Massimo Falta, storico poligrafico de La Stampa, è morto a 53 anni per una grave infezione. La sua storia tra Invorio, Biella e le redazioni locali del giornale

Daniela Devecchi

Massimo Falta, storico poligrafico de La Stampa, è morto a 53 anni per una grave infezione. La sua storia tra Invorio, Biella e le redazioni locali del giornale

Ci sono persone che non finiscono quasi mai in prima pagina, eppure senza di loro il giornale non uscirebbe. Massimo Falta era uno di questi: poligrafico, grafico di redazione, uomo da chiusura e da ultime correzioni.

Ogni giorno prendeva testi, foto, impaginazione e li trasformava in pagine pronte per la stampa. Aveva 53 anni, era originario di Invorio (provincia di Novara) e per più di due decenni è stato un punto di riferimento silenzioso ma fondamentale per le redazioni locali de La Stampa, soprattutto Biella e Novara.

Chi lo ha conosciuto lo descrive come un collega dal carattere sorridente, brillante, portato all’ironia, capace di alleggerire anche le notti più tese prima della chiusura.

Le radici a Invorio e la famiglia

Invorio non era solo il luogo di nascita: era il centro della vita di Massimo Falta. Lì viveva, lì tornava dopo i turni in redazione, lì lo conoscevano tutti per il modo di fare aperto e per la voglia di scherzare.

Era figlio di Mario Falta, storico tipografo e sindacalista de La Stampa, figura ben nota nel mondo del giornale e nel sindacato dei poligrafici. La passione per la tipografia, per l’odore dell’inchiostro e della carta, nasce proprio in famiglia: una sorta di eredità professionale, passata da padre a figlio.

Nelle testimonianze raccolte in questi giorni emerge spesso questa continuità: prima Mario, poi Massimo, entrambi legati al giornale e al lavoro “di officina” che sta dietro l’informazione su carta.

Il lavoro “invisibile” da poligrafico a La Stampa

Nel concreto, Massimo Falta si occupava di:

  • impaginare le pagine del quotidiano,
  • inserire e sistemare le fotografie,
  • effettuare correzioni e modifiche dell’ultimo minuto,
  • rendere i file tecnicamente pronti per la stampa.

Un lavoro tecnico, ma che richiede precisione, velocità e sangue freddo, soprattutto quando le notizie arrivano tardi, le pagine cambiano all’ultimo e la chiusura incombe.

Massimo aveva iniziato giovanissimo nella sede de La Stampa in corso della Vittoria a Novara. Da lì, per anni, ha girato tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, coprendo varie redazioni locali e sostituendo colleghi in ferie.

Nel 1998 è arrivato alla redazione di Biella, dove ha lavorato per oltre vent’anni. In quegli uffici ha seguito, notte dopo notte, la cronaca del territorio, gli speciali e le pagine locali, sempre dietro lo schermo, con la responsabilità di “chiudere” il giornale nei tempi stabiliti.

Nel 2020, con il trasferimento dei poligrafici a Torino, il suo lavoro ha cambiato ancora forma: piĂą spostamenti, piĂą coordinamento a distanza, e spesso turni gestiti da casa, a Invorio, collegato alle redazioni attraverso i sistemi informatici del giornale.

Nel 2018 è stato inserito tra i dipendenti premiati come “Seniores La Stampa” per i 25 anni di servizio, riconoscimento che racconta bene la sua lunga presenza nella squadra del quotidiano.

La morte improvvisa e la causa

La notizia della morte di Massimo Falta è arrivata all’inizio di gennaio 2026 e ha colpito in profondità colleghi, amici e conoscenti.

Aveva 53 anni ed è morto all’ospedale di Borgomanero a causa di una grave infezione. Le ricostruzioni parlano di un peggioramento rapido, nel giro di 24 ore, di fronte al quale le cure non sono riuscite a cambiare l’esito.

