Due sorelle, un nickname e un’idea chiarissima
Dietro il nome Lol Nakata non c’è una sola persona, ma due sorelle. Due ragazze che in video appaiono fianco a fianco, sorridenti, concentrate solo su una cosa: portare all’estremo il concetto di comfort food.
Niente biografie patinate, niente storytelling lacrimoso, niente “ho lasciato il lavoro in banca per inseguire il mio sogno”. Di loro non si sa quasi nulla: nessuna intervista, zero dettagli su dove vivano, che studi abbiano fatto, quanti anni abbiano.
Quello che arriva al pubblico è un’altra storia: il loro profilo TikTok “lol.nakata”, i video di ricette e il marchio ormai riconoscibilissimo di una cucina esagerata, ipercalorica, volutamente sopra le righe.
In pratica, si sono costruite un personaggio preciso: le due sorelle del trash food, le “gemelle inquietanti” dei fornelli che trasformano qualsiasi piatto in un esperimento spinto al limite.
Cosa cucinano davvero le sorelle Lol Nakata
Se si scorre il loro mondo social, la costante è una: niente è “normale”.
Ogni piatto viene portato un gradino più in là, spesso oltre la soglia di quello che un italiano chiamerebbe “mangiabile”.
Burro a cucchiaiate.
Ketchup versato come fosse acqua.
Carne congelata buttata in padella con una nonchalance da film horror.
Le loro “specialità” più citate nei video reaction sono diventate quasi leggenda:
- la pasta al burro trasformata in un’orgia di grassi, con quantità da far svenire il cardiologo;
- la famigerata “torta di spaghetti bolognese”, un blocco compatto di carboidrati, carne e formaggio che sembra pensato apposta per scioccare chiunque sia cresciuto con la cucina italiana;
- chili, hot dog, panini, piatti “american style” caricati all’inverosimile, dove ogni ingrediente viene moltiplicato per tre.
Non cercano l’equilibrio, cercano l’effetto.
La loro grammatica è fatta di esagerazione visiva: il coltello che affonda nel formaggio filante, il sugo che cola, la carne che sfrigola, la forchetta che affonda in porzioni fuori scala. Tutto è studiato per farsi notare nello scroll infinito di TikTok.
Perché le due sorelle sono diventate virali
La risposta è più semplice di quanto sembri: funzionano perfettamente dentro la logica dell’algoritmo.
I loro video sono:
- veloci
- aggressivi visivamente
- perfetti per essere taggati, duettati, smontati
Non importa se chi guarda approva o si inorridisce: l’importante è che non rimanga indifferente. E in questo, le sorelle Lol Nakata sono chirurgiche.
Ogni piatto sembra studiato per dividere il pubblico:
- da una parte chi scrive “che goduria, lo voglio subito”;
- dall’altra chi commenta “crimine contro l’umanità”, “offesa alla cucina”, “mi sento male solo a guardare”.
In mezzo, c’è il cuore del gioco: la viralità.
Più la gente discute, ride, si scandalizza, più i video girano. E più girano, più altri creator li usano come materiale per contenuti nuovi.
Il giro delle reaction: dai “Salmonellen Rebellen” ai creator italiani
La vera esplosione del fenomeno Lol Nakata arriva quando altri tiktoker e instagrammer iniziano a usare i loro video come base per le reaction.
Un esempio su tutti: il profilo satirico tedesco che gioca sul nome “Salmonellen Rebellen”. Nei reel si vede lui che guarda i piatti delle sorelle, commenta a suon di smorfie e battute, e in sovrimpressione compaiono i crediti: “lol.nakata auf TikTok”.
Da lì in poi, la catena è velocissima:
- i video delle due sorelle finiscono nelle storie e nei reel di altri creator europei;
- arrivano in Italia, dove diversi profili comici e food content creator li rilanciano;
- qualcuno le ribattezza “le sorelle Shining della cucina”, complici lo sguardo un po’ fisso in camera e l’aria da coppia inseparabile ai fornelli.
La stessa ricetta, in pratica, genera tre contenuti diversi:
- il video originale di Lol Nakata;
- la reaction di chi guarda e commenta;
- lo spezzone isolato che gira come meme, senza nemmeno bisogno di parole.
È una fabbrica continua di materiale virale.
La forza del personaggio: zero storia, solo piatti
Un dettaglio interessante, soprattutto per chi osserva il fenomeno da fuori, è questo: le sorelle Lol Nakata non raccontano quasi nulla di sé.
