Congedo malattia figlio 2026: più giorni, figli fino a 14 anni e solita corsa con lo stipendio, ecco cosa cambia

Daniela Devecchi

Congedo malattia figlio 2026: più giorni, figli fino a 14 anni e solita corsa con lo stipendio, ecco cosa cambia

Nel 2026 succede una cosa che molti genitori aspettavano da anni: il congedo per malattia del figlio fa un piccolo salto in avanti.

Non è la rivoluzione totale, ma una di quelle modifiche che, quando ti ritrovi un bambino con la febbre a 39 e nessun nonno disponibile, ti salvano la giornata: più giorni a disposizione e una fascia d’età più lunga, fino ai 14 anni.

La parte meno entusiasmante, te lo anticipo subito, è che stiamo parlando di giorni non retribuiti (salvo miglioramenti da contratto). Quindi più tutela sul piano del posto di lavoro, ma la busta paga non sempre ringrazia.

Più tempo per stare con i figli malati: cosa cambia dal 2026

La novità arriva con la Legge di Bilancio 2026, che mette mano all’articolo del Testo unico su maternità e paternità dedicato proprio alla malattia del figlio.

Da quest’anno:

  • il limite dei 5 giorni l’anno dai 3 agli 8 anni viene alzato a 10 giorni;
  • il tetto di età passa dagli 8 ai 14 anni.

In pratica, ogni genitore lavoratore dipendente ha diritto a 10 giorni lavorativi all’anno per ciascun figlio dai 3 ai 14 anni. Prima quei giorni erano solo 5 e si fermavano all’ottavo compleanno del bambino.

Tutto questo vale sia nel privato che nel pubblico impiego, perché la norma sta nel Testo unico e non in un contratto specifico.

Com’era prima, com’è adesso: la foto completa per età

Per capire bene l’impatto del cambiamento, conviene guardare l’intero film, non solo l’ultima scena.

Da 0 a 3 anni
Qui non cambia nulla, e chi ha figli piccoli lo sa: è la fascia più “tutelata”.

Per ogni episodio di malattia del bambino, madre o padre (alternandosi) possono restare a casa per tutto il periodo di malattia, senza un tetto di giorni fissato dalla legge.

Nel settore privato questi giorni sono in genere non retribuiti, ma coperti da contribuzione figurativa. Nel pubblico impiego, in molti comparti (scuola, ministeri, sanità) restano i classici 30 giorni l’anno retribuiti al 100% per ogni anno di vita del bambino, più eventuali altri giorni non pagati, secondo contratto.

Da 3 a 14 anni
Qui si vede la novità vera del 2026.

Fino al 2025 ogni genitore aveva solo 5 giorni l’anno per malattia del figlio, fino agli 8 anni. Dal 1° gennaio 2026:

  • i giorni diventano 10 all’anno per ciascun genitore;
  • la fascia di età si allunga fino ai 14 anni.

Anche questi giorni, per legge, sono non retribuiti, a meno che il contratto collettivo non preveda qualcosa di più generoso. Nel pubblico restano comunque validi come servizio effettivo ai fini dell’anzianità.

Dopo i 14 anni
Dai 14 anni in su, il Testo unico non ti dà più un diritto specifico legato alla “malattia del figlio”.

Ci si muove su altri strumenti: permessi per visite mediche, ferie, permessi previsti dai contratti, legge 104 se ci sono disabilità, accordi con il datore di lavoro. Ma il “pacchetto malattia figlio” in senso stretto si ferma al 14° compleanno.

A chi spetta il congedo per malattia del figlio

Il congedo è pensato per chi lavora come dipendente.

Rientrano nel gioco:

  • genitori lavoratori dipendenti del settore privato;
  • dipendenti del settore pubblico;
  • genitori naturali, adottivi, affidatari;
  • coppie sposate, conviventi, unioni civili: quello che conta è essere genitori del minore e avere un contratto subordinato.

Restano fuori:

  • autonomi,
  • partite IVA,
  • collaborazioni “ibridi” (co.co.co e simili), a meno che non abbiano tutele specifiche nei loro contratti.

Un punto importante: i giorni si usano in alternativa. Non possono stare a casa contemporaneamente entrambi i genitori per lo stesso figlio e per lo stesso motivo, a meno che il contratto collettivo non preveda esplicitamente qualcosa di più favorevole.

Come si chiede il congedo: certificato, dichiarazione e un po’ di burocrazia

Sul piano pratico, la strada non cambia.

Serve prima di tutto un certificato medico di malattia del bambino. Lo rilascia:

  • il pediatra di famiglia,
  • un medico del pronto soccorso,
  • un medico del Servizio sanitario nazionale o convenzionato.

