Andrea Gallacci, Pistoia–Lucca: addio all’ex primario di Ortopedia. Chi era, cos’è successo e perché ha segnato la sanità toscana

Daniela Devecchi

Andrea Gallacci, Pistoia–Lucca: addio all’ex primario di Ortopedia. Chi era e perché ha segnato la sanità toscana

La notizia è rimbalzata tra Pistoia, Lucca e la Garfagnana in poche ore: Andrea Gallacci è morto a 75 anni.
Ortopedico, traumatologo, ex primario di Ortopedia a Castelnuovo di Garfagnana e all’ospedale San Luca di Lucca, era un nome che in Toscana, soprattutto tra chi ha avuto a che fare con la chirurgia della spalla, non aveva bisogno di presentazioni.

Si è spento la sera del 7 gennaio 2026. Sulle cause del decesso, al momento, non ci sono dettagli pubblici: le comunicazioni ufficiali parlano di “prematura scomparsa”, nulla di più. I funerali sono fissati per il 9 gennaio, alle 15, nella chiesa di San Francesco a Pistoia, la sua città.

Dalle corsie di Lucca alla Garfagnana: il profilo del medico

Classe 1950, nato il 18 luglio, Gallacci si forma all’Università di Firenze, dove si laurea in Medicina e Chirurgia a metà anni Settanta e si specializza in Ortopedia e Traumatologia nel 1984. Toscana la formazione, toscana anche la sua intera carriera.

Per molti pazienti il suo nome è legato soprattutto alla chirurgia della spalla e alla traumatologia. Colleghi e aziende sanitarie lo descrivono come un punto di riferimento in regione per questo tipo di interventi, uno di quei medici che nel tempo diventano “patrimonio” di un territorio.

Nel 2001 prende la guida del reparto di Ortopedia dell’ospedale di Castelnuovo di Garfagnana, allora Asl 2. È un’area complessa, un bacino che tiene insieme paesi di montagna, piccoli centri, una popolazione anziana e una rete ospedaliera diffusa. Da lì Gallacci inizia a costruire una presenza forte sulla Valle del Serchio, tra sala operatoria e ambulatori.

Nel 2012 il salto: diventa direttore dell’Ortopedia dell’ospedale di Lucca, il San Luca. È una delle strutture cardine della sanità toscana nord ovest, e per qualche anno la sua firma è su una buona fetta degli interventi ortopedici più delicati della zona.

Alla fine del 2017 va in pensione dall’ospedale pubblico, dopo una vita passata in corsia. Ma non appende davvero il camice al chiodo: continua a lavorare come specialista in strutture private tra Lucca, Prato e altre realtà regionali, soprattutto su patologie della spalla e protesica.

Il rapporto con pazienti e colleghi

Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un medico molto diretto, a tratti spigoloso nel modo di porsi, ma estremamente concentrato sulla pratica clinica. Nei comunicati ufficiali dell’azienda sanitaria si parla di “competenze di alto livello” e di “grande disponibilità nei confronti dei pazienti”.

Molti lo hanno incrociato in sala d’attesa, con la cartellina in mano e la spalla bloccata, o dopo una caduta rovinosa. Qualcuno ne ricorda i modi sbrigativi, altri l’attenzione a spiegare nel dettaglio il percorso chirurgico. Il suo nome, per anni, è stato associato all’idea di un ortopedico “che ci mette le mani”, nel bene e nel male.

Il fatto che, una volta in pensione, abbia continuato a essere richiesto in ambito privato racconta molto della fiducia che una parte di pazienti e colleghi riponeva in lui.

Le ombre e le inchieste: cosa è successo davvero

La storia professionale di Andrea Gallacci non è fatta solo di saluti istituzionali e attestati di stima. Ci sono stati anche momenti difficili, finiti nelle cronache locali.

Il caso più noto è quello della postina Paola Puccetti, 28 anni. Nel 2007 la giovane viene operata al ginocchio all’ospedale Santa Croce di Castelnuovo di Garfagnana, dove Gallacci è primario. Diciotto giorni dopo muore per tromboembolia polmonare. Scatta un procedimento per omicidio colposo a carico di Gallacci, di un anestesista e di un altro medico.

