San Polo d’Enza, travolto alla testa da un divisorio in ferro: 32enne in fin di vita in ospedale

Daniela Devecchi

San Polo d’Enza, travolto alla testa da un divisorio in ferro: 32enne in fin di vita in ospedale

La giornata era appena iniziata, il turno del mattino da poco cominciato. In un’azienda di San Polo d’Enza, lungo via Papa Giovanni XXIII, un 32enne di Carpineti stava lavorando come sempre, tra ferro, attrezzature e gesti ripetuti mille volte.

Pochi secondi, un errore o una manovra storta, e quella routine è saltata per aria: un divisorio in ferro gli è caduto addosso, colpendolo alla testa. Poi la caduta all’indietro, l’urto a terra, il sangue. E il silenzio gelato dei colleghi che capiscono subito che non è il solito “incidente da cerotto”.

Adesso quel ragazzo è ricoverato al Maggiore di Parma, in prognosi riservata. I medici parlano di condizioni gravissime.

L’incidente alle 7.30 del mattino in via Papa Giovanni XXIII

Sono circa le 7.30 di venerdì 9 gennaio quando, dentro allo stabilimento di San Polo d’Enza, succede tutto.

Secondo le prime ricostruzioni, il 32enne è impegnato in operazioni su dei divisori in ferro usati per delimitare i passaggi pedonali interni all’azienda. Si tratta di quelle strutture metalliche che guidano i percorsi di chi si muove a piedi tra aree di carico, macchinari, mezzi in movimento.

In quel momento il giovane lavoratore sta rimuovendo alcuni di questi divisori. Un lavoro che sembra quasi “meccanico”, e proprio per questo insidioso: quando lo fai da tempo, è facile abbassare per un attimo la soglia d’attenzione, affidarsi all’abitudine.

Per motivi che ora sono al vaglio degli inquirenti, una delle strutture metalliche si sbilancia e gli piomba sulla testa. Un colpo secco, violento, che lo manda a terra all’indietro. Nella caduta, la testa sbatte di nuovo, peggiorando ancora di più i danni.

Nel giro di pochi istanti il reparto si blocca.

I soccorsi: elisoccorso e corsa al Maggiore di Parma

Sono i colleghi a capire immediatamente la gravità della scena e a dare l’allarme.

Scatta la chiamata al 118: da centrale partono un’automedica e, vista la dinamica, viene attivato anche l’elisoccorso di Parma.

I sanitari trovano il 32enne a terra, con un trauma cranico importante. Le condizioni appaiono subito serie:

  • stato di coscienza compromesso,
  • forte sospetto di lesioni alla testa,
  • rischio elevato di emorragie interne.

Viene stabilizzato sul posto il più in fretta possibile, poi caricato sull’elicottero e trasferito in codice di massima gravità al Maggiore di Parma, il riferimento per casi neurochirurgici complessi.

Arrivato in ospedale, i medici lo prendono in carico in prognosi riservata. Le parole che filtrano sono poche, ma pesanti: il quadro è definito “gravissimo”.

SPSAL e Carabinieri in azienda: cosa è successo davvero?

Mentre l’elisoccorso si alza in volo, in azienda arrivano:

  • i tecnici del Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPSAL) dell’AUSL di Montecchio Emilia,
  • i Carabinieri competenti per la zona.

Il loro compito è ricostruire al millimetro che cosa sia successo.

Le domande sul tavolo sono tante:

  • I divisori in ferro erano stoccati in sicurezza?
  • C’erano sistemi di ancoraggio o erano appoggiati in modo precario?
  • Le operazioni di rimozione seguivano una procedura scritta, con piĂš persone coinvolte, oppure il 32enne stava lavorando da solo?
  • L’azienda aveva fornito dispositivi di protezione individuale adeguati, soprattutto per la testa?
  • Il lavoratore era formato per quel tipo di mansione?

Il SPSAL passa al setaccio l’area dove è avvenuto l’incidente: rilievi, misurazioni, foto, raccolta di testimonianze dei colleghi. Nel frattempo, i Carabinieri acquisiscono documenti, turni, eventuali registrazioni interne.