Nel certificato deve risultare che il bambino è malato e ha bisogno di assistenza da parte di un adulto, con le date di inizio e fine del periodo.

Poi c’è la parte “carta e penna”: il genitore che chiede il congedo deve dichiarare che l’altro genitore non è già a casa per lo stesso motivo negli stessi giorni. Di solito si compila un modulo interno o si fa un’autodichiarazione secondo le regole dell’amministrazione o dell’azienda.

A quel punto si presenta la richiesta:

  • nel privato, all’ufficio del personale o alle Risorse umane;
  • nel pubblico, seguendo le procedure interne (in molte amministrazioni ormai tutto passa da piattaforme digitali e protocolli online).

Dietro le quinte, per i periodi non retribuiti, interviene l’INPS per la contribuzione figurativa nel limite previsto dalla legge, mentre nella pubblica amministrazione quei giorni vengono comunque conteggiati ai fini dell’anzianità di servizio.

Malattia figlio e stipendio: cosa ti trovi (e non ti trovi) in busta paga

Qui arriviamo al pezzo più delicato: i soldi.

Nel 2026 la logica è questa:

  • da 0 a 3 anni, nel privato, il congedo per malattia del figlio è in genere non pagato, ma non ti “buca” la posizione contributiva perché la legge prevede la copertura figurativa;
  • nel pubblico, per i bimbi piccoli, restano i 30 giorni l’anno retribuiti al 100%, più giorni non retribuiti se si sfora il tetto;
  • dai 3 ai 14 anni, i famosi 10 giorni l’anno per ciascun genitore sono non retribuiti per legge.

Questo è il minimo garantito. Poi si apre il capitolo contratti collettivi:

in alcune realtà aziendali o comparti pubblici possono esserci previsioni migliori, come una parte dei giorni pagati, oppure la possibilità di coprire quelle assenze con ferie, permessi o ROL per non perdere troppi soldi.

Il nodo è sempre quello: la norma ti dà il diritto di non perdere il lavoro se stai a casa con tuo figlio malato; lo stipendio, però, va studiato caso per caso.

E se il figlio è disabile o ha una malattia grave?

Il congedo per malattia del figlio “standard” non sostituisce le tutele già esistenti per situazioni più complesse, anzi ci si somma.

Per i figli con disabilità grave riconosciuta si continua ad applicare la legge 104 con i relativi permessi retribuiti, il congedo straordinario fino a due anni per assistenza al familiare disabile convivente e tutte le norme su patologie oncologiche o invalidanti.

Dal 2026, inoltre, entra a regime un pacchetto di permessi retribuiti aggiuntivi per chi convive con malattie molto pesanti (proprio o del figlio), che si affianca al congedo malattia figlio: sono strumenti diversi, da usare in combinazione a seconda dei casi.

FAQ – Domande sul congedo malattia figlio 2026

Quanti giorni di congedo per malattia del figlio ho nel 2026?
Da 0 a 3 anni puoi assentarti per tutta la durata della malattia, a giorni illimitati. Dai 3 ai 14 anni hai 10 giorni lavorativi l’anno per ciascun genitore, non retribuiti, da usare in alternativa.

Il congedo malattia figlio 2026 è pagato?
Nel settore privato, di base no: è non retribuito, ma coperto da contributi figurativi entro i limiti previsti. Nel pubblico i primi 30 giorni/anno fino ai 3 anni del bambino sono normalmente retribuiti, poi si passa al non retribuito. Dai 3 ai 14 anni i 10 giorni l’anno sono in linea di principio non pagati, salvo previsioni più favorevoli del contratto.

Vale anche per i dipendenti pubblici?
Sì. La modifica riguarda il Testo unico su maternità e paternità, quindi si applica sia ai dipendenti privati che a quelli pubblici. I contratti della PA possono aggiungere regole su retribuzione e modalità di fruizione.

Chi lavora con partita IVA ha diritto al congedo per malattia del figlio?
No, non al congedo di cui stiamo parlando qui, che è riservato ai lavoratori dipendenti. Alcune casse professionali hanno strumenti propri, ma non è il congedo previsto dall’articolo 47 del Testo unico.

I 10 giorni dai 3 ai 14 anni sono per figlio o totali?
Sono 10 giorni l’anno per ciascun genitore per ogni figlio. Se hai due figli nella fascia 3–14 anni, il plafond teorico raddoppia, ma ricordando che nello stesso giorno non puoi essere in congedo tu e, per lo stesso figlio, anche l’altro genitore.