Don Alfredo Lecca, 86 anni, è morto a Cagliari: Biografia, parrocchie tra Quartu e Perdasdefogu e funerali

Serena Comito

Don Alfredo Lecca, 86 anni, è morto a Cagliari: Biografia, parrocchie tra Quartu e Perdasdefogu e funerali

A Quartu Sant’Elena, per molti, don Alfredo Lecca era semplicemente “don Alfredo”. Non serviva aggiungere altro. Lo si vedeva davanti alla chiesa del Sacro Cuore, passo tranquillo, la mano alzata per salutare, uno sguardo che riconosceva le persone una per una.

Domenica 18 gennaio 2026 quel saluto si è interrotto per sempre: don Alfredo è morto all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari, dove era ricoverato da alcuni giorni. Aveva 86 anni. Dietro di sé, una vita passata tra paesi dell’interno, ospedali, comunità piccole e grandi che lo hanno avuto come parroco o come punto di riferimento silenzioso.

Chi era Don Alfredo Lecca

La sua storia comincia il 27 novembre 1939 a Lanusei, ma il nome che torna sempre è un altro: Perdasdefogu. È lì che affondano le radici della sua famiglia ed è da lì che parte davvero il suo percorso. Nella parrocchia di San Pietro, il 2 luglio 1967, viene ordinato sacerdote.

Chi lo ha conosciuto parla di un uomo misurato, poco incline ai toni alti, con una fede concreta. Niente protagonismi, niente ruoli cercati a tutti i costi. La sua scelta è stata sempre la stessa: fare il prete in mezzo alla gente, senza aggiungere etichette.

Dalla Val d’Ogliastra ai primi incarichi da viceparroco

I primi passi da prete li muove lontano da casa, ma non troppo.

Appena ordinato, viene mandato a Ghilarza come viceparroco. Poi tocca a Meana Sardo. Sono gli anni in cui si impara tutto sul serio: le messe feriali con pochi fedeli, le confessioni in sacrestia, i funerali in cui conosci davvero le famiglie, il catechismo nei locali freddi, le visite a chi ti aspetta seduto in cucina.

Lì si vede subito il suo stile: poche parole, molta disponibilità ad ascoltare, la capacità di restare vicino senza invadere. Il tipo di prete che non fa scena, ma a cui ti affezioni perché c’è sempre.

Gli anni da parroco tra Ovodda, Ortueri, Samugheo e gli altri paesi

Poi arriva il momento di prendere sulle spalle una comunità intera. E non una sola.

Nel corso degli anni, Don Alfredo viene nominato parroco in una lunga serie di paesi della diocesi:

  • Ovodda dal 1974,
  • Ortueri dal 1984,
  • Samugheo dal 1989,
  • Narbolia dal 1997,
  • Genoni dal 2002,
  • Nuragus dal 2006,
  • Isili dal 2008.

Ogni volta un cambio, un addio e un nuovo inizio. Case diverse, piazze diverse, feste patronali da imparare, volti da memorizzare. Lui affronta questi passaggi con lo stesso passo: senza lamentele, senza grandi proclami, semplicemente arrivando, ascoltando, mettendosi al lavoro.

Chi lo ricorda come parroco parla di una presenza affidabile: c’era ai battesimi, ai matrimoni, ai funerali, nelle visite agli anziani, in quelle confessioni dell’ultimo minuto prima della messa che per qualcuno diventano ricordi incancellabili.

Il servizio in ospedale a Isili

Ad Isili il suo ministero prende una piega ancora più delicata.

Oltre a guidare la parrocchia, Don Alfredo viene incaricato come assistente religioso dell’ospedale San Giuseppe. Questo significa ore passate nei corridoi, nei reparti, accanto a chi sta male e alle famiglie che aspettano davanti alle porte chiuse.

Niente microfoni, niente altari. Solo stanze di ospedale, sedie di plastica, mani da stringere, rosari sussurrati, benedizioni date con poche parole. È uno di quei servizi che non finiscono sulle cronache, ma pesano moltissimo nella vita della gente. Anche lì, lui resta fedele al suo modo: discreto, presente, quasi invisibile se non lo stai cercando, ma fondamentale per chi lo incontra.