Come sempre, nei primi giorni nessuno si sbilancia su eventuali responsabilità. Ma è chiaro che si tratti di un infortunio sul lavoro che aprirà, oltre al fronte umano, anche quello legale e ispettivo.

Un 32enne di Carpineti tra fabbrica e ospedale

Del giovane si sa solo l’essenziale: 32 anni, italiano, residente a Carpineti, sull’Appennino reggiano. Nessun dettaglio sul nome, sul ruolo preciso in azienda, sulla sua storia personale.

È l’ennesimo lavoratore che esce di casa all’alba con la testa piena di pensieri normali – bollette, affitto, progetti, magari un mutuo – e che si ritrova, nel giro di minuti, tra la vita e la morte su un letto d’ospedale.

Là fuori, mentre lui combatte la sua battaglia in una stanza di rianimazione, a Carpineti e a San Polo d’Enza c’è un pezzo di comunità in ansia: familiari, amici, colleghi che aspettano una telefonata, un bollettino, una qualunque buona notizia.

Infortuni sul lavoro: quando la normalità è la cosa piÚ pericolosa

Una scena come questa – un divisorio che cade, un colpo alla testa, una caduta – potrebbe sembrare un incidente “banale”. Non è una macchina mostruosa, non è un’esplosione, non è il crollo di un capannone.

Ed è proprio questo che fa paura: in fabbrica, spesso, il rischio mortale si nasconde nei gesti piÚ quotidiani:

  • spostare una barriera,
  • sistemare un carico,
  • fare manutenzione a una struttura che si è sempre maneggiata nello stesso modo.

Quando il corpo entra in automatismo, è facile sovrastimare la propria sicurezza e sottovalutare il peso, l’inerzia, la possibile instabilità di quei materiali.

Le verifiche del SPSAL serviranno anche a questo: capire se c’è stato:

  • un errore umano,
  • una mancanza organizzativa,
  • un difetto nelle misure di prevenzione.

Perché dietro ogni “tragico incidente” c’è quasi sempre una somma di piccole cose andate storte.

Cosa succede adesso

Da qui in avanti i binari sono due.

In ospedale:

  • i medici del Maggiore di Parma monitorano il 32enne,
  • valutano eventuali interventi neurochirurgici,
  • aggiornano, con molta prudenza, la famiglia sul quadro clinico.

Il fatto che la prognosi sia riservata significa che la situazione è ancora aperta, nel bene e nel male.

In azienda:

  • il SPSAL prosegue i sopralluoghi,
  • vengono sentiti colleghi e responsabili,
  • si controlla la documentazione su sicurezza e formazione,
  • la Procura, se lo riterrĂ  opportuno, potrĂ  aprire un fascicolo per lesioni colpose sul lavoro, da modulare in base a come si evolverĂ  la situazione sanitaria del ragazzo.

Nel frattempo, quelle strutture in ferro che stamattina erano parte dello scenario di lavoro sono diventate, di fatto, corpo del reato da analizzare.

FAQ – Le domande sul caso di San Polo d’Enza

Dove è avvenuto l’infortunio?
In un’azienda di San Polo d’Enza (Reggio Emilia), in via Papa Giovanni XXIII.

Chi è il lavoratore coinvolto?
Un uomo di 32 anni, italiano, residente a Carpineti. Al momento non sono stati diffusi nome e cognome.

Cosa stava facendo quando si è ferito?
Secondo le prime informazioni, stava rimuovendo dei divisori in ferro usati per delimitare i passaggi pedonali interni all’azienda. Uno di questi gli è caduto addosso, colpendolo alla testa, e lui è caduto all’indietro sbattendo di nuovo la testa.

In che condizioni si trova?
È stato portato in elisoccorso all’ospedale Maggiore di Parma con un grave trauma cranico. È ricoverato in prognosi riservata e le sue condizioni vengono definite gravissime.

Chi indaga sull’accaduto?
Sono intervenuti i tecnici del Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPSAL) dell’AUSL di Montecchio Emilia e i Carabinieri di zona. Stanno ricostruendo la dinamica e verificando il rispetto delle norme di sicurezza in azienda.