Niente “day in the life”.
Niente vlog.
Niente confidenze sul passato o sul futuro.
Esistono solo nel momento in cui:
- una di loro afferra una pentola,
- l’altra versa qualcosa di improbabile,
- la camera riprende ogni gesto.
È una scelta precisa.
Altri food creator riempiono i video di pezzi di biografia: “da piccola cucinavo con mia nonna”, “ho aperto il mio ristorante”, “quella volta che ho bruciato tutto”. Le sorelle Lol Nakata no.
Loro sono il piatto. Tutto il resto resta fuori campo.
Paradossalmente, questa assenza di informazione crea ancora più curiosità: chi sono? Da dove arrivano? Davvero mangiano quello che cucinano? Sono ironiche, serie, consapevoli? Il mistero le aiuta, perché ognuno può proiettare la sua idea su di loro.
Trash food o satira gastronomica?
Il punto è delicato: quanta consapevolezza c’è nei loro video?
Da un lato, i piatti sono talmente estremi da far pensare a una parodia della cucina social: mettere insieme tutto quello che gli influencer “normali” dicono di evitare – troppi grassi, troppo ketchup, carne congelata, porzioni mostruose – e farne un contenuto.
Dall’altro, la linea è sottile:
per alcuni utenti, quello che le sorelle preparano è davvero ispirazione (“lo provo stasera”, “questo sì che è comfort food”); per altri è semplicemente spazzatura spettacolarizzata.
Il loro nome finisce accostato a parole come “salmonella”, “cibo tossico”, “orrore alimentare”, ma sempre in chiave comica. Eppure, a forza di giocare con questi elementi, il confine tra satira e normalizzazione del cibo iper-processato diventa meno chiaro.
Cosa dicono i social: amore, odio e dipendenza
Se si leggono i commenti sotto ai video originali e alle reaction, si nota un mix abbastanza preciso:
- fascino del disgusto: molti utenti scrivono che non riuscirebbero mai a mangiare quei piatti, ma “non riescono a smettere di guardare”;
- identificazione leggera: qualcuno scherza dicendo “questa sono io quando torno a casa affamata”;
- difesa delle tradizioni: italiani, francesi, spagnoli che scendono in campo a difesa di sughi, paste, ricette tradizionali “profanate” dalle sorelle;
- memificazione: gif, screen, suoni audio estratti dai loro video entrano nella cultura del meme, staccandosi dal contesto originario.
Nel giro di pochi mesi, Lol Nakata diventa più un format che un semplice profilo.
Se dici “hai visto l’ultima follia delle sorelle Lol Nakata?”, chi sta dentro a quel mondo sa esattamente di cosa stai parlando, anche senza link.
Il lato oscuro del gioco: nutrizione e messaggi
C’è anche un’altra lettura, più critica, che non andrebbe ignorata.
Molti follower sono giovanissimi, passano ore su TikTok e vengono bombardati da:
- piatti ultra calorici;
- porzioni gigantesche;
- l’idea che “più aggiungi, più è buono”.
In un contesto in cui si parla di obesità infantile, disturbi alimentari, rapporto complicato con il cibo, il successo di format come quello delle sorelle Lol Nakata apre una domanda di fondo: che tipo di normalità stiamo costruendo attorno al cibo, quando il piatto più visto è quello più assurdo?
Le sorelle, va detto, non si presentano come nutrizioniste, né come cuoche “salutiste”. Non fanno prediche, non danno consigli dietetici. Il loro territorio dichiarato è lo spettacolo.
Sta al pubblico – e agli adulti che guardano questi contenuti insieme ai ragazzi – leggere il tutto per quello che è: intrattenimento, non manuale di alimentazione.
Fenomeno da studiare o moda passeggera?
Oggi Lol Nakata è il nome che gira in mezzo a reel, duetti, meme e reaction.
Domani, potrebbe essere qualcun altro. I social vivono di ondate, e ogni stagione ha il suo “mostro sacro” da guardare e commentare.
Quel che resta, però, è la fotografia di un momento:
- due sorelle senza biografia pubblica,
- un nickname unico,
- piatti fuori controllo,
- milioni di visualizzazioni,
- e una frase ricorrente nei thread:
“Non lo mangerei mai, ma non riesco a smettere di guardarle”.
In fondo, il segreto della loro forza è tutto lì: trasformare la cucina in uno spettacolo borderline tra horror e commedia, dove il vero ingrediente principale non è il burro, ma l’attenzione degli utenti.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






