Michael Jackson, che fine hanno fatto i suoi figli? La nuova vita di Paris, Prince e Bigi oggi

Daniela Devecchi

Michael Jackson, che fine hanno fatto i suoi figli? La nuova vita di Paris, Prince e Bigi oggi

Per anni li abbiamo visti solo così: bambini con il volto coperto, mano nella mano con il padre più famoso del pianeta. Oggi quei tre bambini sono adulti, hanno tatuaggi, progetti, amori e anche cicatrici ben visibili.

Si chiamano Paris, Prince e Bigi Jackson e portano sulle spalle un cognome impossibile da ignorare. Ma la loro vita, oggi, è molto più complessa di un semplice “sono i figli di Michael”.

Da Neverland alla vita vera: com’è cresciuta la “trilogia” Jackson

Quando Michael Jackson è morto, nel 2009, loro avevano rispettivamente 12, 11 e 7 anni. D’un tratto si sono ritrovati:

  • senza padre,
  • al centro di un’eredità gigantesca,
  • sotto i riflettori di mezzo mondo,
  • affidati alla nonna Katherine e, più avanti, con il cugino TJ Jackson come co-tutore.

Niente più mascherine e veli sul volto, niente più giri di mondo a ritmo di tour. Da lì in poi, l’obiettivo di famiglia e avvocati è stato abbastanza chiaro: normalizzare il più possibile la loro esistenza.

Il risultato oggi è curioso:
uno è diventato artista a tutto tondo, uno lavora soprattutto dietro le quinte, il terzo ha scelto la riservatezza assoluta, quasi ai limiti dell’anonimato.

Paris Jackson: la figlia rock, tra musica, moda e ferite esposte

Se c’è qualcuno che non ha alcuna intenzione di nascondersi, è lei: Paris-Michael Katherine Jackson, nata nel 1998, unico volto femminile della triade.

Carriera: non “la figlia di”, ma un’artista

Paris ha fatto una scelta chiara: non vivere solo di eredità, ma metterci del suo.

  • È modella per agenzie internazionali, protagonista di campagne beauty e di passerelle importanti.
  • È attrice, con ruoli in film e serie tv, tra cinema indipendente e produzioni più mainstream.
  • È soprattutto cantautrice: nel 2020 ha pubblicato il suo album “Wilted”, un disco dalle tinte indie/folk con testi intimi, spesso malinconici, lontanissimi dal pop perfetto del padre.

Chi la ascolta per la prima volta senza sapere chi sia, spesso resta spiazzato: niente moonwalk, niente dance-pop. Paris ha scelto un’estetica tutta sua, fatta di chitarre, ballate, atmosfere da cantautrice americana più che da erede del Re del Pop.

Salute mentale, dipendenze e la scelta di raccontarsi

Il punto più potente di Paris, però, non è la carriera. È la sincerità brutale con cui racconta quello che le è successo.

Negli anni ha parlato apertamente di:

  • depressione profonda,
  • tentativi di suicidio,
  • dipendenze da alcol e droghe pesanti,
  • percorsi di rehab e ricoveri in strutture terapeutiche,
  • abusi e violenze psicologiche subite da adolescente in un istituto “correttivo” per ragazzi difficili.

Oggi rivendica con orgoglio diversi anni di sobrietà e non ha paura di dire che niente è stato facile, niente è “magicamente risolto”.

I social per lei non sono solo vetrina: sono anche un luogo dove:

  • normalizza il discorso su ansia, terapia, traumi,
  • smonta l’idea che “essere figlia di Michael Jackson” equivalga a una vita perfetta,
  • prova a tenere compagnia a chi sta passando nello stesso tunnel.

Immagine pubblica: tatuaggi, make-up e zero voglia di compiacere

Tatuaggi ovunque, capelli che cambiano colore, smokey eye pesanti, look da passerella alternati a t-shirt sformate: Paris è diventata una sorta di icona alternativa.

È il volto di brand beauty importanti, frequenta gli ambienti della moda, ma resta sempre un po’ fuori dallo stampo. Non ha paura di:

  • mostrarsi senza trucco e con le occhiaie,
  • parlare di disforia corporea,
  • difendere apertamente i diritti LGBTQ+.

Se qualcuno si aspettava una “principessa del pop” perfettina, ha trovato invece una ragazza che porta la propria fragilità quasi come una medaglia.

Prince Jackson: il primogenito che preferisce stare dietro la telecamera

Il primo figlio si chiama Michael Joseph Jackson Jr., ma tutti lo conoscono come Prince. È del 1997, di un anno più grande di Paris, ed è quello che ha preso più sul serio la parte “organizzativa” dell’eredità Jackson.

Dallo studio di business alla produzione video

Prince ha studiato Business Administration all’università, con risultati brillanti. Non ha scelto il microfono, ma il dietro le quinte:

  • ha fondato una casa di produzione,
  • lavora su video musicali, corti, contenuti digitali,
  • appare più spesso nei crediti che non in prima linea.

È il classico tipo che, quando sullo schermo passano le scritte “Produced by…”, tu ti accorgi che quel “Jackson” non è un caso.

Ha prodotto anche progetti legati a Paris e, di tanto in tanto, si diverte a comparire in piccoli cameo, ma la sua comfort zone è chiaramente la gestione, non lo show.

