Chi era Trystan Pidoux, la 40ª vittima dell’incendio di Crans-Montana? Età, origini, scuola e perché il suo nome è diventato un simbolo

Daniela Devecchi

Chi era Trystan Pidoux, la 40ª vittima dell’incendio di Crans-Montana? Età, origini, scuola e perché il suo nome è diventato un simbolo

Il suo nome ha cominciato a circolare ovunque dopo la notte di Capodanno. Trystan Pidoux, 17 anni, sorriso aperto e quella faccia da ragazzo qualunque che avresti potuto incontrare in qualsiasi classe di liceo, è una delle vittime dell’incendio nel locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Non era un personaggio pubblico, non era un influencer, non era “famoso” prima di quella notte. Eppure, oggi, il suo volto è diventato uno dei simboli più forti di quella tragedia.

Dietro le foto che rimbalzano ovunque c’è una storia precisa: una famiglia, delle scuole, un gruppo di amici, un Capodanno che doveva essere solo divertimento e invece si è trasformato nell’inizio di un incubo.

Età, data di nascita e origini di Trystan Pidoux

Trystan Pidoux era nato il 30 aprile 2008. Quando è morto, il 1° gennaio 2026, aveva 17 anni, “all’alba dei 18”, come hanno scritto i suoi cari negli annunci funebri. Un’età che racconta subito quanto sia stato spezzato un percorso ancora in costruzione: niente università, niente scelta vera del futuro, solo sogni e idee ancora in movimento.

Viveva con la famiglia nella zona di Losanna, in Svizzera romanda, più precisamente a Pully, una cittadina affacciata sul Lago Lemano. Un contesto curato, tranquillo, fatto di quartieri residenziali, scuole private molto note e una qualità di vita alta, quella che si associa facilmente all’immagine della Svizzera “perfetta”.

Il profilo è quello di un ragazzo cresciuto in un ambiente protetto, circondato da amici, abituato a spostarsi tra scuola, sport, vacanze in montagna, feste. Quella vita “normale” e piena, che in poche ore è stata sconvolta per sempre.

Le scuole d’élite e i progetti per il futuro

Uno dei dettagli che colpisce è il percorso scolastico. Trystan non frequentava una scuola qualunque. Era passato per istituti conosciuti in tutta la Svizzera romanda, tra cui l’École Nouvelle de la Suisse Romande (ENSR) di Losanna e il Collège Champittet, un altro collegio privato molto rinomato.

Le scuole lo hanno ricordato pubblicamente come “antico allievo”: messaggi secchi, rispettosi, in cui la comunità educativa parla di shock, di dolore, di ragazzi che non ci sono più. Quelle righe lasciano intuire un legame reale, fatto di anni di lezioni, compagni, insegnanti che lo hanno visto crescere tra i banchi.

Accanto allo studio, negli ultimi tempi, Trystan aveva cominciato ad avvicinarsi al mondo dei progetti online e dell’e-commerce. Non per forza grandi aziende o storie da copertina, ma piccoli tentativi, l’idea di “fare qualcosa di suo”, di sperimentare. Un tratto molto tipico di tanti diciassettenni di oggi: metà studenti, metà aspiranti imprenditori digitali, sempre con il telefono in mano e la testa piena di idee.

L’immagine che emerge, mettendo insieme tutti questi pezzi, è quella di un ragazzo molto sociale, inserito in un giro di coetanei simili a lui per scuola, abitudini e aspettative. Ragazzi che si muovono tra Losanna, le stazioni sciistiche, le feste di fine anno. Ragazzi che si sentivano, a ragione, al sicuro.

La notte di Capodanno a Crans-Montana

La notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, Trystan è a Crans-Montana, una delle località più famose delle Alpi svizzere. È lì con un gruppo di amici, molti dei quali hanno percorso scolastico simile al suo: stessi istituti, stessi giri, stessa voglia di iniziare l’anno con una festa lunga fino all’alba.

Il programma è quello di tantissimi ragazzi della sua età: cenare, ritrovarsi, poi andare a ballare al Le Constellation, bar–discoteca molto frequentato, affollatissimo per il Capodanno. A mezzanotte si brinda, la musica è alta, il locale è pieno.

