Manerba del Garda, scomparso nel nulla: l’amico va alla rocca e lo trova morto lungo il sentiero

Serena Comito

Manerba del Garda, scomparso nel nulla: l’amico va alla rocca e lo trova morto lungo il sentiero

Per ore nessuno è riuscito a mettersi in contatto con lui. Il telefono muto, nessun messaggio, nessun segnale. Un uomo di 65 anni, uscito come altre volte per una passeggiata alla Rocca di Manerba, è stato ritrovato morto in una zona impervia del promontorio che domina il lago di Garda. A trovarlo non sono stati i soccorritori, almeno all’inizio, ma un amico, che non si è rassegnato alla sua scomparsa e ha deciso di andare a cercarlo personalmente.

La mattinata, per chi frequenta la zona, è cominciata come tante. È finita con i lampeggianti dei mezzi di soccorso e con una barella calata nel vuoto, in silenzio, per recuperare il corpo dell’escursionista.

La scomparsa che ha fatto scattare l’allarme

Tutto parte da una situazione che, all’inizio, sembra solo strana. Il 65enne esce, come altre volte, per andare verso la Rocca. È un’area che conosce, un luogo dove ci si muove spesso a piedi, fra sentieri e punti panoramici affacciati sul lago.

A un certo punto però non dà più notizie. Non risponde al telefono, non manda un messaggio per dire dov’è, non fa sapere nulla sul rientro. Chi gli vuole bene capisce che qualcosa non torna.

Si passa in fretta dalla preoccupazione al timore vero: le telefonate aumentano, nessuno lo ha visto, nessuno lo ha sentito. Un amico, che conosce bene le sue abitudini, decide che non è il caso di aspettare oltre. Sale lui stesso verso la Rocca di Manerba, seguendo i sentieri che il 65enne era solito percorrere.

La salita alla Rocca e il ritrovamento del corpo

È proprio quell’amico, salendo lungo i percorsi che costeggiano il promontorio, a notare qualcosa che non va. In un tratto più esposto, guarda oltre il margine del sentiero e vede una figura in basso, molto più giù, dove nessuno dovrebbe trovarsi.

Capisce subito. Chiama i soccorsi, indica il punto, resta lì ad aspettare. La scena che si presenta ai primi tecnici del Soccorso alpino è chiara: l’uomo è precipitato per una quarantina di metri sotto il livello del sentiero, fermandosi su un versante ripido, fra rocce e vegetazione.

Non si tratta di una scivolata di pochi metri: è una caduta lunga, violenta. I traumi sono tali che per il 65enne non c’è nulla da fare. Quando il medico lo raggiunge, può soltanto constatare la morte, avvenuta quasi certamente sul colpo.

I soccorsi in una zona difficile

Dopo l’allarme, sul posto arrivano in pochi minuti:

  • i tecnici della Stazione Valle Sabbia del Soccorso alpino,
  • i vigili del fuoco,
  • i carabinieri,
  • l’elisoccorso di Bergamo attivato da Areu.

L’intervento non è semplice. Il corpo si trova molto più in basso del tracciato, in un punto dove non si può intervenire a piedi senza attrezzatura. I soccorritori allestiscono le corde, si assicurano e iniziano a calarsi verso il versante.

Per riportare la salma sul sentiero viene usata la tecnica del contrappeso: alcuni tecnici scendono fino a raggiungere il 65enne, lo imbarellano, recuperano anche i suoi effetti personali e poi iniziano la lenta risalita, mentre altri soccorritori in alto gestiscono le corde e bilanciano i pesi.

È un lavoro lungo e fisico, fatto di gesti precisi e di pochi commenti. Intorno, la Rocca è silenziosa, interrotta soltanto dal rumore dell’elicottero e dalle voci di chi coordina l’operazione.

Una volta riportata la barella sul sentiero, la salma viene affidata alle autorità competenti per gli accertamenti di rito e poi messa a disposizione dei familiari.

Cosa potrebbe essere successo lungo il sentiero

Sulla dinamica esatta sarà la relazione dei carabinieri a fare chiarezza, ma lo scenario che si profila è purtroppo fin troppo familiare per chi si occupa di soccorsi in montagna e in collina.

È possibile che l’uomo stesse camminando lungo uno dei sentieri che costeggiano il promontorio, in un punto dove il margine tra il percorso e il vuoto è sottile. Basta:

  • un passo messo male,
  • una pietra che si muove,
  • un tratto umido o scivoloso,
  • un momento di distrazione,

e il sentiero smette di essere sicuro. Da lì la caduta, senza possibilità di fermarsi, fino al punto in cui è stato ritrovato dall’amico.

Non ci sono, al momento, elementi che facciano pensare a altro che non sia un incidente in escursione, uno di quelli che trasformano un’uscita tranquilla in una tragedia improvvisa.

Rocca di Manerba, tra bellezza e rischio

La Rocca di Manerba è uno dei posti più fotografati del Garda bresciano. Un balcone naturale sul lago, con vista mozzafiato, percorsi fra boschi e rocce, resti archeologici e punti panoramici affollati in tutte le stagioni.

Proprio questa bellezza, però, nasconde anche la parte più fragile del territorio. I sentieri, soprattutto nei tratti più vicini ai precipizi, vanno affrontati con prudenza:

  • non basta conoscere la zona,
  • non basta esserci passati cento volte,
  • non basta “farlo da sempre”.

Un passo sbagliato può diventare definitivo anche per chi considera quei percorsi quasi “di casa”. E ogni volta che succede, il promontorio che tutti siamo abituati a vedere come cartolina si trasforma per qualche ora in un luogo di dolore