Per chi è stato in piazza San Pietro il 6 gennaio 2026, è una scena difficile da dimenticare.
Alle 9.41, davanti a migliaia di pellegrini e alle telecamere di mezzo mondo, Papa Leone XIV ha chiuso la Porta Santa della basilica vaticana, pronunciando le parole:
“Si chiude questa Porta santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza”.
Con quel gesto si è chiuso ufficialmente il Giubileo della Speranza 2025, un anno che ha portato a Roma decine di milioni di fedeli, arrivati da tutto il mondo per attraversare quella soglia.
Ma perché in questi giorni si parla di porta murata, mattoni con lo stemma del Papa e cassettine di bronzo nascoste nel muro? E soprattutto: quando sarà riaperta quella Porta Santa?
La mattina del 6 gennaio: la Porta Santa si chiude
Dal punto di vista liturgico, il Giubileo finisce in un momento preciso: la mattina del 6 gennaio 2026, solennità dell’Epifania.
La Porta Santa di San Pietro, aperta alla vigilia di Natale per dare inizio all’Anno Santo, viene richiusa dal Pontefice alla presenza delle autorità e dei pellegrini.
È l’ultima Porta Santa rimasta aperta tra le quattro basiliche papali di Roma. Le altre – Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura – avevano già celebrato la loro chiusura tra fine dicembre e i primi giorni di gennaio, con messe e riti dedicati.
Quel gesto davanti alla folla segna la fine visibile dell’Anno Santo. Ma la storia non finisce lì.
Cosa rappresenta una Porta Santa
Per capire perché viene murata, bisogna prima capire che cos’è.
La Porta Santa è un accesso speciale, presente in alcune basiliche, che rimane sigillato da un muro per tutto il tempo “normale” della vita della Chiesa. Solo in occasione di un Giubileo, il Papa ordina di riaprirla: è questo rito, fin dal XVI secolo, a segnare ufficialmente l’inizio dell’Anno Santo per la basilica di San Pietro.
Dal punto di vista simbolico, è molto più di una porta:
- richiama le parole di Gesù: “Io sono la porta”;
- rappresenta un passaggio straordinario verso la misericordia e il perdono;
- diventa meta del pellegrinaggio: arrivare a Roma, attraversarla, chiedere l’indulgenza giubilare.
Durante il Giubileo la Porta Santa resta aperta, anche se di notte viene chiusa e custodita. Alla fine dell’Anno Santo, non la si “chiude e basta”: viene nuovamente sigillata con un muro, come segno che quel tempo straordinario è terminato.
Dal rito pubblico al cantiere nascosto: cosa succede dopo
Quello che la gente vede il 6 gennaio è il rito di chiusura: il Papa, i canti, le preghiere, la porta che si richiude.
Ma la muratura vera e propria non avviene in quel momento, sotto gli occhi di tutti.
Nei giorni successivi entra in scena un’altra parte del rito, più raccolta e quasi “artigianale”. Nella seconda settimana di gennaio vengono completate le operazioni di muratura in tutte e quattro le basiliche papali:
- per prima la Porta Santa di Santa Maria Maggiore,
- poi quella di San Giovanni in Laterano,
- quindi San Paolo fuori le Mura,
- infine la Porta Santa di San Pietro, che chiude idealmente il cerchio del Giubileo.
Sono riti celebrati in forma più riservata, senza grandi folle, ma con una forte carica simbolica: lì dentro va letteralmente sigillata la memoria dell’Anno Santo appena vissuto.
Mattoni, stemmi e scrigni: come si mura una Porta Santa
Dietro al muro che chiude la Porta Santa non c’è solo cemento. C’è una vera e propria capsula del tempo.
Durante il rito vengono inserite, all’interno della muratura, delle cassette metalliche. Dentro ci finiscono:
- il verbale di chiusura della Porta,
- alcune medaglie pontificie coniate durante l’Anno Santo,
- eventuali medaglie commemorative della basilica,
- soprattutto la chiave che servirà per la prossima apertura, nel prossimo Giubileo.
