Chi era Anna Perrottelli, la bidella morta alla scuola di Camugliano: età, storia e cosa è successo in classe

Serena Comito

Chi era Anna Perrottelli, la bidella morta alla scuola di Camugliano: età, storia e cosa è successo in classe

Il lunedì mattina alla scuola dell’infanzia Camugliano, alla periferia di Ponsacco, scorre più o meno sempre allo stesso modo: bambini assonnati per mano ai genitori, grembiulini da sistemare, maestre e personale che preparano le aule.

Tra le persone che animavano quella routine c’era anche Anna Perrottelli, collaboratrice scolastica, 61 anni compiuti da pochissimi giorni. Per i piccoli era “la bidella”, quella che li accoglieva sull’uscio, che li aiutava se cadevano, che sparecchiava il refettorio. Nel giro di pochi minuti, però, quella mattina ordinaria è stata travolta da un malore improvviso che non le ha lasciato scampo.

Qui proviamo a raccontare chi era Anna, da dove arrivava, perché la sua scuola era così importante per lei e cosa risulta, finora, di quei momenti drammatici vissuti dentro il plesso di Camugliano.

La mattina del malore alla scuola di Camugliano

La data è lunedì 12 gennaio 2026. Anna entra a scuola come sempre, pronta a iniziare il turno alla scuola dell’infanzia Camugliano. Conosce ogni angolo dell’edificio: i disegni appesi, i corridoi stretti, il brusio dei bambini che pian piano riempiono le sezioni.

A un certo punto qualcosa si spezza. Anna inizia a sentirsi accaldata, fatica a respirare, tanto da iniziare a togliersi qualche indumento nel tentativo di trovare sollievo. Capisce che non è un semplice fastidio e lo dice a una collega con una frase semplice, ripetuta poi in tutte le cronache: “non mi sento bene”.

Si lamenta anche per un forte dolore alle scapole, un segnale grave, soprattutto se inserito sullo sfondo di un problema cardiaco che – viene riferito – aveva già alle spalle. La collega comprende subito che la situazione è seria: chiede aiuto, parte la chiamata ai soccorsi, si prova a mantenere la calma in un contesto pieno di bambini.

Nel giro di pochissimi istanti Anna si accascia a terra nel corridoio o nell’area di passaggio, a non molta distanza dai piccoli alunni. Mentre l’ambulanza si mette in moto, una collega prova a rianimarla seguendo le indicazioni ricevute, cercando di fare tutto quello che è possibile fare in quei frangenti.

Quando il personale del 118 arriva a scuola, vengono messe in atto tutte le manovre di rianimazione previste. Ma ogni tentativo risulta inutile: il cuore di Anna non riparte, e il decesso viene constatato direttamente lì, dentro la scuola. Nel giro di un attimo, il vociare di un normale lunedì mattina lascia spazio al silenzio pesante di una tragedia che nessuno si aspettava.

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Chi era Anna Perrottelli: dalle montagne dell’Irpinia alla Valdera

Dietro il camice da collaboratrice scolastica c’era una vita che non nasce affatto in Toscana.

Anna era nata a San Michele di Serino, un paese dell’Irpinia, in provincia di Avellino. La sua storia parte da lì, da un contesto di paese in cui famiglia e legami sono tutto, e dove chi è andato via continua a sentirsi legato alle proprie radici.

Come molti lavoratori del Sud, a un certo punto decide di trasferirsi. Raggiunge la Valdera, si stabilisce a Pontedera e trova lavoro come collaboratrice scolastica all’Istituto comprensivo Pacinotti. È l’inizio di una nuova fase, lontana dalla sua terra ma in un contesto che le permette di costruirsi un presente stabile.

Nel 2020 arriva il cambio di istituto: Anna passa all’IC “Marchese Lapo Niccolini” di Ponsacco e viene assegnata alla scuola dell’infanzia Camugliano. Qui ritrova pienamente il senso del suo lavoro: stare in mezzo ai bambini, incrociare ogni giorno genitori e colleghi, diventare parte della piccola comunità che ruota intorno a un plesso scolastico.

Il suo nome figura anche nelle pagine ufficiali del plesso tra il personale ATA, segno di un ruolo stabile e riconosciuto dentro la struttura, non di un passaggio provvisorio.

Il fratello medico e una famiglia divisa tra Campania e Toscana

La storia di Anna corre parallela a quella del fratello maggiore Giovanni, che lavora come medico del 118. Anche lui, come lei, ha lasciato l’Irpinia per trasferirsi nel Pisano, seguendo un percorso professionale che lo ha portato a vivere e lavorare in Toscana.

Questo dettaglio rende ancora più difficile da sopportare ciò che è successo. Quando dalla scuola di Camugliano parte la richiesta di aiuto e arriva la notizia del malore, Giovanni viene avvisato non come semplice sanitario, ma come fratello. Si precipita verso la scuola lungo la via Valdera-Capannoli, e davanti a sé non trova un’emergenza qualunque: trova Anna, la sorella, già senza vita dopo quel malore improvviso sul posto di lavoro.

Nelle parole che rilascia ai giornali locali c’è tutta la loro storia familiare. La definisce una grande sorella e una zia straordinaria per le sue figlie. La descrive come una donna solare, aperta, generosa, capace di dare tanto agli altri, sia in famiglia che nel lavoro. Non è il racconto di facciata, ma quello di chi con lei ha condiviso una vita, dall’Irpinia alla Valdera.

