Oggi il suo nome torna spesso quando si parla di Fabrizio Corona, di docuserie, di scandali, di paparazzi. Ma prima di tutto questo, molto prima, c’è stato Vittorio Corona: giornalista, direttore, inventore di riviste, uomo che ha spinto avanti il linguaggio dei mensili e dei telegiornali italiani quando il termine “format” nemmeno esisteva.
Per capire davvero chi è Fabrizio, bisogna passare da lì: dal padre incorruttibile, come lui stesso lo definisce, e da una storia che parte da un paese sul mare in Sicilia e finisce nei corridoi della Rai, di Italia 1, delle redazioni che contavano.
Le origini a Catania e una famiglia di giornalisti
Vittorio Corona nasce il 9 maggio 1947 ad Aci Castello, in provincia di Catania. È un contesto preciso, che ti racconta già molto: una Sicilia dove il giornalismo locale ha un peso forte, e dove il cognome Corona non è uno qualunque.
Il padre, Aurelio Corona, è il leggendario capocronista del quotidiano La Sicilia. Il fratello maggiore, Puccio Corona, diventerà uno dei volti più noti dell’informazione televisiva. A casa, insomma, si respira carta stampata, titoli, notizie, ritmo di chiusura.
Vittorio studia, si laurea in Filosofia all’Università di Catania e, come tanti ragazzi di talento del Sud in quegli anni, capisce che per crescere deve spostarsi. Il primo passo è naturale: entra a lavorare proprio a La Sicilia, dove impara il mestiere sul campo. Poi arriva la scelta che gli cambia la vita: lascia la Sicilia e sale a Milano.
Dalla Sicilia a Milano, gli anni delle riviste femminili
Negli anni Settanta Milano è il centro dell’editoria italiana. Corona entra in una delle “fabbriche” più importanti: Rizzoli.
Qui passa per Novella 2000, dove da semplice redattore diventa caporedattore, e poi approda ad Annabella, storico femminile, come vicedirettore. È il periodo in cui capisce una cosa semplice ma rivoluzionaria: le riviste femminili possono essere molto più di ricette, moda e consigli. Possono raccontare il costume, il cambiamento sociale, con un linguaggio meno rigido.
Per un periodo torna in Sicilia, dove dirige Telecolor, una delle prime emittenti private dell’isola. Non è una parentesi a caso: lì impara sul serio la grammatica della televisione, cosa funziona in video, come montare immagini e parole. Tutto materiale che userà dopo, quando metterà insieme carta e TV.
Moda, king e la rivoluzione dei mensili
Il vero salto arriva con la Rai. All’inizio degli anni Ottanta, Vittorio Corona entra in Nuova Eri, la casa editrice legata all’azienda pubblica, e qui firma due dei progetti più importanti della sua carriera: i mensili Moda e King.
- Moda nasce nel 1983.
- King arriva nel 1988.
Non sono semplici riviste di settore: sono prodotti che mischiano moda, costume, grafica, ironia. Pagine piene di foto, tagli di testo insoliti, titoli che non sembrano usciti da un manuale di giornalismo, ma da un’idea contemporanea di stile di vita.
In un’epoca in cui i giornali erano ancora molto ingessati, Vittorio Corona si prende il rischio di fare qualcosa di diverso:
- dà spazio a un linguaggio più giovane,
- sperimenta grafiche ardite,
- tratta la moda come un fenomeno culturale e pop, non solo come elenco di sfilate.
In parallelo porta il suo modo di vedere anche in TV: firma e cura rubriche su RaiDue come Moda e 1990 mode, in cui anticipa tanti codici che diventeranno normali negli anni Novanta.
Studio aperto, italia 1 e l’idea del tg “giovane”
Nel 1991 Vittorio Corona passa al fronte dell’informazione televisiva commerciale: entra a Studio Aperto, il telegiornale di Italia 1, chiamato da Emilio Fede come vicedirettore.
Quando Fede passa al TG4, nel 1992, Corona rimane a Studio Aperto e, di fatto, prende in mano le redini del telegiornale. Poco dopo diventa direttore artistico di Italia 1 e mette in cantiere una cosa che all’epoca sembra quasi una follia: un TG costruito per i giovani, con:
- satira,
- fotomontaggi,
- partecipazione del pubblico tramite fax e telefonate,
- un linguaggio visivo molto più aggressivo rispetto ai telegiornali tradizionali.
L’idea è chiara: portare dentro il TG lo stesso spirito sperimentale che aveva messo nei mensili.
Il progetto debutta nel 1993. Fa rumore, divide, subisce critiche interne pesanti. Non tutti reggono quel cambio di passo: lo scontro con la linea tradizionale è forte, e dopo poche settimane, con la nomina di un nuovo direttore, Corona si dimette.
Da fuori, riletto oggi, quel tentativo sembra quasi un’anticipazione di un certo infotainment che si vedrà in TV anni dopo.
La voce, village, star tv e gli ultimi progetti
Uscito da Italia 1, Vittorio Corona si sposta su un’altra sfida. Nel 1994 entra nel progetto di Indro Montanelli, il quotidiano La Voce. Qui lavora come direttore artistico e poi come vicedirettore, firmando soprattutto la parte grafica e visiva del giornale.