Niente malattia lunga, niente percorso ospedaliero prolungato: una situazione improvvisa e fulminante, che ha lasciato spiazzati tutti quelli che lo frequentavano al lavoro e nel suo paese.

Per l’ultimo saluto, rosario e funerale sono stati fissati nel pomeriggio di lunedì, alle 14.30, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Invorio, la stessa chiesa che ha scandito molti momenti di vita per lui e per la sua famiglia.

Il ricordo dei colleghi: battute, generosità e “Massimino”

Tra i dettagli che tornano nei racconti di chi ha lavorato con lui, spicca il soprannome: “Massimino”. Un nome affettuoso, tipico di quei rapporti costruiti in redazione fra turni lunghi, caffè notturni e chiusure complicate.

I colleghi lo descrivono come una delle persone piĂą simpatiche, imprevedibili e ironiche che si potessero incontrare in tipografia. Un battutista naturale, con quella capacitĂ  rara di sdrammatizzare tensioni e ritardi e di tenere il morale alto anche quando la stanchezza si faceva sentire.

C’è poi un tratto che ricorre spesso: la generosità. In molti ricordano che con lui era quasi impossibile riuscire a pagare il conto. Al bar o al ristorante, arrivava sempre prima: “offriva lui” e chiudeva la discussione con un sorriso o una battuta. Un modo di fare che, a forza di essere ripetuto, è diventato parte della sua identità umana in redazione.

La sua scomparsa arriva in un periodo già segnato da altri lutti nel mondo de La Stampa, con la morte recente di Mauro Revello e, nel 2025, di Marcello Giordani, figure legate alle stesse aree geografiche e allo stesso giornale. Per chi lavora lì, è una stagione in cui si stanno salutando molti volti storici.

Un mestiere che resta, un vuoto che si sente

La storia di Massimo Falta mette in luce un aspetto spesso dimenticato: dietro le firme degli articoli ci sono professionisti che non appaiono mai, ma che rendono possibile l’uscita del giornale ogni singolo giorno.

Il suo percorso, da figlio di tipografo a poligrafico di lungo corso, racconta un pezzo di storia del giornalismo su carta, dal lavoro in tipografia tradizionale fino alle redazioni sempre piĂą digitali.

Il vuoto lasciato è soprattutto umano: nelle redazioni di Novara, Biella, Torino e nella comunità di Invorio, dove tanti lo conoscevano per nome e per carattere. Il mestiere del poligrafico continua nelle mani di altri colleghi, ma il modo in cui Massimo viveva quel lavoro – tra professionalità, ironia e generosità – resta un ricordo forte per chi ha condiviso con lui gli anni di chiusure e di pagine mandate in stampa all’ultimo secondo.

FAQ su Massimo Falta

Chi era Massimo Falta?
Massimo Falta era un poligrafico e grafico di redazione de La Stampa, originario di Invorio (Novara). Ha lavorato per oltre vent’anni nelle redazioni locali del quotidiano, in particolare a Biella e Novara, occupandosi di impaginazione, gestione delle foto e preparazione delle pagine per la stampa.

Di cosa è morto Massimo Falta?
Massimo Falta è morto a 53 anni a causa di una grave infezione che lo ha colpito in modo improvviso, portandolo al decesso nel giro di 24 ore all’ospedale di Borgomanero.

Quanti anni aveva Massimo Falta quando è morto?
Al momento della morte, Massimo Falta aveva 53 anni.

Dove lavorava Massimo Falta?
Lavorava per il quotidiano La Stampa. Ha iniziato nella sede di Novara, ha lavorato in varie redazioni di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, e dal 1998 è stato a lungo nella redazione di Biella. Dopo il trasferimento dei poligrafici a Torino nel 2020, ha proseguito l’attività anche lavorando a distanza da Invorio.

Dove si sono svolti i funerali di Massimo Falta?
I funerali di Massimo Falta si sono svolti nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Invorio, nel pomeriggio di lunedì, alle 14.30, alla presenza di familiari, amici e colleghi.