David Bowie a 10 anni dalla sua morte, scopriamo chi sono i suoi figli Lexi e Duncan Jones: età, vite, carriere, lutti e nuovi progetti tra cinema e musica

Daniela Devecchi

David Bowie a 10 anni dalla sua morte, scopriamo chi sono i suoi figli Lexi e Duncan Jones: età, vite, carriere, lutti e nuovi progetti tra cinema e musica

Dieci anni senza David Bowie.
Sembra poco e tantissimo insieme. Le sue canzoni continuano a girare ovunque, ma dietro le icone, i tributi, le magliette, ci sono due persone in carne e ossa che hanno perso un padre: Alexandria Zahra “Lexi” Jones e Duncan Jones.

Non hanno scelto loro di nascere figli di una leggenda, ma hanno dovuto farci i conti: con il cognome, con l’eredità artistica, con lo sguardo costante dei fan. E, nel mezzo, con una vita da costruire da zero, proprio come tutti gli altri.

Alexandria Zahra “Lexi” Jones: 25 anni, arte, musica e una diagnosi che le ha cambiato lo sguardo

La più giovane è Alexandria Zahra Jones, per tutti Lexi, nata il 15 agosto 2000 a New York. È la figlia di David Bowie e della modella Iman. Oggi ha 25 anni e vive tra arte, musica e moda, soprattutto a Los Angeles.

Da bambina è stata tenuta lontana dai riflettori il più possibile. Niente sfilate in prima fila, niente copertine precoci. Bowie e Iman volevano per lei un’infanzia il più normale possibile, per quanto si possa parlare di normalità quando tuo padre è David Bowie. Per anni di lei sono circolate pochissime immagini, quasi a proteggerla da un’esposizione inevitabile.

Il trauma più grande arriva nel 2016, quando Bowie muore e Lexi ha solo 15 anni. Nelle sue parole, condivise in tempi recenti, racconta un periodo buio: depressione, dipendenze, la sensazione di essere completamente persa. Non la favola perfetta della “figlia della star”, ma la storia di una ragazza che prova a rimettere insieme i pezzi.

Arte, tatuaggi e felpe: la creativa che non vuole essere solo “la figlia di”

L’uscita dal tunnel passa dall’arte.
Lexi comincia a disegnare, dipingere, tatuarsi sulla pelle pezzi di sé e del padre. Il suo stile è molto riconoscibile: colori forti, linee sporche, personaggi quasi cartoon, frasi scritte a mano. Quelle immagini finiscono su quadri, stampe, felpe e borse, vendute online con una forte impronta personale.

Il marchio che compare spesso è ALXX, una sigla che diventa firma, identità visiva, piccola dichiarazione di indipendenza.

Niente grandi debutti sul tappeto rosso: Lexi pubblica sui social, mostra i lavori in corso, parla apertamente con chi la segue. È un percorso lento, da scena indipendente, molto diverso dall’idea classica di “figlia d’arte” messa subito al centro del palco.

Se si vuole cercare un filo con il padre, si può pensare a questo: Bowie adorava cambiare faccia, personaggi, identità. Lexi compie un’operazione simile, ma spostando tutto sul piano più intimo e vulnerabile, soprattutto quando si parla di stati d’animo e salute mentale.

“Xandri”: l’album che dice “non sono la copia di mio padre”

Nel 2025 Lexi compie il passo che tutti immaginavano: pubblica il suo primo album.
Il disco si chiama “Xandri” ed esce in modo indipendente, senza una grossa macchina promozionale alle spalle.

Il suono è un intreccio di pop, elettronica, indie e richiami rock. Non è un disco che prova a imitare lo stile del padre: si sente che è stato costruito in modo artigianale, con mezzi limitati ma idee precise. Lexi scrive, canta, in buona parte produce e firma anche la copertina. È un progetto che porta il suo nome e la sua impronta in ogni dettaglio.

