La scena, sulla carta, era quasi scritta: Massimo Boldi, 80 anni, volto storico della commedia nazional-popolare, che porta la fiamma olimpica a Cortina d’Ampezzo. Il luogo dei cinepanettoni, la montagna che ha fatto da sfondo a tanti film di Natale, trasformato per un giorno in scenario dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026.
Nel giro di poche ore, però, quella immagine si è ribaltata. Una battuta sessista in un’intervista, la reazione immediata del Comitato organizzatore, l’esclusione dalla staffetta e una nota di scuse pubbliche. Una parabola rapidissima che racconta non solo il caso Boldi, ma anche il clima che circonda oggi il ruolo dei tedofori e i valori che le Olimpiadi vogliono rappresentare.
L’invito a Boldi: da Cortina sullo schermo a Cortina olimpica
La scelta di coinvolgere Boldi non era casuale. Per anni, il suo nome è stato legato proprio a Cortina: piste da sci, alberghi, locali notturni, la montagna vissuta attraverso la lente della commedia.
Vederlo con la fiaccola in mano il 26 gennaio 2026, lungo una tappa della staffetta a Cortina, significava giocare su questo legame simbolico: il comico che torna nel suo “scenario” più riconoscibile, ma dentro un contesto del tutto diverso, quello dell’evento olimpico.
Boldi viene inserito tra i 10.001 tedofori scelti per accompagnare il viaggio della fiamma. Un ruolo onorifico, senza compenso, che nelle intenzioni del Comitato deve creare un ponte tra il mondo dello sport e la societĂ : artisti, atleti, cittadini comuni, figure considerate rappresentative di storie e sensibilitĂ differenti.
La battuta sullo sport: quando il personaggio travolge il ruolo
Il punto di rottura arriva con un’intervista a un quotidiano nazionale. Il tono è quello tipico del Boldi pubblico: confidenziale, un po’ triviale, in continuità con la sua maschera comica.
Alla domanda su che tipo di sportivo si senta, la risposta è una battuta che diventa subito titolo:
«Io tedoforo, ma lo sport è la figa»
La frase, accompagnata da considerazioni sul fatto di non aver mai preso sul serio lo sport, di non aver mai “mosso un muscolo”, di preferire aperitivi e frequentazioni mondane alla neve e all’allenamento, ripropone uno dei cliché centrali del suo personaggio: il maschio italiano attratto più dalle donne che dallo sforzo fisico.
Quello che sul set può funzionare come gag, però, in questo contesto assume un altro peso. Stavolta non parla il protagonista di una commedia, ma il tedoforo di un’Olimpiade. La battuta viene letta come sessista, volgare, distante dal linguaggio che il Comitato cerca di costruire attorno ai Giochi, soprattutto sui temi di rispetto e parità di genere.
La risposta di Milano-Cortina: valori olimpici e linea dura
La reazione del Comitato organizzatore di Milano-Cortina 2026 è immediata. Nel giro di poche ore arriva una nota ufficiale con una posizione molto netta:
- Massimo Boldi viene escluso dalla lista dei tedofori;
- la decisione viene collegata in modo diretto all’intervista, in cui sarebbero state espresse opinioni incompatibili con i valori olimpici;
- viene ricordato che portare la fiamma è un privilegio e una responsabilità , e che i tedofori devono rappresentare i principi di rispetto, inclusione, uguaglianza che il movimento olimpico rivendica.
In pochi paragrafi si consuma uno strappo definitivo. La figura scelta anche per il suo legame “leggero” con Cortina viene allontanata proprio perché quel registro leggero è considerato oggi fuori fase rispetto all’immagine che si vuole dare dei Giochi.
L’amarezza e le scuse di Boldi
Colpito dalla velocità degli eventi, Boldi inizialmente parla di un “gran casino” nato da una frase che lui stesso considera “scappata” in un clima di leggerezza. Fa sapere di tenere molto alla possibilità di portare la fiaccola e di non aver previsto che una battuta potesse costargli l’esclusione.
