Chi è Jerome Powell, presidente della Federal Reserve? Età, carriera, politica dei tassi, patrimonio, indagine sul palazzo della Fed e rapporti tesi con Trump

Daniela Devecchi

Chi è Jerome Powell, presidente della Federal Reserve? Età, carriera, politica dei tassi, patrimonio, indagine sul palazzo della Fed e rapporti tesi con Trump

Quando senti parlare di tassi USA che muovono le Borse di mezzo pianeta, il nome che c’è dietro è quasi sempre lo stesso: Jerome Powell. Avvocato di formazione, ex banchiere d’affari, repubblicano moderato, oggi è l’uomo che guida la Federal Reserve, la banca centrale più potente del mondo.

Negli ultimi anni ha attraversato di tutto: pandemia, inflazione ai massimi da quarant’anni, critiche feroci da Donald Trump, riconferma con Joe Biden, e ora pure un’indagine penale legata alla ristrutturazione della sede della Fed. Proviamo a mettere ordine.

Chi è Jerome Powell: età, origini e famiglia

Il suo nome completo è Jerome Hayden Powell, per tutti Jay.
Nasce il 4 febbraio 1953 a Washington D.C., nel cuore politico degli Stati Uniti.

Cresce in una famiglia numerosa e ben piazzata:

  • è il secondo di sei figli;
  • il padre è avvocato,
  • la madre è matematica/statistica, impegnata anche nella politica locale repubblicana.

La zona è quella di Chevy Chase, sobborgo benestante a pochi chilometri dalla capitale. Non esattamente un’infanzia complicata: scuole private di alto livello, ambiente colto, frequentazioni di peso.

Powell frequenta la Georgetown Preparatory School, prestigiosa scuola gesuita, poi vola a Princeton, dove si laurea in Scienze politiche a metà anni ’70. Non si ferma lì: torna nella sua città e prende la laurea in Legge alla Georgetown University. Qui diventa anche direttore della Georgetown Law Journal, un ruolo di peso per chi studia diritto.

Sul piano privato:

  • è sposato dal 1985 con Elissa Leonard, produttrice tv e documentarista;
  • la coppia ha tre figli;
  • negli Stati Uniti è considerato uno dei banchieri centrali più facoltosi di sempre, con un patrimonio stimato in decine di milioni di dollari grazie agli anni passati nella finanza privata.

Dall’avvocatura a Wall Street: gli anni nella finanza

Powell parte dalla strada “classica” dei giuristi di alto profilo:

  • fa il law clerk (assistente di un giudice) alla Corte d’Appello federale del Secondo Circuito,
  • entra in grandi studi legali newyorchesi, dove si occupa di diritto societario e finanza.

A un certo punto passa “dall’altra parte del tavolo”:
entra nella banca d’affari Dillon, Read & Co. e inizia a lavorare su operazioni di M&A, debito e merchant banking. Qui matura uno sguardo molto concreto su mercati e banche, molto meno teorico di quello di molti economisti da università.

Negli anni ’90 fa il salto nella politica economica: entra al Dipartimento del Tesoro USA nell’amministrazione George H. W. Bush. Prima segue i dossier sulla regolamentazione del sistema bancario, poi diventa Under Secretary for Domestic Finance, cioè il funzionario che si occupa di:

  • debito pubblico,
  • mercati finanziari,
  • crisi bancarie interne.

Chi lo conosce in quegli anni lo descrive come tecnico, pragmatico, poco ideologico.

Finita l’esperienza di governo, rientra nel privato e diventa partner del Carlyle Group, uno dei colossi mondiali del private equity. È lì che accumula gran parte della sua ricchezza. Più avanti co-fonda anche un piccolo fondo e lavora in un family office, sempre tra investimenti e finanza.

L’ingresso alla Federal Reserve e la scalata al vertice

Il ritorno alla cosa pubblica arriva nel 2012, ma da un’altra porta:

  • il presidente Barack Obama lo nomina nel Board of Governors della Federal Reserve,
  • serve prima un compromesso con il Senato, perché Powell è repubblicano, ma la nomina passa.

Da membro del Board, Powell si costruisce un profilo preciso:

  • vota spesso in linea con la maggioranza,
  • è prudente sul quantitative easing (l’acquisto massiccio di titoli) ma non si mette di traverso,
  • insiste molto sulla stabilità del sistema bancario, senza però spingere per una deregulation totale.

Nel 2017 arriva la svolta politica:

  • Donald Trump decide di non confermare Janet Yellen e sceglie proprio lui come nuovo presidente della Fed;
  • Powell entra ufficialmente in carica il 5 febbraio 2018.

Curiosità: è il primo chair della Fed da moltissimo tempo a non avere un dottorato in economia, ma “solo” una formazione da giurista e banchiere.

Nel 2021, nonostante le critiche di una parte democratica che avrebbe preferito un profilo più progressista, il presidente Joe Biden lo rinomina per un secondo mandato. Il Senato conferma, e il nuovo mandato da presidente della Fed corre fino al 15 maggio 2026.

Powell ai tempi del Covid e dell’inflazione

La sua presidenza è tutto fuorché tranquilla.

