, allo stesso tempo, decisa a non disperdere l’eredità degli antenati.
L’idea non è rifare tutto da capo, ma ricucire i fili:
- rimettere insieme gli uliveti di famiglia, alcuni dei quali erano stati ceduti nel corso dei decenni;
- consolidare l’estensione aziendale così che “gli alberi di Febo” tornino a essere fisicamente vicini;
- affiancare alle maestranze locali attrezzature e competenze nuove.
Nel frattempo la figura che firma oggi l’azienda è quella di Paladini Chiara, che ne assume formalmente la guida, portando dentro una sensibilità contemporanea sul tema della qualità alimentare e dell’etica del lavoro.
Novità in campagna: mezzi moderni e innesti contro la Xylella
La campagna intorno agli uliveti Febo non è un quadro immobile: chi lavora la terra si confronta con cambiamenti climatici, parassiti, e soprattutto con l’ombra della Xylella, che ha segnato in profondità l’ulivicoltura salentina.
Nel 2020 l’azienda decide di fare un passo concreto sul piano tecnico, dotandosi di nuovi mezzi:
- una trattrice agricola,
- una trincia,
- un atomizzatore pensato per trattamenti mirati.
Non sono dettagli da addetti ai lavori, ma strumenti che servono a rendere più accurato il lavoro in campo, alleggerire la fatica fisica delle maestranze, migliorare la gestione del suolo e delle chiome con un occhio specifico alla sostenibilità.
Sul fronte sanitario, pur non presentando sintomi di disseccamento da Xylella sugli alberi in produzione, Febo sceglie di non stare a guardare. Alcuni esemplari di Cellina di Nardò vengono innestati con gemme di Leccino, una cultivar considerata più resistente al batterio. Gli innesti che attecchiscono vengono vissuti quasi come una piccola vittoria: un segno di resilienza e di volontà di presidiare il territorio, anziché abbandonarlo al degrado.
Le cultivar: un mosaico di origini diverse
La base di tutto rimane l’albero. Nei terreni di Febo convivono cultivar pugliesi, italiane e anche una presenza francese:
- Leccino, una delle varietà più diffuse in Italia, con chiome fitte e foglie verde chiaro, capace di dare un olio delicato ed equilibrato;
- Nociara, altra protagonista della produzione salentina contemporanea, apprezzata per la resistenza a parassiti e batteri;
- Picholine, cultivar di origine francese, qui interpretata in chiave locale, spesso legata al progetto biologico;
- Coratina, varietà pugliese per eccellenza, ricchissima di polifenoli, dal profilo gustativo più amaro e piccante e dai sentori di carciofo e mandorla;
- Leccio del Corno, di origine toscana, che aggiunge un tassello ulteriore al mosaico varietale.
Questa combinazione permette di lavorare su più registri: oli dal fruttato medio, più morbidi, e oli dal fruttato intenso, pensati per chi cerca un carattere più deciso.
Dal campo al frantoio: tempi stretti e scelte precise
Una parte importante del racconto di Febo riguarda il come si trasforma l’oliva in olio.
Le olive vengono raccolte con abbacchiatori e scuotitori manuali, strumenti che aiutano a non danneggiare né il frutto né la pianta. Il passaggio successivo è la corsa contro il tempo: la molitura avviene entro due ore dalla raccolta.
Questo dettaglio tecnico risponde a una logica precisa: ridurre al minimo l’ossidazione, preservare polifenoli e antiossidanti naturali, conservare integro quel profilo di “piccante verde” che caratterizza gli oli più freschi.
L’estrazione è effettuata a freddo. Dopo la frangitura, l’olio viene filtrato e conservato in serbatoi in ambiente termoregolato, sotto gas inerte, in attesa del confezionamento. È un modo di lavorare che incrocia saperi tradizionali e protocolli moderni di conservazione, per tenere sotto controllo ossigeno, luce, temperatura, i tre nemici dichiarati della qualità in bottiglia.
Le linee di olio: fruttato medio, intenso e biologico
Dal lavoro in campo e in frantoio nascono diverse espressioni di extravergine.
