Chi era Aldrich Ames prima di diventare l’incubo della CIA
Il 5 gennaio 2026, nel carcere federale di Cumberland, nel Maryland, muore a 84 anni un ex funzionario che, sulla carta, avrebbe dovuto difendere i segreti degli Stati Uniti. Si chiamava Aldrich Hazen Ames e per una vita intera è stato dentro la CIA, arrivando fino al cuore del controspionaggio contro l’Unione Sovietica.
Per i colleghi era, per molto tempo, un impiegato modello: abitudinario, quasi anonimo, lontano dall’immagine cinematografica della spia. Scrivania ordinata, toni bassi, niente colpi di testa. Proprio questa faccia da burocrate lo ha protetto per anni mentre passava all’altra parte della barricata.
Dietro quell’aria dimessa, però, c’era l’uomo che ha consegnato nomi, operazioni e vite ai servizi sovietici e poi russi, incassando milioni di dollari mentre diversi agenti venivano arrestati e giustiziati.
Le origini: un figlio di “casa CIA”
Aldrich Ames nasce nel 1941 a River Falls, in Wisconsin. Il padre, Carleton Ames, è un accademico che a un certo punto entra nella CIA; la madre, Rachel, insegna inglese. La sigla dell’Agenzia entra presto nel vocabolario di famiglia.
Da ragazzo, grazie ai contatti del padre, Ames mette piede a Langley come impiegato estivo. Fa lavori minori, ma osserva. Registra volti, ruoli, meccanismi. È il classico giovane che impara stando zitto in fondo alla stanza.
Gli studi universitari non sono un percorso brillantissimo, ma a un certo punto conta di più ciò che sa dell’ambiente che frequenta rispetto al voto in pagella. Nel 1962 la CIA lo assume a tempo pieno. Da lì il suo nome entra stabilmente negli organici dell’intelligence americana.
Dall’ufficio di Ankara a Roma: carriera da perfetto uomo di fiducia
La prima parte della carriera è quella del funzionario che fa il suo dovere. Negli anni Sessanta viene mandato ad Ankara, in Turchia, dove lavora su dossier legati al blocco sovietico. È il periodo in cui il fronte Est–Ovest si gioca anche nelle capitali “intermedie”, non solo a Mosca e Washington.
Seguono incarichi a New York, a Città del Messico, altri passaggi in cui Ames si costruisce una reputazione da uomo affidabile, solido, mai sopra le righe. Non è il genio della stanza, ma è uno di quelli che “tengono insieme le carte”.
Il vero salto arriva quando rientra al quartier generale di Langley, nella divisione che si occupa di Unione Sovietica ed Europa dell’Est. Lì le informazioni non sono più routine: passano sulla sua scrivania nomi di informatori dentro il KGB, ufficiali dell’esercito sovietico che lavorano in segreto per Washington, piani di operazioni sensibili.
Negli anni Ottanta viene mandato anche a Roma, collegato all’ambasciata USA. Uffici eleganti, incontri diplomatici, briefing riservati. Mentre si muove tra ricevimenti e riunioni, Ames è già – in silenzio – una talpa al servizio di Mosca.
Il patto con Mosca: quando il funzionario modello si vende
La svolta arriva a metà anni Ottanta. Nel 1985 Aldrich Ames si offre ai sovietici. Non come avversario, ma come risorsa. Mette sul piatto la cosa più preziosa che possiede: l’accesso ai segreti della CIA sul fronte URSS.
Da quel momento comincia a consegnare:
- i nomi degli agenti del blocco sovietico che lavorano per gli Stati Uniti e per i servizi alleati;
- dettagli sulle operazioni clandestine in corso;
- informazioni sulle coperture e sulla struttura del controspionaggio americano.
Per quasi nove anni Ames resta un doppio gioco perfettamente funzionante. Mentre entra e esce dagli uffici della CIA come se nulla fosse, dall’altra parte arrivano liste di nomi che significano solo una cosa: qualcuno, da qualche parte, è appena stato condannato.
Molti di quegli informatori vengono arrestati e giustiziati. Le stime attribuiscono ad Ames almeno una decina di agenti uccisi a seguito delle sue rivelazioni, oltre a molti altri finiti in carcere o messi comunque fuori gioco. Un’intera rete costruita in decenni viene polverizzata.
Milioni di dollari, villa e Jaguar: la spia che non sapeva nascondere il lusso
Perché lo fa? La risposta, nel suo caso, passa anche dai soldi. Aldrich Ames ha problemi economici, spende più di quanto guadagna, si porta dietro debiti e una lunga storia di alcol. I sovietici lo pagano molto bene.
Nel corso degli anni di collaborazione incassa milioni di dollari, con cifre che girano attorno ai 2,5 milioni e stime anche più alte se si sommano beni e conti. Per un funzionario con salario pubblico, è una montagna di denaro.
E quel denaro non resta nascosto. Ames compra una casa di pregio in Virginia pagata in contanti, guida una Jaguar, cura l’immagine, sostiene uno stile di vita che stona parecchio con lo stipendio ufficiale. Anche la nuova moglie, circondata da vestiti, gioielli e spese generose, è parte di questo cambio di passo.