Le prime pagine di La Voce colpiscono ancora oggi: foto forti, titoli spiazzanti, fotomontaggi in evidenza. Non è un caso: dietro la scelta c’è la sua mano. Montanelli, che sulla carta poteva sembrare lontanissimo da quello stile, ne apprezza invece l’energia.
Dopo la chiusura di La Voce, Corona continua a lavorare nell’editoria:
- dirige il mensile Village,
- collabora a vari progetti attraverso la società Corona & Corona,
- nel 2005 diventa direttore del periodico Star TV (Mondadori), dove porta ancora una volta il suo mix di gossip, costume e grafica riconoscibile.
È il filo rosso di tutta la sua carriera: prendere un genere e spingerlo un passo più avanti, sia esso femminile, moda, TV, rotocalco.
La vita privata e il rapporto con Fabrizio
Dietro il giornalista c’è l’uomo. Vittorio Corona è sposato con Gabriella Privitera e ha tre figli maschi: Francesco, Fabrizio e Federico.
Il cognome, oggi, richiama subito la figura di Fabrizio Corona, ma il rapporto tra i due è molto più complesso di una semplice coincidenza anagrafica. Fabrizio, in più interviste, ha raccontato il padre come:
- “il mio idolo”,
- un giornalista incorruttibile,
- l’immagine di un modo di fare questo mestiere che lui sente di non aver mai raggiunto davvero.
C’è un dettaglio che dice molto: Vittorio lo chiamava “Dillinger”, come il famoso gangster americano. Anni dopo, Fabrizio userà proprio quel nome per il suo progetto Dillinger News. È un omaggio diretto, quasi un filo che continua a legarlo al padre.
Anche il fratello minore, Federico, seguirà la via del giornalismo, confermando l’idea di una famiglia costruita attorno alle parole, alle notizie, alle immagini.
La morte di Vittorio Corona e l’eredità che ha lasciato
Vittorio Corona muore il 24 gennaio 2007, a Milano, dopo una lunga malattia, a 59 anni. Viene cremato e le sue ceneri riposano al cimitero di Lambrate.
I necrologi parlano di lui come di un “inventore e innovatore di mensili e rotocalchi”. Chi lo ha conosciuto lo descrive come:
- esigente,
- raffinato,
- a volte spigoloso,
- ma sempre molto serio sul suo lavoro.
La sua eredità si vede meno nei titoli di oggi e più negli strumenti: l’idea che un mensile possa giocare con la grafica, che un rotocalco possa avere dignità narrativa, che un telegiornale possa osare linguaggi diversi.
E poi c’è l’eredità più visibile: Fabrizio. Nel bene e nel male, con tutti gli eccessi, il figlio ha costruito la propria figura pubblica portandosi dietro l’ombra di quel padre giornalista che lui stesso dice di non aver ancora eguagliato.
Domande frequenti su Vittorio Corona
Chi era Vittorio Corona?
Vittorio Corona è stato un giornalista e direttore italiano, nato nel 1947 ad Aci Castello e morto nel 2007 a Milano. È stato uno dei protagonisti dell’editoria di costume e moda: ha lavorato per Novella 2000, Annabella, Amica, ha creato i mensili Moda e King, ha diretto programmi TV e ha avuto un ruolo chiave nella trasformazione di Studio Aperto su Italia 1.
Che ruolo ha avuto in Studio Aperto?
Corona è stato vicedirettore di Studio Aperto e poi, di fatto, regista della sua versione “giovane” nei primi anni Novanta. Ha provato a trasformare il TG in un prodotto più dinamico, con satira, fotomontaggi e maggiore coinvolgimento del pubblico. Il progetto ha creato frizioni interne e si è chiuso con le sue dimissioni.
Perché è considerato importante nel mondo della moda e dei mensili?
Perché con Moda e King ha portato in Italia un modo nuovo di raccontare la moda: più vicino al costume, alla grafica, a una visione pop e ironica. Ha reso i mensili di settore meno elitari e più vicini ai lettori comuni, anticipando un certo tipo di linguaggio che oggi diamo per scontato.
Che rapporto aveva con Fabrizio Corona?
Fabrizio ha sempre parlato di lui come del suo punto di riferimento assoluto. Ha raccontato che il padre lo chiamava “Dillinger”, soprannome che lui ha trasformato in marchio. Nelle sue parole, Vittorio è la figura del giornalista serio, incorruttibile, il modello ideale che sente di non aver mai davvero raggiunto.
Di cosa è morto Vittorio Corona?
È morto a 59 anni, il 24 gennaio 2007, dopo una lunga malattia. Le cronache parlano di malattia senza scendere in dettagli, rispettando la privacy della famiglia. La sua scomparsa ha chiuso una stagione importante dell’editoria italiana, ma il suo nome continua a tornare ogni volta che si parla di mensili, moda, telegiornali “diversi” e, ovviamente, di Fabrizio Corona padre e figlio.
“Head Staff”, giornalista pubblicista laureata in letteratura, amo scrivere e apprendere costantemente cose nuove. Trovo che il mestiere del giornalista sia uno dei più affascinanti che esistano. Ti consente di apprendere, di conoscere il mondo, farti conoscere e di entrare in simbiosi con il lettore