Poco dopo, arriva una nota ufficiale di scuse. In quel testo, l’attore:
- definisce la frase una battuta leggera e ironica nelle sue intenzioni;
- riconosce che si è trattato di un’uscita inopportuna e offensiva, in particolare nei confronti delle donne;
- ammette che quelle parole non sono in sintonia con i principi di rispetto e inclusione che l’Olimpiade vuole promuovere;
- chiede scusa alle donne e al Comitato organizzatore, dichiarandosi profondamente amareggiato per l’accaduto.
Le scuse, però, non modificano il quadro: la decisione del Comitato resta ferma, e Boldi non farà parte della staffetta.
Tedofori, immagine pubblica e doppi standard
La vicenda non resta circoscritta alla cronaca di spettacolo. Innesca una discussione più ampia su chi può rappresentare i Giochi e con quali criteri.
Da una parte ci sono quanti difendono la scelta del Comitato: la staffetta olimpica è un rito globale e chi porta la fiamma deve avere un comportamento pubblico coerente con l’idea di rispetto, inclusione, attenzione al linguaggio. In questa prospettiva, la battuta di Boldi viene percepita come un passo indietro culturale, un richiamo a un certo maschilismo “ridanciano” che il Paese dovrebbe lasciarsi alle spalle.
Dall’altra, non mancano voci critiche che parlano di moralismo e ipocrisia. Vengono ricordati altri casi, in contesti diversi, di tedofori con precedenti controversi, e si mette a confronto il peso di uno scivolone verbale con quello di comportamenti più concreti, per esempio sul fronte sportivo e giudiziario. Si insinua il dubbio che il rigore etico sia applicato in modo selettivo, più severo verso una frase che verso certi curricula.
La discussione si allarga così alla definizione stessa del ruolo: il tedoforo è semplicemente una figura nota che accende l’entusiasmo del pubblico, o è – almeno nelle intenzioni – un ambasciatore di valori, tenuto a una forma di coerenza tra immagine pubblica e messaggio olimpico?
Il confine sottile tra personaggio e persona reale
Il caso Boldi mette a fuoco anche un tema che riguarda molti protagonisti dello spettacolo: il confine tra personaggio e individuo.
Per decenni, l’attore ha interpretato una figura ben riconoscibile: il maschio italiano un po’ cialtrone, ossessionato dalle donne, immerso in un universo di doppi sensi e gag esplicitamente allusive. Un immaginario che ha trovato spazio nella televisione e nel cinema di una certa epoca, accettato dal pubblico come parte del gioco comico.
Quando però quella stessa voce entra in un ruolo istituzionale, il contesto cambia. Le parole non sono più filtrate come battute di copione, ma lette come dichiarazioni di chi porta la fiamma olimpica. Il margine di tolleranza si restringe e ciò che fino a ieri passava come “scherzo” diventa un errore di valutazione.
In questo slittamento si misura una trasformazione culturale: lo spazio concesso alla goliardia pubblica si è ridotto, soprattutto quando di mezzo ci sono ruoli simbolici e temi sensibili come il rispetto delle donne e la pari dignità .
Una piccola storia dentro una questione piĂą grande
La vicenda di Massimo Boldi escluso dalla staffetta olimpica è, in apparenza, un episodio minore dentro il grande mosaico di Milano-Cortina 2026. Non cambia l’organizzazione dei Giochi, non condiziona gare o risultati.
Eppure, per qualche giorno, ha funzionato come un rivelatore. Ha mostrato quanto il linguaggio dei personaggi pubblici sia diventato terreno delicato, soprattutto quando si tratta di ruoli simbolici. Ha evidenziato la volontà , da parte degli organizzatori, di presidiare con forza parole come rispetto, inclusione, parità di genere. Ha riaperto il dibattito sui criteri con cui si selezionano le figure chiamate a rappresentare l’immagine di un Paese.
Per Boldi, resta l’ombra di un’occasione svanita e l’idea che una frase possa cancellare in poche ore un invito costruito anche sul suo storico legame con Cortina.
Per chi osserva la vicenda dall’esterno, resta l’impressione di una fiamma che, in questo caso, non è mai arrivata nelle sue mani, ma che ha illuminato per un attimo il rapporto tra miti popolari, memoria comica e nuove regole del discorso pubblico.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