Una bidella che “viveva per i bambini”

C’è un elemento che torna in maniera quasi identica in tutte le testimonianze su Anna: la passione per il suo lavoro. Non si limitava a “fare le pulizie” o ad aprire e chiudere i cancelli. Diversi racconti parlano di una persona che “viveva per i bambini”, che trovava proprio in loro la spinta quotidiana per affrontare la fatica delle ore a scuola.

In una scuola dell’infanzia, una collaboratrice scolastica è un pezzo fondamentale dell’ingranaggio. È quella che consola chi scoppia a piangere appena entra, che aiuta a infilare il grembiulino, che accompagna in bagno, che nota se un bimbo è più spento del solito. È una figura discreta ma sempre presente, che spesso conosce i piccoli quasi quanto le maestre.

Per questo la morte di Anna, dentro la scuola e durante l’orario di servizio, ha colpito così duramente.

A Ponsacco la notizia viene definita da subito un colpo profondo per la comunità. Colleghe, insegnanti, personale ATA degli altri plessi, famiglie: tutti raccontano lo stesso smarrimento. Le cronache parlano di una scuola e di un paese sotto shock, perché chi ha portato i figli alla Camugliano sa bene chi fosse quella bidella di 61 anni che ora non c’è più.

Cosa sappiamo davvero della causa del decesso

Nei resoconti dei giornali la formula è una sola: “malore improvviso”. Alcuni particolari – il dolore intenso alle scapole, il fatto che avesse un problema cardiaco – spingono a pensare a un evento di natura cardiaca, ma al momento non risulta diffusa una diagnosi ufficiale più precisa.

Per questo, restando a ciò che è stato reso pubblico, è corretto parlare di malore fatale sul posto di lavoro, senza aggiungere etichette mediche più specifiche che non siano state confermate.

Quello che fa davvero impressione, al di là della definizione tecnica, è un altro dato: Anna aveva festeggiato i 61 anni il 2 gennaio, solo dieci giorni prima di morire. Una vita che sembrava avviata su una routine chiara – casa, scuola, famiglia – si è interrotta di colpo dentro quell’edificio che per lei era, a tutti gli effetti, una seconda casa.

Il segno che lascia nella scuola di Ponsacco

Nelle ore e nei giorni successivi, è probabile che arrivino minute di silenzio, bandiere a mezz’asta, comunicati dell’istituto comprensivo e del Comune. Dentro le mura della scuola, però, il vero lutto passa da gesti più piccoli: le colleghe che ripensano a quella mattina, le maestre che devono trovare le parole giuste per spiegare qualcosa ai bimbi, i genitori che si scambiano messaggi increduli.

Per i bambini che l’hanno incrociata ogni giorno, Anna resterà la signora che li accoglieva alla porta, quella che teneva loro la mano quando avevano paura, quella che magari li faceva ridere per un piccolo gesto. Crescendo, forse non ricorderanno più il nome o il viso nei dettagli, ma resterà il ricordo di una presenza buona nelle prime mattine di scuola.

La sua è la storia di una vita apparentemente normale: lavori, trasferimenti, sacrifici per costruirsi un equilibrio lontano dalla terra d’origine, affetti da tenere insieme tra Campania e Toscana. Una storia che, per un giorno, è finita in prima pagina solo perché un lunedì di gennaio il suo cuore ha deciso di fermarsi nel posto dove si sentiva più utile: una scuola piena di bambini.

FAQ su Anna Perrottelli e sulla tragedia alla scuola Camugliano

Chi era Anna Perrottelli?
Anna Perrottelli era una collaboratrice scolastica di 61 anni, nata a San Michele di Serino in provincia di Avellino. Da alcuni anni viveva in Toscana, in Valdera, e lavorava nella scuola dell’infanzia Camugliano di Ponsacco, plesso dell’istituto comprensivo “Marchese Lapo Niccolini”.

Dove e quando è morta Anna Perrottelli?
È morta la mattina di lunedì 12 gennaio 2026 all’interno della scuola dell’infanzia Camugliano di Ponsacco, mentre stava iniziando il suo turno. Dopo un malore improvviso, nonostante l’intervento del 118 e i tentativi di rianimazione, il decesso è stato constatato sul posto.

Di cosa è morta la bidella di Ponsacco?
Le cronache parlano di un malore improvviso. Si sa che Anna aveva accusato caldo, difficoltà a respirare e un forte dolore alle scapole, e che soffriva di un problema cardiaco. Non sono stati però resi noti esiti ufficiali di accertamenti medico-legali, quindi si può parlare soltanto di malore fatale sul luogo di lavoro, senza ulteriori specificazioni.

Dove aveva lavorato prima della scuola di Camugliano?
Prima di arrivare a Ponsacco, Anna aveva prestato servizio come collaboratrice scolastica all’istituto comprensivo Pacinotti di Pontedera. In seguito, dal 2020, era passata all’IC “Niccolini” ed era stata assegnata al plesso dell’infanzia Camugliano.

Perché la sua morte ha colpito così tanto la comunità?
Perché Anna non era solo una figura “tecnica”, ma una presenza quotidiana per bambini, insegnanti e famiglie. Viene descritta come una persona discreta, gentile, molto legata ai piccoli alunni. La morte improvvisa dentro la scuola ha colpito profondamente Ponsacco e l’intera comunità scolastica, che si è stretta attorno ai familiari in un clima di forte commozione.