La pandemia

Nel 2020, con il mondo che si ferma per il Covid, Powell guida una delle reazioni più aggressive della storia recente:

  • tassi di interesse tagliati a zero,
  • acquisti di titoli su scala gigantesca,
  • linee di credito emergenziali per proteggere il mercato del lavoro e impedire il collasso del sistema finanziario.

Il messaggio è chiaro: la Fed farà “tutto il necessario” per tenere in piedi l’economia.

L’inflazione che esplode

Finita la fase più dura della pandemia, però, arriva l’altra faccia della medaglia:
tra 2021 e 2022 l’inflazione negli USA schizza ai livelli più alti dagli anni ’80.

All’inizio Powell e il suo team parlano di inflazione “temporanea”, legata alle riaperture post-Covid e alle catene di fornitura inceppate. Ma i prezzi continuano a salire, e a un certo punto la Fed cambia radicalmente tono:

  • parte una stretta fortissima sui tassi,
  • in poco più di un anno il costo del denaro vola da 0 a oltre il 5%,
  • in ogni conferenza stampa Powell ripete che la Fed è pronta anche a “infliggere un po’ di dolore” a famiglie e imprese pur di riportare l’inflazione sotto controllo.

Per i mercati è uno choc. Per i mutui, i prestiti alle imprese, il costo del debito globale, a cascata, anche. Ma il messaggio è che la Fed preferisce correre il rischio di raffreddare l’economia piuttosto che lasciar correre i prezzi.

Lo scontro con la politica e l’indagine del 2026

Con una banca centrale così aggressiva sui tassi, era inevitabile lo scontro con la politica.

Donald Trump lo critica da anni:

  • lo accusa di tenere i tassi troppo alti,
  • dice che rallenta la crescita e danneggia gli Stati Uniti nella “gara” con Cina e resto del mondo,
  • arriva a definirlo più volte un “disastro” nelle sue esternazioni.

Powell, in pubblico, mantiene la linea istituzionale:
ricorda che la legge garantisce l’indipendenza della Fed e che il presidente non può “semplicemente” licenziare il capo della banca centrale perché non gli piacciono le sue decisioni sui tassi.

All’inizio del 2026 però la tensione sale ancora di livello.
Scoppia un caso clamoroso:

  • il Dipartimento di Giustizia apre una indagine penale sulla gestione del maxi-progetto di ristrutturazione della sede storica della Fed a Washington,
  • si parla di 2,5 miliardi di dollari di lavori, con accuse (da verificare) di lussi inutili e costi fuori controllo,
  • vengono emessi mandati di comparizione per la Fed in un’indagine federale.

Powell non la prende affatto come una vicenda tecnica. Secondo lui:

  • l’indagine è strumentale,
  • si vuole colpire la Fed e la sua persona per costringerlo a tagliare i tassi più in fretta,
  • l’indipendenza della banca centrale è sotto attacco.

Al momento, lui è ancora al suo posto, non ha annunciato dimissioni e ripete che risponderà “con i fatti” a tutte le contestazioni. La partita è apertissima e si intreccia con la fine del suo mandato, che si avvicina.

Stile, patrimonio e qualche curiosità

A differenza di altri economisti di scuola accademica, Powell viene da:

  • studi di legge,
  • anni di banca d’affari,
  • esperienza al Tesoro e nella finanza privata.

Questo si vede molto nel suo modo di comunicare:
usa un linguaggio abbastanza semplice (per gli standard delle banche centrali), evita formule troppo tecniche, e nelle conferenze stampa insiste spesso su concetti di prudenza, equilibrio e mandato legale.

Qualche dettaglio in più:

  • è considerato un repubblicano moderato,
  • ha un patrimonio personale stimato tra i 20 e i 50 milioni di dollari, frutto soprattutto degli anni al Carlyle Group e negli investimenti privati,
  • è un grande fan dei Grateful Dead, storico gruppo rock: ha partecipato a molti loro concerti e non ha mai nascosto questa passione.

FAQ su Jerome Powell

Quanti anni ha Jerome Powell?
È nato il 4 febbraio 1953 a Washington, D.C.. Al 12 gennaio 2026 ha 72 anni (ed è in procinto di compierne 73).

Che ruolo ricopre alla Federal Reserve?
È il presidente (chair) della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti. È in carica dal 2018; il secondo mandato da presidente scade il 15 maggio 2026.

Che formazione ha?
Powell è laureato in Scienze politiche a Princeton e in Legge alla Georgetown University. Non ha un dottorato in economia, a differenza di molti suoi predecessori, ma ha alle spalle una lunga esperienza nella finanza e al Tesoro USA.

Perché è al centro di un’indagine nel 2026?
Per una ristrutturazione multimiliardaria della sede storica della Fed a Washington. Il Dipartimento di Giustizia sta verificando possibili irregolarità nei costi e nelle informazioni date al Congresso. Powell parla di indagine politicamente motivata e difende la correttezza del progetto.

Che rapporto ha con Donald Trump?
Molto teso. Trump lo ha prima nominato, poi più volte attaccato per la gestione dei tassi di interesse. Powell ha sempre difeso l’indipendenza della Fed, rivendicando il diritto–dovere di prendere decisioni anche impopolari pur di mantenere stabile inflazione e sistema finanziario.