Chi è Leonardo Bove, il giovane calciatore milanese ferito nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana

Serena Comito

Chi è Leonardo Bove, il giovane calciatore milanese ferito nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana

La notte di Capodanno doveva essere una di quelle che si ricordano per le risate, la musica, le foto da postare il giorno dopo. Per Leonardo Bove, 16 anni, milanese, quella notte è diventata invece il confine tra “prima” e “dopo”.

Il suo nome è comparso sulle cronache a partire dall’1 gennaio, legato all’incendio nella discoteca di Crans-Montana, in Svizzera, una delle tragedie più gravi degli ultimi anni. Ma dietro le righe dei comunicati c’è un ragazzo in carne e ossa: uno studente del liceo Virgilio di Milano, un calciatore dell’Under 17 Franco Scarioni 1925, un sedicenne che fino a pochi giorni fa pensava principalmente a scuola, allenamenti e amici.

Leonardo Bove: 16 anni tra scuola e pallone

Per capire chi è Leonardo Bove bisogna partire da casa sua: Milano. Qui frequenta il liceo Virgilio, uno degli istituti storici della città, dove è iscritto alla terza D. È in quella classe che ha stretto il gruppo di amici che lo ha accompagnato in Svizzera per festeggiare l’inizio dell’anno: Francesca, Sofia e Kean, tutti sedicenni come lui.

In aula, raccontano insegnanti e compagni, Leonardo è uno dei ragazzi che tengono vivo il clima: presente, inserito, parte di quel nucleo di adolescenti che condividono interrogazioni, uscite, primi viaggi senza genitori. I loro quattro banchi, in questi giorni, sono vuoti.

Fuori da scuola, però, la sua seconda casa è il campo. Leonardo è un attaccante dell’Under 17 Franco Scarioni 1925, società radicata nella zona Linate–Forlanini. Qui gli allenatori parlano di lui come di un vero “bomber”: un ragazzo capace di segnare, trascinare i compagni, metterci grinta.

In rete gira un video di una partita di inizio dicembre: la Scarioni vince 4–0 e lui firma una tripletta. Compagni addosso, abbracci, esultanze. È l’immagine più pulita del suo profilo: un sedicenne che vive il calcio con passione, come tanti coetanei che sognano di arrivare più in alto o, semplicemente, di continuare a giocare il più a lungo possibile.

Il viaggio a Crans-Montana e la notte dell’incendio

Per Capodanno, Leonardo e i tre amici di classe partono verso Crans-Montana, località sciistica del Canton Vallese. Sono ospiti della famiglia di una delle ragazze, che ha una casa in zona. Per loro è il primo vero Capodanno “da grandi”: niente cenone coi parenti, ma un viaggio all’estero, le piste da sci, un locale dove ballare fino a tardi.

La sera del 31 dicembre entrano al “Le Constellation”, club molto frequentato dai giovani in vacanza. La musica è alta, dentro c’è tanta gente, tanti ragazzi come loro. Poi, in pochi minuti, lo scenario cambia: scoppia un incendio, si sviluppano fumo e fiamme, la situazione degenera.

Il resto lo raccontano i bollettini ufficiali: decine di vittime, molti giovanissimi, e una lunga lista di feriti. È lì, in mezzo a quel caos, che la vita di Leonardo Bove viene stravolta. Viene soccorso e portato d’urgenza all’ospedale, insieme a molti altri ragazzi arrivati in Vallese per festeggiare l’anno nuovo.

Il calvario tra Sion, Zurigo e Milano

I primi giorni dopo l’incendio sono confusi. Le famiglie cercano notizie, le liste di feriti e dispersi cambiano di ora in ora.

Leonardo viene ricoverato all’ospedale di Sion, nel Canton Vallese. Le sue condizioni sono subito giudicate molto gravi: ustioni estese e danni ai polmoni per il fumo e i gas respirati in discoteca. Viene intubato, sedato, tenuto in coma farmacologico. Per le prime ore non è nemmeno trasferibile: spostarlo sarebbe troppo rischioso.

La madre raggiunge la Svizzera e da lì fa sapere che il figlio non è tra i dispersi, ma è ricoverato in condizioni critiche. È un sollievo amaro: non è scomparso, ma si trova sospeso tra la vita e la morte in un reparto di terapia intensiva straniero.

Dopo i primi interventi, Leonardo viene trasferito in un centro ustioni più specializzato a Zurigo. Qui affronta nuove operazioni, cure complesse, medicazioni continue. Solo quando il quadro viene considerato abbastanza stabile, si apre la possibilità di riportarlo a casa.

L’11 gennaio un elicottero dell’Areu lo trasporta a Milano, all’ospedale Niguarda, punto di riferimento italiano per il trattamento delle grandi ustioni. Viaggia sedato, con il corpo coperto da bende, accanto alla madre. Ad attenderlo ci sono il padre e il fratello maggiore.

