A Pagani stamattina l’aria è diversa. C’è quel silenzio strano che cala sulle città quando una persona molto conosciuta se ne va. In queste ore la comunità sta salutando la Maestra Gabriella De Vivo, una di quelle figure che, per chi è cresciuto tra i banchi paganesi, era più di un nome: era un volto familiare, una voce, un modo di fare.
La notizia della sua morte è arrivata il 16 gennaio 2026, accompagnata da parole semplici ma pesanti: “Circondata dall’affetto dei suoi cari, ha reso l’anima a Dio la Maestra Gabriella De Vivo”. Da lì, il tam-tam tra ex alunni, colleghi, famiglie. In tanti, leggendo il manifesto, hanno rivisto in un attimo anni di scuola, quaderni, recite, rimproveri buoni.
Chi era la Maestra Gabriella De Vivo
Nel necrologio campeggia grande una parola: Maestra. Non è solo una qualifica lavorativa, è quasi un titolo affettivo. Gabriella viene descritta come una donna stimata e benvoluta, ricordata per la dedizione all’insegnamento e per i suoi modi gentili.
Per anni è stata un punto di riferimento per generazioni di studenti di Pagani. Di lei molti ricordano la serietà unita alla dolcezza, quella capacità rara di tenere la classe e allo stesso tempo far sentire ogni bambino visto, ascoltato. Una di quelle insegnanti che ti restano addosso anche da adulto, quando ripensi alle prime lettere scritte in stampatello e ti torna in mente la voce che ti diceva: “Puoi farcela”.
Non servono grandi discorsi per spiegare che figura sia stata: basta guardare le reazioni di chi l’ha conosciuta. In queste ore, la famiglia racconta di messaggi, telefonate, ricordi che arrivano da ex alunni ormai cresciuti, da colleghi, da genitori che con lei avevano affidato i propri figli.
Il dolore della famiglia
Accanto al suo nome, sul manifesto, ci sono quelli delle persone che le sono state vicino fino all’ultimo. A piangerla sono il marito Aniello Tortora, i figli Carlo e Giulia, il fratello Carlo con la moglie Elisabetta, le cognate Ida e Letizia Tortora, oltre ai nipotini Nicole e Giovanni, che vengono descritti come “la sua gioia”.
Dietro questa lista di nomi c’è una vita di affetti, pranzi di famiglia, compleanni, feste di fine anno scolastico, piccoli gesti quotidiani. La morte della Maestra Gabriella non colpisce solo il mondo della scuola, ma soprattutto questo nucleo familiare che ora si raccoglie, stretto, intorno al suo ricordo.
Le parole usate sono quelle tipiche dei manifesti funebri, ma lette sapendo chi era lei assumono un peso concreto: “Lasciano un vuoto incolmabile” non è una frase fatta, è quello che in molti, oggi, sentono davvero.
Camera ardente e funerale alla Basilica di Sant’Alfonso
Per permettere a parenti, amici ed ex alunni di dare un ultimo saluto alla Maestra Gabriella, è stata allestita la Camera ardente presso la Congrega della Basilica di Sant’Alfonso, a Pagani.
È possibile farle visita a partire dalle 15:00 di oggi, 16 gennaio 2026.
Il rito funebre si terrà invece domani, sabato 17 gennaio 2026, alle ore 10:00, sempre nella Basilica di Sant’Alfonso. Un luogo che per i paganesi è un punto di riferimento non solo religioso, ma anche identitario, e che domani mattina si riempirà di chi vorrà salutarla per l’ultima volta.
Non è difficile immaginare tra i banchi non solo i familiari, ma anche tanti ex alunni ormai adulti, forse con i loro figli per mano, pronti a rendere omaggio a quella maestra che, in qualche modo, ha fatto parte del loro percorso.
“Non fiori ma opere di bene”: l’ultimo gesto nel suo stile
In fondo al manifesto, una richiesta chiara: “Non fiori ma opere di bene”.
La famiglia ha voluto che la memoria della Maestra Gabriella fosse onorata così, con un gesto concreto di solidarietà al posto dei mazzi di fiori destinati a durare pochi giorni. Un invito a trasformare il dolore in qualcosa di utile, di buono per gli altri.
È una scelta che racconta molto del suo modo di essere. Chi l’ha conosciuta la descrive come una donna generosa, abituata a spendersi per gli altri, a partire dalle aule scolastiche. Per questo la richiesta di devolvere in opere di bene quello che sarebbe andato in fiori appare quasi naturale, in linea con i valori che l’hanno guidata in vita.
Un ultimo gesto coerente con il suo percorso, che rende il saluto ancora più carico di significato.
Una maestra che resta nei ricordi
Quando se ne va una maestra che ha insegnato a tante generazioni, il lutto ha una forma particolare. Non riguarda solo la sfera privata, ma tocca la memoria di una comunità intera.
Nel caso di Gabriella De Vivo, il sentimento condiviso è proprio questo: la sensazione che con lei se ne vada un pezzo di storia quotidiana della città.
C’è chi la ricorda per le prime letture, chi per una parola di incoraggiamento in un momento complicato, chi ancora per una semplice carezza sulla testa al termine di una verifica andata bene. Piccole scene, frammenti che tornano alla mente quando si rilegge il suo nome sul manifesto.
Nelle prossime ore, gli abbracci alla famiglia, i racconti scambiati fuori dalla Basilica, le foto tirate fuori dai cassetti faranno il resto: costruiranno un mosaico di ricordi in cui la Maestra Gabriella non sarà solo “la defunta”, ma resterà persona viva nei racconti di chi l’ha incontrata.
FAQ – Cosa sapere sul lutto per la Maestra Gabriella De Vivo
Chi era Gabriella De Vivo?
Era una Maestra di Pagani, molto stimata nel mondo della scuola e benvoluta da colleghi, studenti e famiglie. Viene ricordata per la sua dedizione all’insegnamento, i modi gentili e la capacità di essere un punto di riferimento per intere generazioni di alunni.
Dove e quando è possibile recarsi alla Camera ardente?
La Camera ardente è allestita presso la Congrega della Basilica di Sant’Alfonso a Pagani ed è aperta dalle 15:00 di oggi, 16 gennaio 2026.
Quando si svolgeranno i funerali della Maestra Gabriella?
Il rito funebre sarà celebrato domani, sabato 17 gennaio 2026, alle ore 10:00, presso la Basilica di Sant’Alfonso a Pagani.
Chi sono i familiari che ne danno il triste annuncio?
A piangere la Maestra Gabriella sono il marito Aniello Tortora, i figli Carlo e Giulia, il fratello Carlo con la moglie Elisabetta, le cognate Ida e Letizia Tortora, i nipotini Nicole e Giovanni e tutti i parenti.
Perché sul manifesto è scritto “Non fiori ma opere di bene”?
La famiglia ha chiesto di ricordare la Maestra Gabriella con gesti di solidarietà, in linea con la sua sensibilità e il suo modo di vivere. È un invito a trasformare il ricordo in opere di bene, piuttosto che in omaggi floreali destinati a durare poco.
Un addio che arriva nel cuore dell’inverno, ma che, a giudicare da come Pagani si è stretta attorno al nome di Gabriella De Vivo, lascia dietro di sé un calore che difficilmente si spegnerà.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






