Previsioni neve gennaio 2026: dove ha già imbiancato l’Italia e cosa può succedere da qui a fine mese

Daniela Devecchi

Previsioni neve gennaio 2026: dove ha già imbiancato l’Italia e cosa può succedere da qui a fine mese

Gennaio, per una volta, ha deciso di fare davvero l’inverno.
Niente solo pioggia e umidità: in questi primi giorni del 2026 l’Italia ha assaggiato un freddo vero, con temperature giù di brutto e neve che è tornata a farsi vedere anche dove, da anni, si vedeva poco e male.

Ma com’è andata finora? E soprattutto: c’è ancora speranza di neve nella seconda metà del mese, magari anche in pianura?

Prima decade di gennaio 2026: il ritorno del “vero inverno”

La prima parte di gennaio 2026 è stata segnata da una forte irruzione di aria artica. In pratica, masse d’aria fredda sono scese dal Nord Europa verso il Mediterraneo, spingendo giù le temperature su gran parte del Paese.

Qualche dato per capire il clima:

  • gelate diffuse in Pianura Padana, con minime sotto zero anche nelle città;
  • sensazione di freddo molto più marcata rispetto agli ultimi inverni “molli”;
  • neve a bassa quota un po’ su tutti i rilievi, dalle Alpi all’Appennino, con episodi anche a ridosso delle pianure.

La frase che è girata parecchio tra gli appassionati è stata più o meno questa:
“Un’ondata così non si vedeva da anni”.
E stavolta non era solo nostalgia.

Dove ha nevicato di più nei primi giorni dell’anno

La neve non è caduta ovunque allo stesso modo. Alcune zone si sono ritrovate sotto una bella imbiancata, altre hanno visto solo fiocchi misti a pioggia. Ecco il quadro, semplificando un po’.

Alpi: accumuli veri, soprattutto a est

Sulle Alpi la neve è arrivata a ripetizione:

  • versanti centro–orientali (Dolomiti, Alpi Carniche e Giulie) con fioccate anche da 600–800 metri in su, e accumuli importanti oltre i 1000 metri;
  • Alpi occidentali un po’ più alte come quota, ma comunque con nuovi apporti di neve fresca, utilissimi per impianti sciistici e bacini idrici.

Per molte località di montagna è stato il primo vero “respiro bianco” dopo un avvio di stagione un po’ incerto.

Pianure e colline del Nord: fiocchi e sorprese

In Pianura Padana la situazione è stata più altalenante:

  • in diverse aree di alta pianura e sulle colline emiliane e piemontesi la neve è riuscita a depositarsi, anche se con spessori modesti;
  • altrove si sono visti fiocchi misti a pioggia, graupel (la famosa “neve tonda”) e rovesci brevi ma intensi.

Non è stato il “nevone del secolo”, ma per chi da anni guardava solo pioggia e nebbia, vedere qualche cm di bianco è stato già un piccolo evento.

Appennino e Centro Italia: neve a quote basse

Sull’Appennino l’aria fredda ha colpito bene:

  • nevicate frequenti sull’Appennino emiliano–romagnolo, con neve anche in collina;
  • fiocchi a tratti fino a fondovalle su alcune zone interne di Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo;
  • scenari invernali pieni soprattutto nelle località sopra i 900–1000 metri.

Sud e Adriatico: fiocchi quasi al mare

Tra le notti più fredde e i giorni di instabilità, il freddo è arrivato forte anche al Sud:

  • neve a quote basse in Molise, Basilicata, interno di Campania e Calabria;
  • lungo l’Adriatico, tra Abruzzo, Molise e Puglia, in alcuni momenti è comparsa neve o neve mista a pioggia fin quasi alle coste, soprattutto durante i rovesci più intensi.

Non sono mancate immagini di paesini imbiancati dove, negli ultimi inverni, si vedevano giusto due spolverate veloci.

Il freddo ha le ore contate

Arriviamo a oggi, 12 gennaio.

Il quadro è cambiato rispetto ai giorni di gelo più intenso:

  • il nucleo di aria artica si sta allontanando;
  • l’alta pressione comincia a rifarsi avanti;
  • le temperature, pur restando basse la notte, iniziano a risalire di qualche grado.

Cosa significa in pratica?

  • qualche nevicata residua o rovescio di graupel può ancora colpire soprattutto Emilia–Romagna e zone interne del Centro;
  • sui rilievi, specie appenninici, resiste ancora un po’ di instabilità fredda;
  • in pianura e lungo le coste, però, la tendenza è verso più pioggia che neve e un generale addolcimento del clima.

