Nel racconto della strage del Constellation di Crans-Montana, c’è un nome che fino a pochi giorni fa non aveva mai sfiorato le prime pagine: Jean-Paul Maric.
Sul fronte della cronaca, tutti parlano della figlia, Jessica Moretti, proprietaria del locale. Ma dietro di lei c’è un padre che, per mestiere, passa la vita a spegnere incendi. Un vigile del fuoco di Cannes, abituato ad entrare nelle case che bruciano, non a vederne una in tv sapendo che dentro ci sono i clienti di sua figlia.
La sua è la storia di un uomo che ha costruito tutto sull’idea di proteggere gli altri dal fuoco. E che oggi si ritrova a fare i conti con un rogo che ha travolto la propria famiglia.
Le radici tra Corsica e Costa Azzurra
Jean-Paul Maric appartiene a quella generazione di uomini della Costa Azzurra cresciuti con il mare da una parte e le colline dell’entroterra dall’altra. La famiglia ha origini legate al mondo corso e al sud della Francia, tra Cannes, i piccoli comuni dell’Alta Provenza e i paesi arroccati sopra la riviera.
In questo contesto, la scelta dei pompieri non è solo un lavoro: è quasi un modo di stare al mondo. Turni, allarmi che suonano a qualsiasi ora, estati passate a fronteggiare incendi di macchia mediterranea, inverni tra incidenti stradali, alluvioni improvvise, palazzi da evacuare.
È in questo scenario che cresce Jessica, la figlia che anni dopo sposerà Jacques Moretti e trasferirà il proprio baricentro in Svizzera. Ma le radici restano lì: un padre in caserma, uno zio impegnato nella prevenzione incendi dei boschi, una famiglia che conosce bene l’odore del fumo e quello degli interventi che finiscono bene, o non finiscono affatto.
La carriera nei vigili del fuoco di Cannes
Da anni Jean-Paul Maric è uno dei volti storici dei sapeurs-pompiers di Cannes. È l’uomo che veste la divisa, sale sui mezzi rossi, risponde alle chiamate quando qualcosa va storto.
Nel corso della sua carriera ha visto di tutto:
- incendi in appartamento in pieno centro,
- auto in fiamme lungo la Croisette,
- estati segnate da roghi nelle colline alle spalle della città,
- allarmi per fughe di gas, esplosioni domestiche, cortocircuiti.
Accanto al lavoro operativo c’è un altro pezzo fondamentale: l’impegno nell’amicale dei pompieri, quell’associazione che, in Francia, tiene insieme il lato umano del corpo. Feste di Santa Barbara, raccolte fondi, supporto alle famiglie dei colleghi, iniziative nelle scuole per spiegare ai bambini cosa significa sicurezza antincendio.
Nel tempo, Jean-Paul è diventato una figura di riferimento: guida, organizza, rappresenta i colleghi nelle cerimonie e negli eventi pubblici. È uno di quelli che, al telefono, i colleghi chiamano quando c’è da tirare le fila, non solo quando bisogna tenere una lancia in mano.
Una famiglia “di fuoco”: lo zio e la prevenzione negli incendi boschivi
La passione per questo mondo nella famiglia Maric non si ferma a Jean-Paul.
Lo zio di Jessica, Jean-Pierre Maric, è da anni impegnato nella lotta agli incendi boschivi nell’entroterra di Cannes. Ricopre il ruolo di responsabile di un comitato locale che, ogni estate, pattuglia boschi e colline per prevenire roghi e coordina i volontari che presidiano il territorio quando il vento è forte e l’erba è secca.
Per capire il paradosso basta una frase: Jessica è cresciuta in un ambiente in cui il fuoco è stato trattato sempre come un nemico da conoscere, studiare, prevenire.
Le cene di famiglia, le feste, i racconti girano spesso attorno a episodi di intervento, a incendi domati per un soffio, a campagne di sensibilizzazione. Quel tipo di cose che segnano l’immaginario dei figli e li abituano all’idea che, quando senti una sirena, da qualche parte qualcuno sta correndo un rischio.
Jessica, la figlia che sceglie la strada dei locali
Dentro questa cornice, Jessica imbocca un percorso diverso.
Non entra nei vigili del fuoco, non sceglie la divisa. Dopo un primo matrimonio finito male, si lega a Jacques Moretti, imprenditore molto discusso per il suo passato, e con lui costruisce una vita tra ristoranti, bar e chalet.
A Crans-Montana, insieme, trasformano in pochi anni il Le Constellation in uno dei locali simbolo della movida del comprensorio, poi aprono un ristorante e prendono in gestione uno chalet di livello. La traiettoria è quella di chi in montagna ci vede un’opportunità: turismo alto spendente, sci, clienti internazionali.
Per un padre che spegne incendi, vedere la figlia farsi strada nel mondo dei locali può essere motivo di orgoglio misto a preoccupazione: luci, musica, folla, alcol, e tutto quel che comporta gestire spazi chiusi pieni di persone. Anche questo, chi ha passato la vita nei vigili del fuoco, lo sa bene.