La fondazione di famiglia e la continuità con Michael

Una grande fetta del suo tempo va alla Heal Los Angeles Foundation, organizzazione no-profit che porta avanti quello che lui percepisce come il cuore del messaggio del padre: aiutare bambini e ragazzi in difficoltà.

Tra borse di studio, distribuzione di pasti e progetti educativi, la fondazione è diventata una presenza costante nelle periferie di Los Angeles. Ogni anno organizza la famosa serata di beneficenza “Thriller Night” nella vecchia villa di famiglia, a Encino: casa addobbata a tema horror, ospiti vip, raccolta fondi.

In quelle occasioni, Prince diventa un po’ il volto ufficiale del cognome Jackson: presenta, ringrazia, parla del lascito del padre non in termini di dischi venduti, ma di responsabilità sociale.

Vita privata: un fidanzamento molto “normale”

Sul fronte sentimentale, Prince ha un profilo che potremmo definire quasi “borghese”:

  • una relazione lunga con la stessa ragazza dai tempi dell’università,
  • un fidanzamento ufficiale annunciato sui social con foto sorridenti e niente drama,
  • quella sensazione di stabilità che spesso manca nei racconti delle star.

Mentre la sorella viene inseguita da fotografi a ogni red carpet, lui sembra più felice in giacca e cravatta a una cena di beneficenza o dietro la regia di un video.

Bigi Jackson: da “Blanket” a ragazzo che cerca solo normalità

Il terzo è quello che ha la storia più particolare. È nato come Prince Michael Jackson II, ma per anni il mondo l’ha chiamato “Blanket”, soprannome tirato fuori dal padre e diventato subito etichetta mediatica.

Crescendo, ha fatto una cosa molto adulta: ha detto basta. Da qualche anno chiede di essere chiamato Bigi Jackson e quel “Blanket” lo considera un po’ un peso del passato.

Il più schivo dei tre

Se dovessimo usare una sola parola per descriverlo, sarebbe riservato.

  • Nessuna carriera pubblica nel mondo dello spettacolo.
  • Nessun profilo social esposto ai riflettori.
  • Pochissime interviste, tutte molto controllate.

Le poche volte in cui parla, sembra più interessato a:

  • cinema,
  • fumetti,
  • questioni ambientali e climatiche,

che non al gossip o alla musica del padre.

Casa, film, ambiente: una vita quasi da ragazzo qualunque

Appena maggiorenne, Bigi si è comprato una casa in una zona molto “blindata” della California, lontano dalle strade più paparazzate.

Passa tanto tempo con amici, guarda e studia film, si appassiona a regie e montaggi. Chi gli sta vicino racconta di un ragazzo con idee precise che sogna un futuro da filmmaker, più che da cantante.

Quando si affaccia sul mondo mediatico, lo fa spesso per parlare di cambiamento climatico e responsabilità verso il pianeta. Ha pronunciato discorsi in cui lega il tema al desiderio di “lasciare qualcosa di buono” come ha provato a fare il padre, ma in un altro ambito.

Sul red carpet ci va raramente, e quasi sempre accompagnato da Prince e Paris per eventi legati all’eredità artistica del padre. Poi torna nel suo guscio.

Tre destini diversi, un cognome impossibile da spegnere

Guardati da vicino, i tre figli di Michael Jackson sembrano quasi tre esperimenti di gestione della fama:

  • Paris ha scelto di abbracciarla, di usare la propria visibilità per fare arte e parlare delle proprie fratture.
  • Prince ha deciso di organizzarla, trasformandola in struttura, fondazioni, produzioni.
  • Bigi ha provato a disinnescarla, cercando una vita il più possibile normale, pur sapendo che certi cognomi non si spengono davvero.

Tutti e tre, a modo loro, stanno ancora facendo i conti con quell’infanzia surreale passata tra mascherine, guardie del corpo, Neverland e processi mediatici. Solo che ora a guidare la narrazione non è più il mondo, sono loro.

E forse è questa la cosa più interessante: il passaggio da “oggetti di curiosità” a persone che scelgono come raccontarsi.

FAQ – Domande sui figli di Michael Jackson oggi

Quanti anni hanno oggi i figli di Michael Jackson?
Sono tutti ormai tra i 20 e i 30 anni.

Paris Jackson fa ancora musica?
Sì. Paris continua a scrivere e pubblicare brani, con uno stile indie/folk molto personale, e alterna musica, moda, recitazione e campagne beauty.

Prince Jackson è mai diventato cantante come il padre?
No. Ha scelto un’altra strada: studi di business, casa di produzione video e un forte impegno nella fondazione benefica Heal Los Angeles.

Perché Prince Michael Jackson II adesso si chiama Bigi?
“Blanket” era un soprannome infantile diventato troppo ingombrante. Crescendo, ha chiesto di essere chiamato Bigi per sentirsi più a suo agio con il proprio nome e la propria identità.

Vivono ancora tutti insieme?
No. Da anni hanno vite autonome e case proprie, ma restano molto uniti: si ritrovano spesso per eventi di famiglia, serate benefiche e iniziative legate all’eredità di Michael Jackson.