Detto in modo semplice:
la parentesi di inverno “cattivo” sta chiudendosi, almeno per qualche giorno.

Seconda metà di gennaio: dove potrà nevicare ancora

Qui entriamo nel campo delle tendenze, non delle certezze scolpite nella pietra. Però i vari scenari che circolano hanno qualche punto in comune.

Seconda decade (circa 15–20 gennaio): più Atlantico, meno gelo

Tra metà mese e la terza settimana di gennaio, lo schema più probabile è questo:

  • correnti più umide e miti da ovest, tipiche dell’Atlantico;
  • molte nuvole, perturbazioni a ondate,
  • piogge soprattutto al Nord e sui versanti tirrenici (Liguria, Toscana, Lazio, Campania).

La neve?

  • sulle Alpi potrà cadere ancora con una certa regolarità, ma in genere oltre i 1000–1200 metri, a volte più in alto quando arrivano masse d’aria più morbide;
  • sull’Appennino la quota neve tenderà a salire sui 1200–1400 metri, con fioccate solo durante i passaggi più freddi.

In pratica, una fase più da “autunno avanzato” che da gelo pieno: perturbazioni sì, ma con neve reclusa più in alto.

Terza decade (verso fine gennaio): possibile nuovo colpo invernale

Guardando più avanti, verso fine mese, alcuni scenari lasciano aperta la porta a un nuovo raffreddamento:

  • l’ipotesi è che possano tornare aria più fredda da nord o nord-est e nuove perturbazioni;
  • in quel caso, le Alpi potrebbero vedere un’altra dose importante di neve, magari anche abbondante;
  • l’Appennino potrebbe rivedere neve a quote medio–basse, soprattutto sul versante adriatico.

Sulla pianura del Nord il discorso è diverso:
neve a fine gennaio non è esclusa, ma al momento resta una possibilità, non una promessa. Servono incastri perfetti: aria molto fredda al suolo, precipitazioni al momento giusto, niente rimonte tiepide a rovinare tutto.

Chi vive in città di pianura può quindi sperare, ma con i piedi per terra.

Neve in pianura: sogno o scenario realistico?

Domanda classica: “Vedremo la neve sotto casa?”

La risposta, al momento, è questa:

  • nei prossimi giorni (subito dopo il 12) le chance si abbassano parecchio: le temperature risalgono e l’Atlantico porta più pioggia che fiocchi;
  • verso fine mese qualcosa potrebbe rimettersi in moto, ma è troppo presto per parlare di una nevicata certa in pianura.

Molto più concreta, invece, la prospettiva per:

  • località alpine sopra i 1000–1200 metri: qui gennaio 2026 sembra avere ancora molta neve da regalare;
  • comprensori appenninici principali, che potrebbero alternare fasi “piovose” a momenti con nuovi apporti nevosi in quota.

In un inverno segnato spesso da stagioni storte, già il fatto di avere un gennaio bianco in montagna è una notizia importante, per la neve di oggi e per l’acqua di domani.

FAQ sulla neve di gennaio 2026

Ha nevicato tanto nei primi giorni di gennaio 2026?
Sì, soprattutto su Alpi e Appennino, con episodi di neve a bassa quota e perfino qualche comparsa in pianura. Non è stata un’ondata da record assoluto, ma nettamente più “invernale” rispetto a molti gennaio recenti.

Nevicherà ancora nei prossimi giorni?
Nel breve periodo qualche fioccata è ancora possibile su rilievi e zone interne, ma la fase di gelo intenso sta finendo. Da metà mese in poi prevarrà un tempo più mite e perturbato, con neve soprattutto in montagna.

Ci sarà neve in pianura nella seconda metà di gennaio?
Non si può escludere del tutto, soprattutto verso fine mese, ma al momento si parla di tendenza, non di previsione certa. Servirà che la situazione venga confermata man mano che ci si avvicina alle date.

Dove è più probabile vedere neve fino a fine gennaio 2026?
In ordine di probabilità:

  1. Alpi e Prealpi (oltre i 1000–1200 m, anche con accumuli importanti),
  2. Appennino a quote medio–alte,
  3. solo in caso di nuova irruzione fredda, possibili episodi a quote più basse e, se va proprio bene, in alcune aree di pianura.

Gennaio 2026 è un mese freddo rispetto agli ultimi anni?
La prima decade sì: l’irruzione artica di inizio mese è stata tra le più decise degli ultimi anni, con gelo diffuso e neve a bassa quota. La seconda parte del mese, invece, sembra orientarsi verso un clima più mite e variabile, con eventuale nuovo colpo invernale solo da confermare verso fine gennaio.