Poi si innalza il muro vero e proprio: mattoni uno sull’altro, spesso contrassegnati dallo stemma del Papa che ha chiuso il Giubileo. Gli operai lavorano letteralmente a pochi centimetri dal luogo che, fino a poche settimane prima, milioni di pellegrini hanno attraversato in silenzio.
Solo dopo la muratura, con la lettura del rogito e la benedizione conclusiva, il rito è considerato completato. Da quel momento, per la Chiesa, la Porta Santa torna a essere muro chiuso, in attesa del prossimo Anno Santo.
Un rito antico che si è trasformato
La tradizione della Porta Santa affonda le radici nei secoli. In passato, la chiusura e l’apertura erano persino più “scenografiche” di oggi.
Per secoli, l’apertura del Giubileo avveniva demolendo un vero muro davanti alla folla. Il Papa, con un martelletto d’argento, dava i primi colpi, poi i muratori abbattevano il resto della parete. L’immagine era fortissima: pietre che crollano, polvere, luce che entra.
Col tempo, però, si è capito che quella modalità era anche pericolosa. In un Giubileo del Novecento alcuni calcinacci caddero vicino al Pontefice, e da allora il rito è stato rivisto:
- il muro viene rimosso in anticipo,
- la parte di “cantiere” avviene senza fedeli,
- il Papa oggi si limita ad aprire i battenti, spingendo la Porta con le mani, e a richiuderli a fine Anno Santo.
La sostanza simbolica è rimasta, è cambiato il modo di raccontarla.
Quando sarà riaperta la Porta Santa
È la domanda che molti si fanno uscendo da piazza San Pietro: e adesso, quando la rivedremo aperta?
Il Giubileo 2025, quello della Speranza, è stato un Anno Santo ordinario, cioè uno di quelli che la Chiesa celebra a cadenza regolare, ogni 25 anni. Il prossimo appuntamento “di calendario”, quindi, sarebbe teoricamente nel 2050.
Ma nel frattempo c’è un’altra data che tutti hanno già in mente: il 2033, anno dei 2000 anni della morte e risurrezione di Gesù. Già da adesso si parla di un grande Giubileo straordinario in quell’anno, e la Porta Santa di San Pietro tornerà ad aprirsi proprio in quella occasione.
In quella cassetta di metallo, oggi murata, è già custodita la chiave che verrà usata allora.
Le domande che si fanno i pellegrini davanti alla Porta murata
Perché la Porta Santa viene proprio murata e non semplicemente chiusa?
Perché il muro rende visibile che il tempo straordinario dell’Anno Santo è finito. Non è una porta “normale” che si apre e si chiude ogni giorno: è un segno che compare solo per un periodo limitato, poi scompare di nuovo dietro i mattoni.
Si può ancora pregare davanti alla Porta Santa adesso che è murata?
Sì. I fedeli possono fermarsi, pregare, sostare in silenzio. La porta è chiusa, ma il suo significato non è cancellato: resta il ricordo del Giubileo appena vissuto e l’attesa di quello futuro.
Che differenza c’è tra la chiusura del 6 gennaio e la muratura nei giorni successivi?
Il 6 gennaio è la chiusura liturgica, quella che tutti vedono: Papa, Messa, formula ufficiale.
Nei giorni seguenti arriva la chiusura materiale: si inserisce la capsula nel muro, si mettono i mattoni, si sigilla tutto. Senza quel secondo passaggio, il rito non sarebbe completo.
Il fatto che la Porta sia murata significa che il “tempo di grazia” è finito?
Il Giubileo, come tempo speciale, sì: si è chiuso. Ma il messaggio che la Chiesa insiste a ripetere è proprio quello: “Si chiude questa Porta santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza”. La Porta non è Dio: è solo un segno. E quel segno, da oggi, resta inciso nel muro e nella memoria di chi l’ha attraversata almeno una volta.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