L’ultimo tratto di strada al Sacro Cuore di Quartu Sant’Elena

Nel 2015, chiuso il giro delle parrocchie, Don Alfredo si trasferisce a Quartu Sant’Elena, in una casa di sua proprietà. Avrebbe tutti i motivi per rallentare, prendersi qualche anno di calma. Invece sceglie il contrario.

Si mette a disposizione della parrocchia del Sacro Cuore come sacerdote collaboratore. Nessuna carica altisonante, ma tanta pastorale concreta: messe, confessioni, aiuto nelle celebrazioni, presenza costante. In poco tempo diventa una figura familiare per chi frequenta quella chiesa.

Le note ufficiali parlano di una comunità che lo ha accolto “con tanto affetto”. Tra chi andava a messa al Sacro Cuore durante la settimana era quasi scontato vederlo lì, in presbiterio o in fondo alla chiesa, sempre con lo stesso stile sobrio.

Una famiglia di vocazioni tra Rosetta ed Emanuele

La storia di Don Alfredo si intreccia con una famiglia dove la scelta di servire la Chiesa non è un caso isolato.

Al suo fianco, per lunghi anni, c’è la sorella Rosetta, missionaria saveriana. Non una presenza solo affettiva: lo accompagna in diverse parrocchie, porta con sé il respiro delle missioni, le storie dai Paesi lontani, l’attenzione ai poveri e a chi resta ai margini. La loro è una specie di unità pastorale familiare: parroco e religiosa, sotto lo stesso tetto, al servizio delle stesse comunità.

Nella stessa linea familiare c’è anche il nipote mons. Emanuele Lecca, indicato come nipote di primo grado, impegnato oggi nel ministero sacerdotale e nella guida della comunità di Bonarcado. Non è un dettaglio di colore: l’Arcidiocesi parla apertamente di una famiglia che ha saputo “testimoniare il servizio alla Chiesa” con più vocazioni intrecciate.

Il ricordo dell’Arcidiocesi e dei confratelli

La morte di Don Alfredo Lecca non passa inosservata nei palazzi della diocesi.

La Arcidiocesi di Oristano diffonde un messaggio di cordoglio in cui l’arcivescovo monsignor Roberto Carboni, insieme agli emeriti monsignor Pier Giuliano Tiddia e monsignor Ignazio Sanna, esprime vicinanza ai familiari e ai fedeli che lo hanno conosciuto. Nelle loro parole, Don Alfredo viene ricordato come un sacerdote “fedele e generoso”, ringraziato per il lungo ministero nelle parrocchie e negli ospedali, e affidato alla pace eterna.

In parallelo, diverse comunità che lo hanno incrociato negli anni rilanciano la notizia con foto e brevi messaggi: un “Grazie Don Alfredo” scritto sotto la sua immagine, una preghiera condivisa, il ricordo di un episodio concreto. Segni piccoli ma veri, che raccontano quanto abbia lasciato in giro per la Sardegna.

Camera ardente, funerali e sepoltura a Perdasdefogu

Dopo il decesso, la camera ardente viene allestita all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari, lo stesso in cui è morto. Qui amici, confratelli, fedeli e parenti possono passare per un saluto, un rosario, un momento di raccoglimento.

Le esequie sono organizzate in due tappe, per permettere a tutti i mondi della sua vita di stringersi attorno a lui:

  • Martedì 20 gennaio, alle ore 10:00, viene celebrata la messa funebre nella chiesa del Sacro Cuore a Quartu Sant’Elena, la comunità in cui ha vissuto e servito negli ultimi anni;
  • nel pomeriggio, alle ore 15:00, una seconda celebrazione si svolge nella chiesa parrocchiale di San Pietro a Perdasdefogu, il paese d’origine dove era stato ordinato sacerdote.

Al termine, la salma viene accompagnata al cimitero di Perdasdefogu per la tumulazione. È un ritorno alle origini che chiude il cerchio: il prete che ha girato tante parrocchie torna a riposare nella sua terra, accanto ai suoi