Poi, nel giro di pochi minuti, tutto cambia. Dalle ricostruzioni ufficiali si sa che le fiamme partono dal seminterrato, dopo l’accensione di candeline “scintillanti”, e si propagano velocemente al soffitto. La sala si riempie di fumo, la visibilità crolla, la gente cerca le uscite, qualcuno riesce a uscire, altri rimangono intrappolati.

In quelle ore, il nome di Trystan non compare subito tra i morti. È inserito nell’elenco dei dispersi, nella lista di ragazzi di cui non si hanno notizie: i telefoni non squillano più, i messaggi restano senza risposta, i genitori e gli amici fanno avanti e indietro tra ospedali, elenchi ufficiali e informazioni frammentarie.

Il suo destino viene confermato solo dopo alcuni giorni, quando emergono gli annunci ufficiali e i messaggi di addio. Trystan Pidoux è morto a 17 anni nell’incendio del Constellation. In molti lo definiscono la “40ª vittima” di quella notte, legando il suo nome al numero finale del bilancio della strage.

Il lutto: scuole in silenzio, amici sotto choc, una città che piange

Scorrendo i messaggi lasciati per lui da amici, compagni di classe e conoscenti, si ritrovano sempre le stesse parole: “sorriso”, “gioia di vivere”, “energia”. Trystan viene descritto come un ragazzo solare, socievole, sempre circondato da gente, capace di fare gruppo e di trascinare gli altri.

Il Collège Champittet e l’École Nouvelle hanno dichiarato giorni di silenzio, momenti di raccoglimento, spazi di ascolto per gli studenti colpiti dalla tragedia. Non si tratta solo di una morte tra le tante: si parla di più ragazzi legati alle stesse scuole, di classi e intere generazioni che si ritrovano a gestire funerali, commemorazioni, amici scomparsi nel giro di una notte.

La famiglia di Trystan ha scelto di salutarlo con una cerimonia nella chiesa di Saint-François, nel cuore di Losanna. Nel necrologio si legge che è stato “strappato all’affetto dei suoi cari il giorno di Capodanno”: una frase che restituisce il dolore, ma anche la volontà di mantenere un tono sobrio, senza clamore, nonostante attorno alla tragedia ci sia un’enorme attenzione pubblica.

Intanto, in rete e fuori, circolano foto e video che lo ritraggono ridere, ballare, abbracciare gli amici. Sono spesso gli stessi amici a condividere i ricordi, a raccontare quel vuoto improvviso: chi lo chiamava “fratello”, chi parla delle ultime vacanze di sci, chi non riesce ancora a usare il passato quando si riferisce a lui.

Dal volto di un ragazzo qualunque al simbolo di una generazione tradita

Nel giro di pochi giorni, il volto di Trystan Pidoux passa dall’essere quello di un ragazzo conosciuto nella sua cerchia a diventare uno dei simboli della tragedia di Crans-Montana. Insieme ad altri nomi, il suo viene citato nei servizi televisivi, nelle cronache, nei dibattiti su sicurezza, controlli, responsabilità.

La cosa che colpisce è il contrasto tra la vita che conduceva – scuole d’élite, un contesto sereno, un futuro aperto – e le condizioni in cui è morto: in un locale sovraffollato, in cui i controlli erano fermi da anni e in cui la sicurezza non era all’altezza di quel mondo “patinato” che la località turistica voleva rappresentare.

Il suo nome è entrato in un elenco che nessuno avrebbe mai voluto scrivere: quello dei ragazzi che sono usciti per festeggiare l’arrivo del 2026 e non sono più tornati. Ma, dietro il numero e dietro la formula “40ª vittima”, resta la storia di un singolo ragazzo, con una data di nascita precisa, una città, delle amicizie, dei progetti appena iniziati.

Raccontare chi era Trystan Pidoux significa proprio questo: riportarlo al centro come persona, non solo come cifra in un bilancio. Un diciassettenne che avrebbe dovuto parlare del suo prossimo compleanno, degli esami, dei progetti di viaggio. Che invece viene ricordato in una chiesa piena, in una città in lutto, in un Paese che si interroga su come sia stato possibile perdere così tante vite in una sola notte.