Nel 2013 il giudice li assolve con formula piena: secondo la sentenza non c’è nesso di causalità provato tra l’intervento e la morte, e il comportamento dei sanitari viene ritenuto conforme ai protocolli regionali. Resta il dramma della famiglia, ma dal punto di vista penale Gallacci esce senza macchie da quella vicenda.

C’è poi una pagina legata ai rapporti interni al reparto. Nel 2012 alcuni articoli di cronaca riportano che il primario è stato ascoltato in procura in un fascicolo su presunti casi di malasanità e possibili denunce di mobbing. Lui, tramite il suo legale, precisa di aver chiarito la sua posizione e di non risultare destinatario di denunce formali. La storia, almeno sul piano mediatico, si sgonfia senza arrivare a condanne penali.

Più recente la sentenza della Corte dei Conti del 2021: Gallacci viene condannato a risarcire l’Asl in un caso di protesi al ginocchio impiantata a una paziente allergica al nichel. La protesi conteneva nichel, e la donna è stata costretta a un secondo intervento per sostituirla. Si tratta di una responsabilità erariale, cioè di un danno economico al servizio sanitario, non di una condanna penale.

Sono episodi che hanno segnato il suo percorso e che, inevitabilmente, peseranno anche nel modo in cui verrà raccontato oggi. Ma vanno tenuti insieme con il resto: decenni di interventi, migliaia di pazienti, reparti guidati in ospedali che restano centrali per la sanità toscana.

Il cordoglio e l’ultimo saluto

La Azienda USL Toscana nord ovest ha diffuso una nota di cordoglio in cui definisce la sua scomparsa “prematura” e ricorda l’ex primario per le competenze e per il contributo dato all’Ortopedia della Valle del Serchio e di Lucca. Anche alcuni ex colleghi, sui social e nei commenti alle notizie online, sottolineano l’impronta lasciata nella formazione dei giovani medici e nella crescita del reparto.

La città che lo saluterà per l’ultima volta è Pistoia, dove sono fissate le esequie.
La messa di addio è prevista per il 9 gennaio alle 15, nella chiesa di San Francesco. È probabile che tra i banchi ci saranno tanti volti della sanità toscana: colleghi di reparto, specializzandi di ieri che oggi sono primari, personale infermieristico che con Gallacci ha condiviso notti di urgenze e turni infiniti.

È la chiusura di una parabola che ha tenuto insieme luci e ombre, successi clinici e inchieste, fiducia dei pazienti e pagine giudiziarie delicate. Un ritratto complesso, come spesso accade quando si racconta la storia di chi, per decenni, ha lavorato in prima linea nella sanità pubblica.

FAQ – Domande su Andrea Gallacci

Chi era Andrea Gallacci?
Andrea Gallacci era un ortopedico e traumatologo toscano, nato nel 1950, per anni primario di Ortopedia a Castelnuovo di Garfagnana e all’ospedale San Luca di Lucca, considerato un riferimento soprattutto nella chirurgia della spalla.

Quando è morto Andrea Gallacci?
È morto la sera del 7 gennaio 2026, all’età di 75 anni.

Dove vengono celebrati i funerali di Andrea Gallacci?
I funerali sono fissati per il 9 gennaio 2026, alle 15, nella chiesa di San Francesco a Pistoia.

Di cosa è morto Andrea Gallacci?
Al momento non ci sono indicazioni ufficiali sulla causa del decesso. Le comunicazioni parlano genericamente di “prematura scomparsa”, senza dettagli clinici.

Ha avuto problemi giudiziari legati alla sua attività di medico?
Sì. È stato coinvolto nel caso della postina Paola Puccetti, ma nel 2013 è stato assolto con formula piena dall’accusa di omicidio colposo. Nel 2021 la Corte dei Conti lo ha invece condannato a risarcire l’Asl per un caso di protesi al ginocchio inappropriata, una responsabilità di tipo contabile e non penale.