L’Olio Febo fruttato medio nasce principalmente dalla cultivar Leccino (in alcuni lotti affiancata da Frantoio). È un olio che punta sull’equilibrio:
- fruttato medio,
- amaro e piccante presenti ma non aggressivi,
- un leggero richiamo di mandorla.
È il tipo di olio che si presta con naturalezza alla cucina quotidiana, senza rinunciare a una propria identità.
L’Olio Febo Le Cisarelle, dal nome della contrada in cui si trovano gli ulivi, è invece il volto più intenso della gamma. Qui la protagonista è la Coratina:
- fruttato intenso,
- profumo vegetale netto,
- retrogusto piccante più marcato.
È pensato per chi cerca un olio capace di farsi sentire, non una semplice presenza di sfondo.
A fianco di queste versioni, c’è l’Olio Febo Biologico, estratto a freddo da Picholine e prodotto secondo i criteri dell’agricoltura biologica: solo sostanze naturali, fertilizzanti a base organica, niente diserbanti o insetticidi di sintesi. L’attenzione al biologico non è soltanto etichetta: si collega alla scelta di lavorare con cultivar adatte a questo tipo di conduzione e all’idea di uliveto come ecosistema da custodire, non solo come impianto produttivo.
Accanto agli extravergini “in purezza” ci sono infine i condimenti aromatizzati: oli arricchiti da una piccola percentuale di aromi naturali – limone, arancia, timo, bergamotto, basilico, funghi porcini, rosmarino, zenzero, tartufo – che raccontano un modo diverso di usare l’olio, più vicino alla cucina domestica e al gioco sulle sfumature aromatiche.
Valori dichiarati: qualità, territorio, lavoro
Dietro le bottiglie, l’azienda esplicita una serie di valori che guidano le scelte quotidiane.
Il primo è la centralità della qualità. Non solo intesa come analisi chimiche e parametri tecnici, ma come insieme di fattori: tracciabilità del prodotto, cura delle olive, selezione delle cultivar, trasparenza su ciò che si porta in tavola. L’idea di fondo è che “siamo quello che mangiamo” non è solo una frase fatta, ma una responsabilità verso chi acquista.
C’è poi la difesa del territorio. In un contesto in cui molte campagne pugliesi rischiano l’abbandono, tenere viva un’azienda agricola significa anche custodire il paesaggio, evitare che gli uliveti si trasformino in terreni incolti, presidiare le aree rurali con un lavoro stabile e non solo stagionale.
Un’altra linea riguarda l’etica del lavoro. Alle mani esperte delle maestranze locali sono affiancate nuove competenze e tecnologie, con l’obiettivo dichiarato di:
- migliorare le condizioni operative,
- valorizzare i saperi contadini,
- mantenere un rapporto diretto con chi l’olio lo consuma, senza delegare completamente il proprio racconto ai meccanismi impersonali della grande distribuzione.
Un olio come sintesi di scelte
L’olio extravergine d’oliva prodotto da Febo non è presentato come un oggetto neutro, ma come la sintesi di una serie di decisioni: che cultivar coltivare, come affrontare la Xylella, quali mezzi usare, in che modo raccogliere, quando frangere, dove posizionarsi rispetto a temi come il biologico, la sostenibilità, la trasparenza del prezzo.
Chi attraversa quegli uliveti tra Erchie e le campagne limitrofe vede file di alberi che sembrano uguali. Ma dietro ogni tronco c’è un pezzo di storia familiare, un innesto, un trattamento anti–parassitario, una potatura ragionata, una scelta fatta in un anno di siccità o di piogge abbondanti.
In questo intreccio di memoria contadina e strumenti moderni, l’Azienda Agricola Olio Febo continua a costruire, stagione dopo stagione, il proprio racconto: quello di un olio che non nasce in laboratorio, ma in un paesaggio preciso, fatto di sole forte, vento di mare e ulivi che resistono, ancora, alla prova del tempo.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