Poco dopo l’uscita del disco, rende pubblica una poesia dal titolo “David Bowie’s Daughter”.
Lì mette a fuoco il nodo centrale: essere figlia di Bowie è insieme peso e amore, privilegio e difficoltà. Lexi chiarisce che non vuole “riempire le sue scarpe”, non vuole essere percepita come una copia. Vuole semplicemente ritagliarsi uno spazio in cui la sua voce sia riconosciuta per quello che è.

La diagnosi di autismo e il tema della salute mentale

Sempre nel 2025 Lexi racconta di aver ricevuto una diagnosi di autismo da adulta.
Parla di sollievo, di una sensazione di chiarezza improvvisa: come se qualcuno le avesse finalmente dato la chiave per leggere la propria storia.

Da quel momento i suoi post si riempiono di riferimenti a neurodivergenza, terapia, traumi, fatica quotidiana. Usa un linguaggio diretto, senza filtri. Non c’è posa da guru motivazionale, ma un racconto sincero della propria esperienza, che diventa un punto di riferimento per chi vive situazioni simili.

Duncan Jones: 54 anni, regista di culto tra “Moon” e “Rogue Trooper”

L’altro figlio di Bowie è quello che il pubblico conosce da più tempo.
Duncan Zowie Haywood Jones è nato il 30 maggio 1971 a Londra e oggi ha 54 anni. È il figlio di David Bowie e Angie Bowie. Nell’infanzia i media lo chiamavano “Zowie Bowie”, soprannome che abbandonerà crescendo per usare il suo nome di battesimo, Duncan.

Ha un percorso di studi movimentato: collegio in Scozia, filosofia in Ohio, poi la svolta con il diploma in regia alla London Film School. La strada verso il cinema è chiara già dai primi corti.

Dal piccolo capolavoro “Moon” ai grandi blockbuster

Nel 2009 arriva il film che lo fa conoscere al mondo: “Moon”.
Una fantascienza intimista, con un solo attore protagonista, Sam Rockwell, e un’ambientazione quasi teatrale. Il film diventa subito oggetto di culto e vale a Duncan un BAFTA come miglior debutto britannico.

Poi la carriera prende quota:

  • “Source Code” (2011) – thriller di fantascienza con Jake Gyllenhaal, che lo porta nella fascia del cinema mainstream.
  • “Warcraft” (2016) – adattamento del celebre videogioco: enorme produzione, incassi molto alti soprattutto in Asia, giudizi critici contrastanti ma un passaggio fondamentale per la sua carriera.
  • “Mute” (2018) – noir futuristico distribuito da Netflix, ambientato nello stesso universo narrativo di Moon.

Dopo Mute, Duncan si defila un po’ dai riflettori, almeno agli occhi del grande pubblico. In realtà sta lavorando al progetto che dovrebbe segnare il suo vero rientro.

“Rogue Trooper”: il ritorno, tra fumetti e tecnologia da videogame

Il film si chiama “Rogue Trooper” ed è tratto dall’omonimo fumetto di culto pubblicato su 2000 AD.
Si tratta di un lungometraggio d’animazione per adulti, realizzato usando Unreal Engine 5, tecnologia che di solito si associa ai videogiochi. Una scelta che racconta bene il mondo di Duncan: cinema, fumetti, gaming, fantascienza.

Negli ultimi anni vengono annunciati il cast vocale, le prime immagini, i dettagli sulla lavorazione in motion capture negli studi Rebellion nel Regno Unito.

A fine 2025, Duncan fa sapere sui social di aver terminato il montaggio finale del film. Significa che “Rogue Trooper” è sostanzialmente pronto e al gennaio 2026 i fan aspettano solo trailer ufficiale e data di uscita. È il tassello che può ridisegnare in modo importante la sua posizione nel panorama della fantascienza contemporanea.