Paradossalmente, proprio quel lusso troppo evidente diventerà uno dei fili da cui inizieranno a tirare gli investigatori.
Matrimonio, alcol e complicità
Sul piano personale, la vita di Ames è tutt’altro che tranquilla. Nel 1969 sposa Nancy Segebarth, collega della CIA. Il matrimonio va avanti per anni, tra difficoltà e tensioni, fino al divorzio nei primi anni Ottanta. L’uso pesante di alcol, le frustrazioni accumulate sul lavoro e un carattere sempre più sbilanciato non aiutano.
Nel vuoto lasciato dal primo matrimonio entra María del Rosario Casas Dupuy, diplomatica colombiana. I due si sposano nel 1985, proprio mentre Ames ha già avviato il rapporto con i sovietici. Da questa unione nasce un figlio, Paul.
Rosario non è solo “la moglie di”: verrà coinvolta nell’inchiesta come complice, accusata di aver aiutato il marito nella gestione dei soldi e delle coperture. Quando il sistema crolla, finisce anche lei alla sbarra. Il figlio, ancora bambino, si ritrova con un padre all’ergastolo, una madre in carcere e un cognome che pesa come un macigno.
Il giorno dell’arresto e l’ergastolo senza scampo
Per anni la CIA e l’FBI cercano di capire chi stia tradendo dall’interno. I casi di agenti arrestati in URSS sono troppi per essere casuali. Ci sono piste sbagliate, sospetti diretti su persone innocenti, indagini che vanno a vuoto.
Nel 1993 l’attenzione comincia a concentrarsi su Ames. Gli investigatori guardano i suoi conti correnti, notano la discrepanza tra entrate ufficiali e spese, studiano i suoi movimenti, lo seguono, lo intercettano.
Il 21 febbraio 1994 Aldrich Ames viene arrestato fuori casa, in Virginia, mentre sta andando in ufficio. Nello stesso momento gli agenti perquisiscono l’abitazione, sequestrano documenti, incrociano le prove. Viene arrestata anche Rosario.
Di fronte all’evidenza, Ames sceglie di dichiararsi colpevole. Accetta un accordo: ergastolo senza possibilità di libertà condizionale per lui, pena più contenuta per la moglie. È finita la carriera, è finita la vita fuori dal perimetro di cemento e sbarre.
Da quel momento vive da detenuto. Scrive, rilascia qualche commento, porta avanti persino battaglie legali bizzarre – come quella sul fisco e i soldi dello spionaggio – ma di fatto resta l’uomo da cui la CIA è stata tradita nel modo più doloroso.
La morte in carcere e le cicatrici lasciate nell’intelligence USA
Il 5 gennaio 2026 arriva la notizia: Aldrich Ames è morto in carcere, a 84 anni. La causa della morte non viene resa pubblica nel dettaglio. Quello che si sa è che il suo corpo resta dov’è stato confinato per decenni: dentro il sistema penitenziario federale.
La sua storia, però, continua a circolare nei manuali e nelle aule in cui si studia intelligence. Il “caso Ames” è considerato un esempio perfetto – e spaventoso – di cosa può succedere quando un uomo con accesso a informazioni critiche sceglie di voltare le spalle alla propria organizzazione.
Non ci sono solo numeri e dossier. Ci sono le famiglie degli informatori fucilati, le operazioni bruciate sul nascere, la sfiducia che per anni ha avvelenato i rapporti interni alla CIA. La morte in cella chiude la biografia, non cancella l’ombra.
Domande frequenti su Aldrich Ames
Chi era Aldrich Ames?
Era un funzionario di alto livello della CIA, specializzato nel controspionaggio contro l’Unione Sovietica.
Perché viene considerato uno dei peggiori traditori nella storia della CIA?
Perché le sue rivelazioni hanno portato all’arresto e alla morte di numerosi informatori che collaboravano con gli Stati Uniti, oltre a compromettere decine di operazioni e intere reti di spionaggio sul fronte sovietico.
Quanti soldi ha guadagnato tradendo gli Stati Uniti?
Nel corso della sua attività come talpa ha incassato milioni di dollari, con stime che parlano di cifre attorno ai 2,5 milioni, usati per acquistare una casa di lusso, un’auto costosa e mantenere uno stile di vita molto distante dal suo stipendio ufficiale.
Che fine ha fatto sua moglie, Rosario?
María del Rosario Casas Dupuy, la seconda moglie, è stata arrestata insieme a lui e condannata per il suo ruolo nella gestione di soldi e coperture. Ha scontato anni di carcere, mentre il figlio della coppia è cresciuto lontano dal padre, rimasto in prigione a vita.
Quando e dove è morto Aldrich Ames?
Aldrich Ames è morto il 5 gennaio 2026 nel carcere federale di Cumberland, nel Maryland, dove stava scontando l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

Sono giornalista pubblicista laureata in letteratura e content manager con una grande passione per la scrittura