Il rogo di Crans-Montana e il paradosso che fa il giro del mondo
Poi arriva quella notte di Capodanno che cambia tutto.
In poche ore, il Constellation passa da essere un locale di successo a un luogo di morte. Quaranta persone che non torneranno a casa, più di cento feriti, immagini di un seminterrato trasformato in trappola.
Mentre le tv mostrano fumo, sirene, barelle, il nome di Jessica Moretti entra nelle inchieste. Si scopre che è lei la proprietaria del locale, insieme al marito. Che ci sono verifiche in corso sulle misure di sicurezza, sui materiali usati per il soffitto, sulle uscite di emergenza, sulle ispezioni antincendio saltate.
Ed è qui che, nelle cronache, spunta il nome del padre: Jean-Paul Maric, vigile del fuoco a Cannes. L’uomo che passa la vita a valutare rischi, a controllare impianti, a dire quando una struttura è pericolosa, diventa il padre della donna indagata per un incendio in cui, secondo l’accusa, qualcosa nella sicurezza non ha funzionato.
Il cortocircuito è evidente: il mestiere di lui e la posizione di lei sembrano opporsi come due poli di una stessa storia. Da una parte chi il fuoco lo combatte, dall’altra chi dovrà spiegare perché il fuoco ha avuto gioco così facile in un locale pieno di ragazzi.
Il silenzio di un padre sotto assedio
In mezzo a tutto questo, Jean-Paul Maric resta in silenzio.
Non rilascia interviste, non entra in polemica, non commenta le mosse della Procura svizzera. Si limita, da padre, a fare quello che fanno tutti in situazioni simili: proteggere come può la propria famiglia, mentre il mondo fuori discute, giudica, ipotizza.
È facile immaginare i pensieri che lo attraversano: anni passati a spiegare ai cittadini come si previene un incendio, e ora la propria figlia associata a un rogo che ha fatto il giro d’Europa. Una vita nella caserma di Cannes, a salire e scendere dalle scale antincendio, a provare maschere e autorespiratori, mentre i giornali parlano di uscite di sicurezza insufficienti a Crans-Montana.
Da fuori, il rischio è di trasformarlo in un personaggio da romanzo: il pompiere con la figlia nella bufera. Nella realtà, resta un uomo che ha sempre fatto lo stesso lavoro e che oggi, suo malgrado, vede il proprio cognome affiancato a una delle pagine più nere degli ultimi anni.
Cosa rappresenta oggi Jean-Paul Maric
Nel racconto della tragedia del Constellation, Jean-Paul Maric finisce per incarnare una contraddizione:
- pompiere esperto, simbolo di chi vive per ridurre i rischi,
- padre di una donna indagata proprio per come quei rischi sarebbero stati gestiti nel suo locale.
Non è imputato, non è al centro del fascicolo. Ma la sua figura dice molto di come, nelle grandi tragedie, le storie personali si mescolino in modo crudele: ciò che hai costruito in una vita viene risucchiato dentro qualcosa che non hai fatto tu, ma che tocca le persone a cui tieni di più.
Per questo, quando si parla di lui, vale la pena ricordare due livelli: l’uomo in divisa che a Cannes continua a rappresentare un punto fermo nel corpo dei vigili del fuoco, e il padre che ogni mattina si sveglia sapendo che la figlia sta affrontando un’indagine per un incendio che ha sconvolto l’Europa.
FAQ – Domande sul padre di Jessica Moretti
Come si chiama il padre di Jessica Moretti?
Si chiama Jean-Paul Maric. Jessica, prima del matrimonio, portava il cognome Maric e oggi è conosciuta come Jessica Anne Jeanne Maric Moretti.
Che lavoro fa Jean-Paul Maric?
È un vigile del fuoco a Cannes, uno dei sapeurs-pompiers della città. Da anni è parte integrante del corpo e figura attiva nelle iniziative dell’amicale dei pompieri.
Che ruolo ha la famiglia Maric nel mondo della prevenzione incendi?
Oltre a Jean-Paul, vigile del fuoco, nella famiglia c’è anche uno zio impegnato nella lotta agli incendi boschivi nell’entroterra cannoise, a conferma di un legame forte con il tema della protezione civile e della sicurezza.
È coinvolto nell’inchiesta sul rogo del Constellation?
No. Jean-Paul Maric non è indagato nella vicenda di Crans-Montana. Le persone al centro del fascicolo sono la figlia Jessica e il marito Jacques Moretti, come proprietari e gestori del locale.
Perché il suo nome è finito sui giornali?
Perché la combinazione tra il suo lavoro di vigile del fuoco e il fatto che la figlia sia la proprietaria del locale dove è avvenuto un incendio così devastante è stata letta come un paradosso simbolico. Le cronache hanno sottolineato questa contraddizione, mostrando quanto la tragedia tocchi non solo le vittime, ma anche le famiglie di chi oggi è chiamato a rispondere di quanto accaduto.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