Vita privata: il matrimonio, la malattia e il Bowie Book Club

La storia personale di Duncan è segnata da momenti molto intensi.
Nel 2012 sposa la fotografa Rodene Ronquillo. Proprio il giorno del matrimonio a lei viene diagnosticato un tumore al seno. La coppia decide di raccontare pubblicamente il percorso di cura, trasformando un’esperienza durissima in occasione di sensibilizzazione sulla diagnosi precoce.

Insieme hanno due figli:

  • Stenton David, nato nel 2016, pochi mesi dopo la morte di Bowie;
  • Zowie Tala, nata nel 2018.

Dal 2017 Duncan porta avanti anche un’idea originale: il Bowie Book Club.
È un club del libro dedicato ai romanzi preferiti del padre, basato sulla celebre lista dei 100 libri che Bowie considerava fondamentali. Ogni mese viene proposto un titolo diverso, un modo discreto e molto affettivo per tenere vivo il legame con lui, attraverso la lettura.

Due figli, due strade: cosa resta davvero dell’eredità Bowie?

A dieci anni dalla morte di David Bowie, guardando le vite di Lexi e Duncan non si vede una gestione aggressiva dell’eredità, ma piuttosto due percorsi personali, molto diversi tra loro.

Duncan Jones ha costruito una carriera solida da regista di fantascienza: premi, rischi creativi, film amatissimi e progetti più divisivi. Sta tornando in primo piano con “Rogue Trooper”, che unisce le sue passioni per cinema, fumetti e tecnologie digitali.

Lexi Jones ha scelto una strada più fragile e sperimentale: arte visiva, musica indipendente, un racconto costante della propria salute mentale e della neurodivergenza. Il suo album “Xandri” e la diagnosi di autismo condivisa pubblicamente mostrano il tentativo di trasformare il dolore in linguaggio, identità, comunità.

Entrambi usano i social in modo molto personale per ricordare il padre:
Duncan con thread articolati, aneddoti, libri; Lexi con foto d’archivio, tatuaggi, poesie, post che parlano di quanto la mancanza di Bowie continui a farsi sentire. Il decennale della sua morte, a gennaio 2026, ha riportato tutto questo in primo piano.

L’eredità di Bowie non è solo un catalogo di canzoni e immagini iconiche. È anche la storia di due vite che, ognuna con il proprio ritmo, continuano a cercare un equilibrio tra ciò che il mondo vede – i “figli di David Bowie” – e ciò che sono davvero quando le luci si spengono.

FAQ sui figli di David Bowie

Quanti figli ha avuto David Bowie?
David Bowie ha avuto due figli: Duncan Jones, nato nel 1971 dal matrimonio con Angie Bowie, e Alexandria Zahra “Lexi” Jones, nata nel 2000 dalla relazione con la modella Iman.

Quanti anni ha oggi la figlia di David Bowie, Lexi Jones?
Alexandria Zahra “Lexi” Jones è nata il 15 agosto 2000: al gennaio 2026 ha 25 anni.

Cosa fa oggi Lexi Jones?
Lexi vive principalmente a Los Angeles, lavora come artista visiva e designer, vende stampe e capi personalizzati online e nel 2025 ha pubblicato il suo primo album “Xandri”, progetto musicale indipendente che porta il suo stile personale.

Chi è Duncan Jones e che lavoro fa?
Duncan Jones è il figlio maggiore di David Bowie. È un regista: ha diretto film come “Moon”, “Source Code”, “Warcraft” e “Mute”. Il suo nuovo progetto è il film d’animazione “Rogue Trooper”, completato a fine 2025 e in attesa di uscita.

I figli di David Bowie parlano del padre in pubblico?
Sì. Duncan ricorda spesso il padre attraverso il Bowie Book Club e post sui social, soprattutto nelle ricorrenze. Lexi condivide foto, tatuaggi, poesie e ha parlato più volte di quanto la morte di Bowie abbia segnato la sua vita, intrecciando questo tema con quello della salute mentale e della neurodivergenza.