Al Niguarda i medici parlano chiaro: Leonardo ha ustioni su oltre il 50% del corpo e polmoni pesantemente danneggiati. Viene ricoverato in terapia intensiva, in prognosi riservata. È un percorso in salita, fatto di giorni che possono pesare come mesi.

La classe 3D del Virgilio e i quattro letti in ospedale

Mentre Leonardo viene spostato in elicottero verso Milano, nella sua scuola si fa l’appello e i banchi continuano a restare vuoti.

Lui, Sofia, Francesca e Kean sono tutti ricoverati al Niguarda. Quattro compagni di classe, seduti di solito uno vicino all’altro, adesso divisi solo da qualche porta e corridoio di ospedale. Al liceo Virgilio arrivano squadre di psicologi per sostenere gli studenti, i professori, chi fatica ancora a realizzare cosa sia successo davvero in quella notte di festa.

Le cronache parlano di quattro banchi vuoti e di quattro letti d’ospedale occupati dagli stessi nomi. È l’immagine più forte per capire che, oltre alle statistiche, c’è una comunità scolastica intera travolta da questa storia: compiti, verifiche, colloqui con i genitori vengono sospesi o spostati. La priorità, per tutti, è una sola: che quei ragazzi abbiano una possibilità in più.

Il mondo del calcio si stringe attorno a Leonardo

Nel frattempo, il suo mondo fuori dalla scuola, quello del calcio giovanile milanese, si muove.

La Franco Scarioni 1925 pubblica messaggi di vicinanza, foto, ricordi di partite. L’Under 17, la sua squadra, diventa il centro di una serie di iniziative per far sentire alla famiglia che non sono soli. Non è solo questione di risultati sportivi: per tanti compagni di squadra, Leonardo è l’amico che ride nello spogliatoio, quello che prova il tiro da fuori area, quello che si ferma cinque minuti in più a chiacchierare a fine allenamento.

Anche altre società, come quelle dove giocano i suoi amici, condividono appelli e pensieri. In rete iniziano a comparire post che lo definiscono “il bomber che sta lottando fuori dal campo più difficile della sua vita”, un modo per tenere insieme la sua identità di calciatore e la realtà durissima del letto di terapia intensiva.

La raccolta fondi e la rete di solidarietà

Accanto ai gesti simbolici, c’è anche la concretezza. Il padre di Leonardo, Gabriele Bove, lavora da anni nel mondo della televisione, dietro le quinte di programmi popolari. Alcuni colleghi lanciano una raccolta fondi online per permettere alla famiglia di affrontare viaggi, spese, assenze dal lavoro senza il peso di dover scegliere tra la presenza accanto al figlio e la necessità di uno stipendio.

In poco tempo si muove una rete che va oltre il giro stretto degli addetti ai lavori. Volti noti della TV, come Caterina Balivo, condividono il link, invitano chi li segue a dare una mano “anche con poco”. Il contatore sale rapidamente: la cifra raccolta diventa anche un modo per dire alla famiglia Bove che intorno a loro c’è un pezzo di Paese che li sta guardando e sostenendo.

Non si tratta solo di soldi. Sono messaggi, mail, commenti, striscioni, tutti con la stessa frase: “Forza Leo”.

FAQ: domande frequenti su Leonardo Bove

Chi è Leonardo Bove?
Leonardo Bove è un ragazzo di 16 anni di Milano. È studente della terza D del liceo Virgilio e gioca come attaccante nell’Under 17 della Franco Scarioni 1925, storica società di calcio giovanile milanese.

Perché se ne parla in questi giorni?
Il suo nome è emerso dopo l’incendio di Capodanno nella discoteca di Crans-Montana, in Svizzera. Leonardo era nel locale insieme a tre compagni di classe ed è rimasto gravemente ferito, con ustioni estese e danni ai polmoni.

Dove è ricoverato Leonardo Bove e quali sono le sue condizioni?
Dopo un primo ricovero a Sion e un passaggio in un centro specializzato a Zurigo, Leonardo è stato trasferito all’ospedale Niguarda di Milano, nel reparto grandi ustionati. È sedato, intubato, in terapia intensiva, con condizioni definite molto gravi e un percorso medico lungo e complesso.

Che ruolo ha il calcio nella vita di Leonardo?
Il calcio è una parte fondamentale della sua vita. Leonardo è considerato un bomber della sua categoria: ha segnato diverse reti con la Scarioni, tra cui una tripletta recente che gli ha dato grande visibilità nel mondo del calcio giovanile locale.

Perché è stata aperta una raccolta fondi per lui?
La raccolta fondi è nata per sostenere la sua famiglia, chiamata ad affrontare spese importanti per viaggi, permanenze in ospedale e possibili cure a lungo termine. Colleghi del padre, volti noti della TV e tante persone comuni hanno deciso di contribuire per permettere ai genitori di restare accanto a Leonardo senza ulteriori preoccupazioni economiche.